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Carcere per le donne incinte, pene più dure per graffiti e occupazioni: cosa c’è nei ddl Sicurezza

Oggi il governo Meloni discuterà in Consiglio dei ministri un pacchetto di tre disegni di legge in tema di sicurezza. All’interno ci sono pene più pesanti per una lunga serie di reati: dalle occupazioni violente ai graffiti, dalle truffe verso gli anziani alle rivolte in carcere. E cade una tutela per le donne incinte o con figli piccoli.
A cura di Luca Pons
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Arrivano altri interventi sul Codice penale, con nuovi reati e pene più dure. Il governo Meloni continua con la sua linea di irrigidimento delle norme penali, e nei tre disegni di legge che oggi il Consiglio dei ministri discuterà prevede di colpire chi fa graffiti, chi occupa edifici, ma anche le donne incinte o con figli di meno di un anno che vengono condannate.

I tre testi, che contengono anche un riordino della Polizia locale e altre norme interne, verranno approvati dal governo e poi passeranno al Parlamento, che potrà modificarli come preferisce. Dato che sono disegni di legge, e non decreti, non ci saranno limiti di tempo per farlo.

Carcere obbligatorio per le donne incinte se possono commettere altri delitti

Una delle norme che saltano all'occhio è quella che riguarda le donne incinte e le madri che hanno figli di meno di un anno d'età. Per loro, in caso di condanna alla reclusione, non sarà più obbligatorio rinviare la pena, ma solo facoltativo. Insomma, mentre oggi è vietato mandare in carcere una donna incinta, diventerà possibile farlo.

Le donne in questione non potranno mai essere detenute in carceri normali, ma solo negli istituti di custodia attenuata. Resta comunque la stretta, dato che non solo il rinvio della pena diventa facoltativo, ma in alcuni casi è del tutto vietato: dovrà scattare la detenzione se rinviandola c'è "una situazione di pericolo, di eccezionale rilevanza, di commissione di ulteriori delitti". Sembra chiaro, tra le righe, che l'intento è colpire le ‘borseggiatrici' che secondo il centrodestra "usano la gravidanza come una scusa", come aveva detto a marzo il sottosegretario leghista alla Giustizia Andrea Ostellari.

Pene per occupazioni e rivolte in carcere

Il governo Meloni dà il via anche a punizioni più dure per le occupazioni degli edifici privati. Infatti se un immobile viene occupato, o comunque si impedisce che il proprietario ci entri, "mediante violenza o minaccia", la pena è la reclusione in carcere da 2 a 7 anni. Anche chi si appropria di un immobile di altri "con artifizi o raggiri" va incontro alla stessa sanzione.

Il testo istituisce anche un nuovo reato, quello di rivolta in carcere. Che punisce anche le resistenze passive, quindi non violente. Per chi dentro un carcere, con un gruppo di tre o più persone, "promuove, organizza, dirige una rivolta", che questa avvenga con "atti di violenza o minaccia, tentativi di evasione", ma anche "resistenza anche passiva all'esecuzione degli ordini impartiti", viene punito con la reclusione da 2 a 8 anni. Per chi prende parte a questa ‘rivolta' la pena è da 1 a 5 anni. Se vengon usate delle armi si va da 3 a 10 anni, mentre se come conseguenza dei disordini qualcuno viene ucciso o ferito si sale da 10 a 20 anni.

Reato più grave per chi minaccia un agente di polizia

Per chi fa graffiti imbrattando muri, si prevede una multa da mille a 3mila euro, oltre alla reclusione da sei mesi a 18 mesi. Nei casi in cui si reitera il reato, la multa va fino a 12mila euro mentre il carcere va invece da sei mesi a tre anni. Nasce anche un reato per chi si informa, anche online, su come costruire ordigni esplosivi: la pena andrà da 2 a 6 anni di carcere.

I ddl prevedono poi un'aggravante per chi truffa anziani. La detenzione, che sarebbe da 1 a 5 anni, passerà invece da 2 a 6 anni. In più, ci sarà una multa da 700 a 3mila euro. Infine, alcune norme proteggono gli agenti di polizia. Già oggi esiste una pena per chi causa lesioni gravi o gravissime a un agente, ma non c'è una sanzione per le lesioni lievi. Questa scatterà "in analogia a quanto previsto per gli esercenti una professione sanitaria", invece, insieme a un'aggravante per cui le violenze o minacce rivolte a un pubblico ufficiale porteranno a pene più gravi di un terzo se a subirle è un agente o un ufficiale di polizia.

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