Non vedremo più il logo di Casapound Italia sulla scheda elettorale. Questa mattina l'account Facebook ufficiale del partito di destra radicale ha annunciato che Cpi non sarà più un partito politico ma non smetterà di esistere. Tornerà ad essere un movimento perché, spiegano nel post, bisogna "tornare a investire tempo ed energie nella formazione militante, particolarmente essenziale, dati i nuovi pruriti liberticidi della sinistra". Sulla decisione pesa molto l'esperienza delle elezioni europee, in cui la Lega di Matteo Salvini, ma anche Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni, hanno praticamente monopolizzato il voto a destra, lasciando al partito di Gianluca Iannone solo lo 0,33%, ovvero 89.142 voti. “In seguito all’esperienza delle ultime elezioni europee e al termine di una lunga riflessione sul percorso del movimento dalla sua fondazione a oggi, CasaPound Italia ha deciso di mettere fine alla propria esperienza elettorale e partitica – spiega Gianluca Iannone, presidente di Cpi – La decisione di oggi non segna affatto un passo indietro da parte del movimento, ma anzi è un momento di rilancio dell’attività culturale, sociale, artistica, sportiva di Cpi, nel solco di quella che è stata da sempre la nostra identità specifica e originale".

Questa decisione presa però "non significa che CasaPound intenda disertare la battaglia sovranista e identitaria – sottolinea Iannone – Al contrario, Cpi intende sfruttare il suo bagaglio di vivacità culturale, radicamento sul territorio ed energia militante per contribuire a quella che resta la sfida cruciale da qui ai prossimi anni, dialogando con tutte le forze che si oppongono alle follie globaliste e hanno a cuore i destini della nazione". Mentre gli "eletti a livello locale", insieme alle "sedi sparse su tutto il territorio nazionale", saranno "preziosi avamposti politici per portare avanti le nostre battaglie".

Infine Iannone sottolinea che in questi anni "CasaPound ha svolto un’importante funzione di avanguardia politica, mettendo in circolo proposte e parole d’ordine che poi sono finite in cima all’agenda del dibattito politico". Queste, secondo il presidente di Cpi, sono: "Mutuo sociale, reddito nazionale di natalità, nazionalizzazione delle autostrade, preferenza nazionale".