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Il caso Cospito

Caso Cospito, il ministro della Giustizia Nordio ha deciso che non revocherà il 41bis

Nella riunione del Consiglio dei ministri di questa sera, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha comunicato la sua posizione al resto del governo Meloni: non intende revocare il regime di 41bis ad Alfredo Cospito, anarchico in sciopero della fame dal 103 giorni.
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A cura di Luca Pons
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Il caso Cospito

"Il ministro della Giustizia ritiene di non revocare il regime di cui all'articolo 41bis". Questa è la posizione del governo Meloni sul caso di Alfredo Cospito, anarchico 55enne condannato al regime di 41bis che è in sciopero della fame per protestare contro le sue condizioni da 103 giorni. Sul caso è attesa anche una sentenza della Corte di Cassazione, che però non arriverà prima del 7 marzo. Se Cospito non interromperà il suo sciopero della fame, è improbabile che possa sopravvivere fino a quella data.

Nella riunione del Consiglio dei ministri che si è tenuta stasera, sono stati chiamati a parlare il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il ministro dell'Interno Matto Piantedosi e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Nordio, nel suo intervento, ha "ricordato le ragioni che hanno determinato l’autorità giudiziaria a proporre e confermare il regime detentivo di cui all’articolo 41 bis" per Alfredo Cospito, secondo quanto comunicato da Palazzo Chigi. In una recente intervista a Fanpage.it, il sociologo e giornalista Luigi Manconi ha detto che l'intervento di Nordio era l'unica soluzione rimasta.

Poi, il ministro della Giustizia ha sottolineato che "la Corte di cassazione è chiamata a rendere una decisione in merito nel prossimo mese di marzo", ma che "per la parte di propria competenza, il ministro della Giustizia ritiene di non revocare il regime di cui all’articolo 41 bis". Nordio, infatti, ha considerato un intervento sufficiente quello che, oggi, ha portato al trasferimento di Cospito al carcere Opera di Milano, dove sarà ricoverato a causa del suo stato di salute.

Il governo Meloni mantiene la sua linea: "Non scendiamo a patti con chi usa la violenza"

Da parte sua, il ministro dell'Interno Piantedosi si è concentrato sulla "rete di supporto nei confronti del detenuto", riferendosi ai gruppi anarchici che negli ultimi giorni hanno effettuato alcuni atti di protesta per le condizioni di Cospito, sia in Italia che all'estero. Questa "rete di supporto" si è manifestata in "plurimi episodi di atti vandalici o incendiari e in manifestazioni di piazza, anche violente", ha affermato Piantedosi. Questo, ha assicurato il ministro, ha portato a "un innalzamento dell’attenzione e delle misure necessarie" per affrontare i rischi.

Infine, il ministro degli Esteri Antonio Tajani si è espresso soprattutto sul "rafforzamento del sistema difensivo della rete diplomatica italiana all’estero, reso necessario dalle ostilità manifestate nei confronti di sedi di ambasciate e consolati". Nel complesso, in un comunicato stampa il Consiglio dei ministri ha ribadito "la volontà di non scendere a patti con chi usa violenza e minaccia come strumento di lotta politica".

Una posizione già presentata dal governo Meloni, che più volte ha parlato in questi termini del caso di Alfredo Cospito. Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International, ha spiegato a Fanpage perché questa è una posizione sbagliata: "Se si passa dal "non ci faremo intimidire" al "non cederemo di fronte alle minacce" si perdono completamente di vista i diritti umani di Alfredo Cospito. I diritti non passano in secondo piano, anche nel caso in cui siano rivendicati attraverso azioni come quelle degli ultimi giorni, che sono da condannare. Queste azioni possono indebolire le campagne, ma non i diritti", ha detto Noury.

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