Dopo la rottura con il Pd l'europarlamentare Carlo Calenda si prepara a lanciare il suo movimento a dicembre. Ma non ci sarà nessuna operazione in tandem con l'ex segretario dem Matteo Renzi, che ieri sera ha annunciato la sua "separazione consensuale" (come l'hanno chiamata Rosato e Scalfarotto) dal partito. Guai a chiamarla scissione. Calenda non ha intenzione di far nascere un nuovo soggetto politico con l'ex presidente del Consiglio, e lo spiega bene in un'intervista con il ‘Messaggero'.

Il motivo della fuoriuscita di Calenda dal Pd è noto: l'eurodeputato ed ex titolare del Mise non ha condiviso la nascita del governo Conte bis, e l'alleanza Pd-M5s su cui poggia: "Mi domando che senso c'è nella composizione di un governo che vede i tre temi definiti dal Pd come fondamentali appaltati dal Pd a ministri 5Stelle o Leu?", si domanda l'ex ministro dello Sviluppo economico. Renzi dal canto suo la rivendica, pur non non essendo d'accordo con un possibile patto con i Cinque Stelle anche a livello regionale. Calenda è convinto che Matteo Salvini si sia messo fuori gioco da solo, mentre Renzi continua a ribadire la partenità del nuovo esecutivo, che ha mandato il segretario della Lega all'opposizione.

"Io non so che cosa dice Renzi perché ne dice molte e spesso non fa quello che dice – afferma Calenda nell'intervista al quotidiano – Quello che mi sembra è che la sua sia una scissione parlamentare, che non ha nulla di diverso rispetto ai comportamenti che originariamente voleva rottamare". Calenda  sostiene che "le scissioni non portano bene a chi le fa. E io comunque non cerco parlamentari, ma faccio un processo molto più lungo e molto più difficile. Essendo perfettamente consapevole del rischio di un fallimento". 

"Facciamo un nuovo movimento e lo lanciamo il 9 dicembre a Roma insieme al primo progetto tematico sulla sanità, guidato da Walter Ricciardi, massimo esperto dei servizi sanitari nazionali che si dimise con l'arrivo del governo giallo-verde. Non sarà un soggetto politico come gli altri, non un'organizzazione piena di gerarchie e di capi bastone. Il nostro sarà al contrario un movimento ricco di esperienze, per esempio quelle degli amministratori locali e dei sindaci, oggi gli unici rimasti vicini ai cittadini".

Simile all'obiettivo di Renzi, Calenda punta a coprire un'area di mezzo, liberale, innovativa e super-riformista. Per Calenda è "impossibile" andare con Renzi: "Io non faccio scissioni – precisa -, cerco soltanto con chi ci sta di cambiare metodo e di cambiare approccio alla politica. Non parlando di riformismo o di liberalismo odi altre espressioni, slogan e formule. Ma puntando su una parola molto più precisa e impegnativa: la serietà. Occorre portare ai vertici della nazione una classe dirigente di persone serie. Più attente alla gestione quotidiana di problemi complessi, piuttosto che abituate a riempirsi la bocca di riforme che non vengono mai fatte. Questo mi sembra anche l'approccio dei rosso-gialli al governo", "noi siamo quelli che non usiamo slogan o vaghezze o ideologie. Ragioniamo, al contrario degli altri, per priorità e obiettivi pratici e tangibili. Uno: come salvare il servizio sanitario nazionale, dove le code sono sempre più lunghe e le cure sempre più costose. Due: co- me invertire la disastrosa situazione della scuola primaria e secondaria, dove il 35 per cento dei ragazzi in terza media non conosce la lingua italiana. E infatti stiamo preparando una generazione di camerieri dei cinesi. Tre: gli investimenti. Non ci sono soldi per tagli alle tasse generalizzati. Dobbiamo concentrarsi sulle famiglie e sulle imprese che investono. In particolare nel settore digitale e ambientale. Che sia il cambiamento di una vettura inquinante, o l'investimento in un nuovo impianto industriale ad alta tecnologia".