20 Marzo 2016
12:23

Bagnasco: “L’eutanasia non è un diritto, lo Stato non la legalizzi”

Il Presidente della Cei torna su un tema centrale nella riflessione della Chiesa: “Siamo contrari all’accanimento terapeutico, ma l’eutanasia è un’altra cosa”.
A cura di Redazione

Come noto, dopo una lunghissima attesa, è cominciato il percorso parlamentare delle proposte in tema di fine vita. Nei prossimi mesi, dunque, deputati e senatori saranno chiamati a esprimersi sulla possibilità di legiferare in tema di eutanasia, garantendo il diritto di scelta ai cittadini, a determinate condizioni.

Sul punto si è espresso oggi il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza episcopale italiana, con una articolata intervista concessa ad Andrea Tornielli per La Stampa. Nella lettura di Bagnasco l’eutanasia non è un diritto, “perché la vita è un dono, nessuno se la può dare” e in più ci sarebbe anche un dettame costituzionale da rispettare: “La nostra Costituzione, garantendo le cure, riconosce che la salute e la vita sono un bene per tutta la comunità. Un aspetto veramente importante, che corrisponde a una visione della persona e della società come “relazionale”. La tua salute e la tua vita interessa anche me”.

Per Bagnasco staccare la spina non dovrebbe essere consentito nemmeno in caso di persone in stato di incoscienza, dal momento che “un malato resta una persone, che suscita e sprigiona una rete di attenzione, presa in cura, affetto, dentro la quale continua a vivere come un dono per tutti”. Discorso diverso per l’accanimento terapeutico. In quel caso, spiega Bagnasco, “la Chiesa è favorevole a sospendere queste cure e a dare dei palliativi che in qualche modo potrebbero anche accelerare l’inevitabile fine, con l’intento di lenire il dolore”.

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