Barelli (FI) ha firmato la riforma della Corte dei Conti, ma ha un contenzioso aperto da 500mila euro

La riforma della Corte dei Conti, varata in fretta a fine anno dal centrodestra in Parlamento, ha tre firme. Quella del ministro per gli Affari europei Tommaso Foti; quella del deputato di Fratelli d'Italia Riccardo De Corato; e quella del capogruppo di Forza Italia alla Camera, Paolo Barelli. La particolarità di quest'ultimo, però, è che Barelli ha un contenzioso non da poco aperto proprio con la Corte dei Conti. Quasi 500mila euro, che Barelli nel 2022 è stato condannato a risarcire. Il caso ora è davanti alla Corte di Cassazione, in attesa di una pronuncia definitiva.
Barelli non è l'unico ad avere precedenti con i magistrati contabili. Un altro firmatario della riforma in questione (approvata a dicembre), De Corato, nel 2017 venne condannato dalla Corte dei Conti a risarcire 21.763 euro al Comune di Milano, nell'ambito dell'indagine che constatò oltre un milione di danno erariale durante la gestione di Letizia Moratti (De Corato era vicesindaco). Nel caso del capogruppo di Forza Italia, però, le cifre sono ben più alte e la vicenda giudiziaria non si è ancora chiusa.
Barelli è stato presidente della Fin (Federazione italiana nuoto, anche detta Federnuoto) dall'ottobre del 2000. Il caso riguarda alcuni fondi stanziati dal ministero dell'Economia tra il 2005 e il 2008. In breve: dal 2009, la società Coni Servizi (controllata dal ministero) aveva ceduto alla Fin le piscine del Foro Italico e dello stadio Flaminio, impegnandosi a pagare eventuali lavori di manutenzione straordinaria; nel 2014, proprio per questi lavori di manutenzione, la Coni Servizi aveva versato alla Fin circa 1,1 milioni di euro.
Poi, però, era emerso che qualcosa nei conti non tornava. Secondo la Coni, quei lavori erano già stati pagati in buona parte con dei fondi erogati dal ministero dell'Economia tra il 2005 e il 2008. Le stesse fatture pagate due volte, quindi, per una cifra stimata di 826mila euro.
La vicenda, sul piano penale, è finita con un'archiviazione della Procura di Roma. Sul piano contabile, invece, la Corte dei Conti nel 2022 ha ribaltato la propria sentenza di primo grado ed è arrivata una condanna. A Barelli è stato imposto di rimborsare circa 495mila euro, mentre il resto del ‘buco' è stato addebitato alla stessa Coni Servizi, che aveva gestito i soldi senza fare i dovuti controlli.
Nei confronti di Barelli negli anni sono arrivate anche altre accuse, poi superate. A settembre 2022, ad esempio, era stato sospeso dalla presidenza della Federnuoto da parte della Federazione internazionale della disciplina. A gennaio 2024 la Corte arbitrale dello Sport (Cas) di Losanna, il massimo tribunale in materia sportiva, ha invece stabilito che il parlamentare poteva continuare a occupare la carica.
È aperto, invece, il procedimento con la Corte dei Conti. Dopo la condanna in secondo grado c'è stato un ricorso alla Corte di Cassazione, e lo stesso Barelli nel 2023 ne ha anche annunciato uno alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. A quanto risulta, su nessuno dei due fronti sono ancora arrivati responsi definitivi.
Resta aperta, quindi, la questione dell'opportunità che a firmare la riforma della Corte dei Conti sia un parlamentare che ha un caso di queste dimensioni ancora in sospeso. Peraltro, la riforma è stata contestata dai giudici contabili, e una delle misure più discusse è quella che riduce l'entità dei rimborsi in caso di condanna. Infatti, il testo afferma che gli amministratori condannati possono essere chiamati a risarcire al massimo il 30% del danno causato.