Dopo Francesco Lollobrigida e Mariastella Gelmini, è risultato positivo al Coronavirus anche Davide Crippa, presidente dei deputati del Movimento 5 Stelle. Sale così a tre il numero di capigruppo contagiati dopo quelli di Fratelli d’Italia e Forza Italia. AI loro casi si aggiunge quello della deputata del M5s Conny Giordano. Una notizia che porta alcuni deputati, soprattutto del Pd, a chiedere a Montecitorio di intervenire e correre ai ripari, magari permettendo anche il voto a distanza. La prima novità, riportata dal’Adnkronos, è che dalla prossima settimana tutti i dipendenti della Camera e anche gli stessi deputati potranno effettuare i tamponi (sia naso faringei che rapidi) nella stessa struttura di Montecitorio. Una possibilità valida per funzionari, dipendenti, giornalisti e personale delle ditte esterne. Finora era possibile fare il tampone al Policlinico Gemelli.

A essere preoccupato è in primis il Pd, con Enrico Borghi che afferma che “ormai Montecitorio è una roulette russa”: “La scorsa settimana 45 parlamentari della maggioranza out causa Covid. Oggi i capigruppo di due forze dell’opposizione positivi. Mi chiedo che cosa debba accadere ancora per svegliare dall’inanità chi di dovere”. Inoltre il Pd torna a porre il tema del voto a distanza con Emanuele Fiano: “Quando torneremo alla Camera lunedì ci saranno decine di colleghi in isolamento per aver avuto contatti ravvicinati ma tutto il centrodestra e Italia Viva rimangono fermamente contrari al voto a distanza, che ci permetterebbe, come si fa in Europa, di svolgere la nostra regolare attività costituzionalmente insostituibile anche in presenza di un peggioramento della diffusione del virus in Parlamento. Se rimarrà il conservatorismo politico di chi si oppone alle innovazioni in tempo di emergenza tra un pò in Parlamento voteremo intorno ad un tavolo tra pochi intimi”.

Le richieste indirizzate alla presidenza della Camera arrivano però da più parti. Non c’è solo il Pd a chiedere un rapido intervento, ma anche alcuni esponenti del gruppo Misto, come nel caso di Flora Frate, ex Movimento 5 Stelle: “La Camera siamo noi, e questa gestione dei lavori in maniera ideologica non mi sta piacendo per niente. Iniziamo a porre fortemente la questione, anche a discapito delle buone maniere. Questo ipotetico morto chi se lo vuole portare sulla coscienza?”.