Sulla cannabis light un gruppo di deputati ci riprova. Dopo la bocciatura del sub-emendamento alla legge di Bilancio da parte della presidenza del Senato, una trentina di deputati di M5s, Pd, Leu e +Europa torna all’assalto presentando un emendamento al decreto Milleproroghe in discussione alla Camera. L’obiettivo è, anche stavolta, rendere possibile la vendita della canapa industriale al di sotto di una certa soglia di contenuto di Thc. In sostanza i deputati chiedono la liberalizzazione di fatto della cannabis light. Il primo firmatario della norma è Riccardo Magi, di +Europa. Tra le richieste dei richiedenti c’è quella di aggiungere all’elenco dei prodotti che si possono ottenere dalla coltivazione di canapa e che possono essere commercializzati, anche i “preparati contenenti cannabidiolo (CBD) il cui contenuto di tetraidrocannabinolo (THC) non sia superiore allo 0,5 per cento per qualsiasi uso derivanti da infiorescenze fresche ed essiccate e oli”.

La proposta sulla cannabis light di Magi

Proprio Magi commenta questa proposta ricordando che “è già trascorso troppo tempo senza che il Parlamento abbia risolto una questione che colpisce migliaia di lavoratori e centinaia di realtà produttive del Paese legate ai prodotti con cannabis light. Se si fosse trattato di un altro settore, il governo avrebbe già fatto un decreto, ma parlando di cannabis, pur in una forma che non ha alcun effetto drogante, si va per le lunghe”. Anche questa volta, comunque, il rischio per la norma è quello di essere giudicata inammissibile dalla presidenza della Camera in quanto estranea alla materia affrontata dal provvedimento, in maniera simile a quella avvenuto anche al Senato, dove la decisione della presidente Elisabetta Casellati provocò veementi proteste.

Cannabis light, il precedente del Senato

A dicembre era stata la presidenza del Senato a dichiarare inammissibile il sub-emendamento alla manovra che prevedeva la possibilità di vendere la canapa industriale purché il contenuto di Thc non superasse lo 0,5%. La norma – ritenuta estranea alla legge di Bilancio – era stata presentata dal Movimento 5 Stelle e osteggiata dalle opposizioni di centrodestra, che avevano esultato per la dichiarazione di inammissibilità. Dalla decisione della presidenza del Senato era nata una protesta di Matteo Mantero, primo firmatario dell’emendamento, con conseguente replica della presidente del Senato e scontro con gli esponenti dell’opposizione.