Carta Valore Cultura: dal 2027 il bonus spetta solo a chi si diploma entro i 19 anni

Con l'approvazione della Manovra finanziaria per il 2026, il sistema dei bonus culturali destinati ai giovani entra in una nuova fase. Dal 2027, infatti cambiano regole, destinatari e criteri di accesso: le misure finora esistenti vengono sostanzialmente superate per confluire in un unico strumento, la Carta Valore Cultura. Non si tratterebbe di un semplice riordino o di un restyling del bonus cultura, ma di una riforma che punterebbe a ridefinire il modo in cui lo Stato accompagna i ragazzi e le ragazze all'ingresso nel mondo della cultura e della formazione. Una scelta che, nelle intenzioni del governo, mira a semplificare il sistema e a rendere più efficace l'utilizzo delle risorse pubbliche, ma che solleva anche interrogativi importanti sui criteri adottati e sui potenziali effetti di esclusione.
La nuova Carta Valore Cultura, infatti, segna un cambio di paradigma: vengono meno sia i requisiti legati al reddito sia quelli fondati sul merito scolastico, per lasciare spazio a un criterio basato sulla regolarità del percorso di studi. Un'impostazione che promette maggiore linearità, ma che rischia di penalizzare, ancora una volta, una parte non marginale degli studenti. È dunque in questo equilibrio tra semplificazione, controllo della spesa e inclusività che si giocherà probabilmente la vera sfida della riforma. Ecco tutte le novità.
Una nuova carta unica al posto dei vecchi bonus
Negli ultimi anni il sostegno pubblico alla cultura per i giovani si è basato su due strumenti distinti: da un lato la Carta della cultura giovani, accessibile entro una determinata soglia ISEE, dall'altro la Carta del merito, riservata a chi concludeva l'esame di Stato con il massimo dei voti. Con la nuova impostazione delineata dal governo, questo doppio binario è destinato a scomparire: a partire dal 2027, infatti, almeno nelle intenzioni dell'esecutivo, l'intero impianto verrà superato per lasciare spazio a un'unica misura.
È in questo scenario che si inserisce la Carta Valore Cultura, un nuovo strumento che, nelle intenzioni dell'esecutivo, dovrebbe sostituire integralmente le agevolazioni precedenti a partire dall'anno prossimo. La Carta Valore viene presentata, infatti, come uno strumento unitario e semplificato, con un'impostazione che il governo definisce "profondamente diversa rispetto al passato". L'obiettivo dichiarato è quello di eliminare sia i criteri legati alla condizione economica delle famiglie sia i meccanismi di premialità basati sul voto finale di maturità. Al loro posto, il nuovo bonus dovrebbe concentrarsi esclusivamente sulla regolarità del percorso scolastico, individuando come beneficiari i ragazzi e le ragazze che conseguono il diploma di scuola superiore entro l'anno in cui compiono 19 anni.
Si tratta, però, di una scelta che solleva non pochi interrogativi. In concreto, il requisito anagrafico rischia di escludere una platea ampia di studenti che, per motivi diversi, concludono le scuole superiori oltre i tempi "standard". Bocciature, cambi di indirizzo, periodi di difficoltà personale, problemi di salute o contesti familiari complessi possono allungare il percorso di studi senza intaccare il valore del titolo conseguito. In tutti questi casi, anche in presenza di un buon rendimento scolastico o di un diploma ottenuto con votazioni elevate, l'accesso alla Carta Valore verrebbe precluso. Il nuovo modello, dunque, sembra spostare il criterio di selezione dal reddito e dal merito accademico a una sorta di premio alla linearità del percorso, con il rischio di penalizzare proprio quei giovani e quelle giovani che hanno avuto carriere scolastiche meno regolari ma non per questo meno meritevoli. Resta da vedere se, nei provvedimenti attuativi, verranno introdotti correttivi o eccezioni capaci di attenuare questi effetti e di rendere la misura davvero inclusiva, come dichiarato nelle intenzioni iniziali.
Cos'è la Carta Valore Cultura e a chi spetta
La Carta Valore Cultura è un bonus digitale, personale e nominativo, destinato ai neodiplomati e alle neodiplomate. Non prevede l'erogazione di denaro contante, ma l'assegnazione di un credito utilizzabile attraverso una piattaforma online dedicata. Può accedere alla Carta chi:
- consegue il diploma di scuola superiore;
- ottiene il titolo entro l'anno del compimento dei 19 anni.
Questo cosa significa? Che, come anticipato, eventuali bocciature o interruzioni del percorso scolastico possono precludere l'accesso al beneficio, anche in presenza di un voto di maturità molto alto. La filosofia della misura appare chiarissima: premiare la continuità e la conclusione "nei tempi" del percorso di studi.
Quando si potrà usare il bonus
Un altro aspetto importante riguarda le tempistiche. La Carta Valore, infatti, non è spendibile immediatamente post diploma, ma diventa utilizzabile solo a partire dall'anno successivo. Ad esempio, chi si diploma nel 2026 potrà iniziare a usare il credito dal 2027., una volta cioè completate le procedure di attivazione previste. L'accesso evverrà esclusivamente in modalità digitalem tramite sistemi di identità elettronica.
Cosa si può acquistare con la Carta Valore
Il perimetro degli acuisti è ampio e ricalca sostanzialmente quello dei precedenti bonus cultura. Il credito potrà essere utilizzato per beni e servizi riconducibili alla crescita culturale e formativa, tra cui:
- libri di ogni genere, compresi testi scolastici e universitari;
- abbonamenti a quotidiani e riviste, anche in formato digitale;
- biglietti per il cinema, teatri, concerti e spettacoli dal vivo;
- ingressi a museri, mostre, monumenti, parchi archeologici;
- corsi di formazione e reattività educative, come corsi di lingua, musica, teatro, danza e altre discipline riconosciute.
L'elenco definitivo degli operatori aderenti e delle spese ammesse sarà poi stabilito con provvedimenti attuativi successivi.
Più controlli, monitoraggi e una stretta contro le frodi
Tra le novità più rilevanti c'è poi anche il rafforzamento dei controlli sull'utilizzo della Carta Valore Cultura. Il ministero della Cultura sarà tenuto infatti a effettuare verifiche semestrali sull'andamento delle spese e sull'impiego del credito, con l'obbligo di trasmettere i dati alla Ragioneria generale dello Stato. L'obiettivo dichiarato sarebbe duplice: da un lato garantire un uso corretto delle risorse pubbliche, dall'altro colmare una lacuna storica; dalla nascita del bonus cultura nel 2016, infatti, non è mai stata realizzata un'analisi sistematica sull'efficacia della misura né sulle reali abitudini di consumo dei beneficiari. Il nuovo sistema di monitoraggio dovrebbe quindi consentire una valutazione più strutturata dell'impatto dell'incentivo.
Il rafforzamento dei controlli risponde anche a un problema concreto e già emerso negli anni scorsi: quello delle frode e degli abusi. Le indagini condotte dalla Guardia di Finanza hanno portato infatti alla scoperta di irregolarità per oltre 21 milioni di euro, legate a pratiche come la conversione illecita del credito in contanti, l'uso di identità rubate, la sovrafatturazione o la vendita mascherata di prodotti non ammessi, tra cui smartphone e computer. Proprio per contrastare questi fenomeni, la legge di Bilancio introduce una seconda stretta: ai fini del rimborso, agli esercenti non sarà più sufficiente presentare la sola fattura, ma sarà necessario questa volta adempiere a tutti gli obblighi previsti per la liquidazione, offrendo così all'amministrazione strumenti più efficaci per individuare anomalie e comportamenti fraudolenti.