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Cartabellotta a Fanpage.it: “Riapertura non è liberi tutti, o si rischia di bruciare stagione estiva”

“Il Decreto Riaperture, con il suo “rischio ragionato” è indubbiamente una decisione politica sul filo del rasoio. Si affida molto alla responsabilità dei cittadini: chiaramente se le graduali riaperture saranno interpretate come un “liberi tutti”, una nuova impennata dei contagi rischia di bruciare la stagione estiva”: lo ha detto Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe, in un’intervista con Fanpage.it sulle riaperture.
A cura di Annalisa Girardi
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Gran parte dell'Italia comincia a riaprire. Oggi riaprono bar, ristoranti, cinema e teatri, ci si può spostare liberamente tra le Regioni in fascia bianca e gialla e milioni di studenti tornano in classe. "Oggi  il governo ha preso un rischio ragionato, fondato sui dati in miglioramento, ma non drammatico", aveva detto Mario Draghi annunciando le riaperture e chiedendo ai cittadini il pieno rispetto di tutte le misure di sicurezza. Scienziati ed esperti si sono però detti preoccupati dall'allentamento delle restrizioni, con ancora quasi mezzo milione di attualmente positivi e una campagna di vaccinazione che procede a rilento. Abbiamo fatto il punto della situazione con Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe. Ecco cosa ci ha detto.

Molti esponenti della comunità scientifica hanno avvertito sui rischi delle riaperture in queste precise condizioni, lei cosa ne pensa?

Il Decreto Riaperture, con il suo “rischio ragionato” è indubbiamente una decisione politica sul filo del rasoio se guardiamo ai dati della pandemia e alle coperture vaccinali, ma al tempo stesso un coraggioso atto del Governo per rilanciare numerose attività produttive e placare le tensioni sociali. Tuttavia, si affida molto alla responsabilità dei cittadini: chiaramente se le graduali riaperture saranno interpretate come un “liberi tutti”, una nuova impennata dei contagi rischia di bruciare la stagione estiva.

Le polemiche sulle riaperture si sono concentrare specialmente sul coprifuoco, che alla fine è stato mantenuto alle 22. Come giudica questa misura?

È una misura anti-assembramento che, riducendo la mobilità e le interazioni sociali, diminuisce la probabilità del contagio, in particolare tra i più giovani che, oltre ad avere le maggiori occasioni di socialità, saranno gli ultimi ad essere vaccinati. Guida la popolazione a rispettare le regole, anche perché la sua violazione è sanzionata e rispetto ad altre misure per contenere la diffusione del virus è molto semplice da applicare. I pochi studi pubblicati dimostrano un effetto modesto del coprifuoco nel ridurre il valore dell’indice Rt sino al 10-15%: i risultati sono molto eterogenei, sia perché condotti in contesti differenti da un punto di vista geografico, epidemiologico e sociale, sia perché il coprifuoco
non è mai applicato come unica misura ed è di fatto impossibile “scorporarne” gli effetti da quelli di altre misure restrittive. Personalmente sono favorevole al mantenimento del coprifuoco in questa fase della pandemia, ma per coerenza con le riaperture programmate sarebbe stata una decisione di buon senso estenderlo alle 23, ovviamente potenziando i controlli. Tuttavia, una volta fissato alle 22, meglio evitare ogni forma di interpretazione della norma.

Crede che potremo essere costretti a introdurre nuovamente restrizioni per la stagione estiva?

Al fine di garantire l’irreversibilità delle riaperture, è cruciale che Governo e Regioni elaborino una strategia esplicita e condivisa per arginare la verosimile risalita dei contagi e, soprattutto, un piano di medio-lungo periodo per uscire dalla pandemia che tenga conto, oltre che delle coperture vaccinali, di scenari epidemiologici e criticità mai risolte in 14 mesi di pandemia. Gli effetti di un’Italia rosso- arancione saranno visibili almeno sino a metà maggio: nelle prossime settimane i nuovi casi scenderanno ancora e si ridurrà la pressione sugli ospedali. Tuttavia, il ritorno al giallo e la riapertura delle scuole determineranno inevitabilmente una risalita dei contagi, solo parzialmente mitigata dalla ridotta probabilità di contagio all’aperto per l’aumento delle temperature che riduce l’effetto aerosol. Peraltro è impossibile in tempi brevi ridurre l’incidenza settimanale dei nuovi casi al di sotto di 50 casi per 100.000 abitanti, soglia massima per riprendere un tracciamento efficace. Infine, la vaccinazione di over 70 e fragili avrà un impatto rilevante nei prossimi mesi su ospedalizzazioni e decessi, ma non sulla circolazione del virus perché la copertura vaccinale della popolazione è ancora esigua. In sintesi, se il sistema per assegnare i colori alle Regioni rimane in vigore, sarà la circolazione del virus e il suo impatto sui servizi ospedalieri a dettare la necessità di nuove restrizioni.

Ritiene che l’andamento della campagna vaccinale sui territori dovrebbe pesare di più nel determinare il colore delle Regioni?

In generale, il sistema delle Regioni “a colori” rimane valido secondo il principio di proporzionalità delle misure restrittive in relazione alla circolazione e all’impatto del virus. Tuttavia, dopo i numerosi limiti emersi in quasi sei mesi di rodaggio, sarebbe opportuno sottoporlo ad un vero e proprio “tagliando”. Sicuramente la copertura vaccinale, in particolare di anziani e fragili, è un indicatore da prendere in considerazione.

Quando crede che sarà possibile completare la campagna vaccinale, visti i ritardi che ci sono stati e le nuove raccomandazioni su AstraZeneca e Johnson & Johnson?

La macchina organizzativa delle Regioni sta finalmente prendendo il giusto ritmo, ma purtroppo le consegne vengono annunciate con 10-15 giorni di anticipo, per cui non è semplice fare previsioni temporali. Se le forniture continuano con questo ritmo, entro fine maggio dovrebbe avvicinarsi al traguardo la vaccinazione degli over 80, della fascia 70-79 e delle persone fragili. Entro fine giugno la fascia 60-69 dovrebbe ricevere almeno una dose. Sul resto della popolazione, oltre alle forniture dei vaccini, pesa anche il tasso di adesione che non conosciamo.

Il Governo ha annunciato un Pass verde per spostarsi tra le Regioni arancioni e rosse, ma che potrebbe essere utilizzato anche per accedere ad alcuni eventi. Pensa che sarà uno strumento utile?

Difficile predire l’utilità di uno strumento che presenta tre limiti rilevanti. Innanzitutto, l’impossibilità di garantire al 100% la non contagiosità di una persona vaccinata, guarita dall’infezione, o con un tampone negativo, in particolare se antigenico. In secondo luogo, le incertezze sulla legittimità costituzionale dello strumento, oltre che quelle sulla privacy già sollevate dal Garante. Infine, i tempi per l’implementazione della Piattaforma nazionale digital green certificate, un sistema informativo nazionale per il rilascio, la verifica e l’accettazione di certificazioni COVID-19 interoperabili a livello nazionale ed europeo.

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