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16 Luglio 2021
22:24

Cantarono Bella Ciao, a Carpi 25 persone a processo per “radunata sediziosa armata”

A Carpi venticinque persone sono a processo per “radunata sediziosa armata”, per aver abbandonato un corteo nel centro della città nel modenese e aver raggiunto un banchetto di Forza Nuova, intonando il canto Bella Ciao. Il giudice, a quattro anni di distanza dal fatto, ha cambiato imputazione, ma il processo continua.
A cura di Tommaso Coluzzi
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Cambia l'imputazione, ma resta il processo. I protagonisti sono venticinque giovani manifestanti, colpevoli di aver abbandonato il corteo del quale facevano parte e di aver cantato Bella Ciao. Il fatto in questione è avvenuto ben quattro anni fa, ad agosto del 2017. A Carpi un gruppo di persone si allontana dalla manifestazione organizzata nel centro storico della città in provincia di Modena e raggiunge un presidio di Forza Nuova. Poi, tutti insieme, intonano a gran voce Bella Ciao. Dopo qualche tempo la notizia: i giovani attivisti che hanno cantato davanti al banchetto finiscono tutti a processo per manifestazione non autorizzata.

Ora, però, il giudice ha cambiato l'imputazione per i venticinque, assolvendo un ventiseiesimo per non aver commesso il fatto. Nell'udienza che si è svolta in tribunale a Modena, il giudice ha rimandato gli atti alla procura, chiedendo che riformuli l'imputazione in radunata sediziosa armata. In sostanza i venticinque manifestanti si sarebbero riuniti in più di dieci per provocare pubblico scompiglio nella vita collettiva attraverso un atteggiamento ostile di ribellione e non a una manifestazione non autorizzata. La contestazione sulle armi, invece, non è stata chiarita al momento.

Secondo quanto ricostruito dal Resto del Carlino, il pubblico ministero Federica Benati aveva chiesto di condannare i ventisei a pene quadruplicate, per tutti gli imputati. Il giudice, invece, ha sostanzialmente riconosciuto come sbagliato il reato che viene contestato agli attivisti antifascisti. Si tratta, tra l'altro, di una questione delicatissima perché ruota intorno alla libertà di espressione, anche se in questo caso cantata. Insomma, dopo quattro anni i venticinque manifestanti sono ancora a processo, con una riqualificazione del reato voluta dal giudice.

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