18 Gennaio 2023
20:32

La Camera dice no al processo per diffamazione per Fidanza nel caso della mostra “Porno per bambini”

La Camera dei deputati ha approvato la relazione della Giunta per le autorizzazioni: Carlo Fidanza, deputato di Fratelli d’Italia nel 2018, non andrà a processo per diffamazione. Le frasi sulla mostra Porno per bambini del 2018 furono pronunciate nell’esercizio della sua funzione di parlamentare.
A cura di Luca Pons

Carlo Fidanza, parlamentare europeo di Fratelli d'Italia, non andrà a processo per diffamazione, dopo aver detto in un video su Facebook nel 2018 (quando era deputato) che una mostra d'arte avrebbe legittimato la pedopornografia. La Camera ha approvato l'insindacabilità delle parole di Fidanza, cioè ha stabilito che le pronunciò nell'ambito della sua attività di deputato, e quindi non può essere processato. I voti sono stati 231 a favore e 37 contrari, provenienti per la maggior parte dal Movimento 5 stelle.

La vicenda della mostra Porno per bambini

Il 3 dicembre 2018, Fidanza postò un video sulla sua pagina di Facebook. Nel video, l'allora deputato di Fratelli d'Italia si trovava a Milano, davanti al locale Santeria social club (situato in locali dati in concessione dal Comune), che avrebbe dovuto ospitare una mostra intitolata Porno per bambini. L'evento, però, era stato annullato proprio quel giorno, il 3 dicembre, in seguito alle polemiche sollevate dal titolo.

Fidanza la definì "una mostra che, con immagini di dubbio gusto e sicuramente ambigue, non avrebbe fatto altro che legittimare la pedopornografia", chiedendo poi al Comune di Milano di vigilare sulle attività svolte nei suoi locali. L'evento avrebbe raccolto illustrazioni con contenuti sessuali, realizzate in uno stile di disegno infantile, ma gli organizzatori sottolinearono che era "estraneo a qualsiasi condotta deprecabile" e che non aveva "davvero nulla a che fare con i dubbi sollevati".

Il 22 febbraio 2019, il titolare della Santeria denunciò Fidanza e altri per diffamazione, sostenendo che le sue parole avrebbero potuto rovinare la reputazione del locale. Dopo il rinvio a giudizio nel maggio 2021, la prima udienza si è tenuta il 18 luglio 2022, quando il Tribunale di Milano ha sospeso il giudizio. Il giudice ha chiesto alla Camera di chiarire definitivamente se Carlo Fidanza avesse pronunciato quelle parole in quanto deputato, e quindi fosse tutelato dalla Costituzione, oppure no.

La decisione della Camera: perché Fidanza non può essere processato

L'articolo 68 della Costituzione dice che "i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni". Una tutela nata per far sì che deputati e senatori possano lavorare liberamente, senza timore di essere processati per ciò che dicono in Parlamento.

La Giunta per le autorizzazioni, l'organo della Camera che si occupa di queste questioni, ha consegnato la sua relazione il 22 dicembre 2022. Secondo i membri della giunta, il cui presidente è il deputato di Azione Enrico Costa, Fidanza quando ha detto che la mostra poteva legittimare la pedopornografia lo ha fatto esercitando le sue funzioni da parlamentare, anche se non si trovava in Parlamento. La decisione è arrivata per due motivi.

Le condizioni richieste dalla Costituzione, secondo quanto ha stabilito la Corte costituzionale negli anni, sono due. Da una parte, le frasi imputate devono avere sostanzialmente lo stesso significato di atti o interventi ufficiali fatti in Parlamento dal deputato. Dall'altra, questi atti o interventi devono essere venuti prima delle frasi pronunciate all'esterno del Parlamento.

In pratica, un deputato o un senatore non può essere processato per quello che dice neanche fuori dal Parlamento, se ha già detto le stesse cose in Parlamento. Nel caso di Carlo Fidanza, il deputato presentò il 5 dicembre 2018 – due giorni dopo la pubblicazione del video su Facebook – un'interrogazione parlamentare in cui parlava dello stesso argomento. Non solo, ma nei mesi precedenti Fidanza aveva presentato delle proposte di legge sul tema della pedofilia, dimostrando (secondo la Giunta) il suo interesse sul tema. Quindi il primo criterio era stato rispettato.

L'interrogazione parlamentare arrivata due giorni dopo il video

Per quanto riguarda il criterio temporale, cioè il fatto che le frasi erano state dette prima all'esterno del Parlamento, e solo dopo in atti ufficiali, la Giunta ha fatto alcune osservazioni. Il 3 dicembre 2018 era un lunedì, "giorno che è tradizionalmente dedicato al rapporto con gli elettori e con il territorio", si legge nella relazione. Quando arrivò la notizia che la mostra Porno per bambini era stata cancellata, quindi, è "comprensibile" che Fidanza ne volle dare "immediatamente notizia alla propria comunità di riferimento".

In più, l'interrogazione parlamentare sull'argomento venne depositata due giorni dopo, mercoledì 5 dicembre. Si trattava nel primo giorno di attività parlamentare disponibile. In altri casi simili in passato, la Corte costituzionale ritenne che due giorni fosse un lasso di tempo abbastanza stretto, e quindi applicò comunque l'insindacabilità. Per questo, la Giunta ha stabilito che Fidanza non debba essere processato, e la Camera ha approvato questa decisione con il voto.

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