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Guerra tra Iran, Usa e Israele

Attacco su base italiana in Kuwait, Tajani: “Non ci facciamo intimidire, le nostre missioni continuano”

Per la quarta volta in poche settimane una base militare nel Golfo torna nel mirino dei droni. A essere colpita è stata la base di Ali Al Salem, in Kuwait, dove opera anche un contingente italiano. Non c’è stato alcun ferito tra i militari italiani. Nel frattempo il governo ribadisce che le missioni continueranno nonostante la crescente tensione nella regione.
A cura di Francesca Moriero
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Un nuovo attacco, il quarto nel giro di due settimane, e un copione ormai familiare: l'allarme, i militari che si rifugiano nei bunker di sicurezza e poi, pochi istanti dopo, il boato dell'impatto. Il bersaglio è stato ancora una volta la base aerea di Ali Al Salem, in Kuwait, un hub strategico nel Golfo che ospita personale e capacità militari statunitensi e contingente italiano (che è rimasto illeso) impegnato nella missione internazionale contro il terrorismo jihadista. Secondo le prime ricostruzioni, l'azione sarebbe stata condotta con un velivolo senza pilota iraniano della famiglia Shahed, sistemi che negli ultimi anni sono diventati uno degli strumenti più utilizzati da Teheran nella guerra a distanza che attraversa quello che siamo soliti chiamare Medio Oriente.

L'ordigno ha colpito uno shelter, un capannone utilizzato per proteggere mezzi e velivoli all'interno della base, dove, all'interno, si trovava un drone da ricognizione italiano MQ-9A Predator, che è stato completamente distrutto dall'esplosione. A rendere pubblica la notizia è stato il capo di Stato maggiore della Difesa, il generale Luciano Portolano, con un messaggio pubblicato sui social: "Il velivolo colpito costituiva un assetto indispensabile per lo svolgimento delle attività operative ed era rimasto schierato nella base al fine di garantire la continuità delle operazioni", ha scritto. Il mezzo faceva parte del dispositivo italiano dell'Operazione "Prima Parthica", attiva dal 2014 nell'ambito della coalizione internazionale impegnata contro l'ISIS in Iraq e Siria. In questo contesto gli MQ-9A vengono impiegati soprattutto per missioni di sorveglianza ad alta quota, raccolta di informazioni e ricognizione, grazie a un'autonomia operativa che può arrivare fino a quasi trenta ore di volo. Si tratta di uno degli strumenti di intelligence più utilizzati nei teatri mediorientali: prodotto dall'azienda statunitense General Atomics, il velivolo ha un valore stimato intorno ai 30 milioni di dollari per la sola piattaforma, una cifra che può superare i 35 milioni considerando i sensori, i sistemi di comunicazione e le infrastrutture necessarie al controllo da terra.

Crosetto: "Ridotto il personale, nessun riflesso su sicurezza nostri militari"

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha spiegato che il dispositivo militare italiano nella base era stato ridimensionato già nei giorni precedenti, proprio alla luce dell'evoluzione della crisi nella regione e del progressivo aumento della tensione, "lasciando nella base esclusivamente quello essenziale", sottolineando allo stesso tempo che "la perdita del velivolo non ha alcun riflesso sulla sicurezza dei nostri militari schierati nell'area". Prima dell'attuale fase di escalation, la presenza italiana nella base di Ali Al Salem contava circa 321 militari. Con il progressivo riposizionamento deciso dallo Stato maggiore della Difesa, il contingente è stato però ridotto in modo significativo nel corso degli ultimi giorni, fino a lasciare oggi nella base soltanto alcune decine di militari incaricati di garantire le attività essenziali e la continuità operativa. Una scelta che rientrerebbe in un più ampio processo di alleggerimento del dispositivo italiano nell'area mediorientale direttamente interessata dalla crisi: complessivamente, infatti, la presenza militare è stata ridotta di oltre quattrocento unità rispetto ai numeri iniziali, proprio per adattarsi al nuovo quadro di sicurezza che si starebbe appunto delineando nella regione.

Una serie di attacchi ravvicinati

Quello di ieri non è un episodio isolato, ma si inserisce in una sequenza di attacchi che nelle ultime settimane hanno preso di mira più volte la base di Ali Al Salem. Un primo raid, tra l'1 e il 2 marzo, aveva provocato danni limitati ad alcune infrastrutture logistiche; pochi giorni dopo, nella notte tra il 5 e il 6 marzo, un secondo attacco aveva invece colpito i depositi di carburante della base, provocando un vasto incendio e danneggiando anche due caccia italiani F-2000, raggiunti da alcune schegge ma senza conseguenze per la sicurezza del personale. La campagna di attacchi con velivoli senza pilota non si è però limitata al Kuwait: lo scorso 11 marz, infatti, un'azione simile ha colpito anche la base di Camp Singara, a Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove un drone di fabbricazione iraniana ha distrutto un autocarro utilizzato per il trasporto di materiale logistico; anche in questo caso non si sono registrati feriti tra i militari italiani.

La posizione del governo italiano

Sul piano politico, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha commentato la situazione spiegando che, allo stato attuale, non risultano criticità per il personale italiano dispiegato nell'area: "Nessun rischio e nessun problema per i nostri militari", ha detto, aggiungendo che l'Italia continuerà a rispettare gli impegni assunti nell'ambito delle missioni internazionali. Tajani ha poi spiegato che il tema della sicurezza nella regione "sarà al centro delle prossime riunioni europee", durante le quali l'Italia intende ribadire"la necessità di una posizione comune" dell'Unione europea di fronte all'evoluzione della crisi: "Tutto quello che va fatto in questa fase deve essere coordinato sempre con l'Ue", ha precisato il ministro. Tra le opzioni attualmente allo studio ci sarebbe anche il possibile rafforzamento della missione navale europea Operazione Aspides nel Mar Rosso, l'iniziativa lanciata dall'Unione europea proprio  per proteggere le rotte commerciali e il traffico marittimo in un'area diventata sempre più esposta alle conseguenze della guerra e agli attacchi contro la navigazione.  Il ministro ha infine chiarito che, almeno per il momento, "nessun Paese europeo ha dato disponibilità militare per forzare Hormuz", lo stretto strategico attraverso il quale transita una quota significativa del petrolio mondiale.

Nel frattempo l'Italia continua a monitorare la situazione dei propri contingenti nella regione. Oltre alla presenza in Kuwait e in Iraq, Roma mantiene circa 1.300 militari anche nella missione delle Nazioni Unite UNIFIL nel sud del Libano, un'area dove la tensione resta elevata e dove sarebbe già stato predisposto un eventuale piano di evacuazione nel caso in cui il conflitto dovesse allargarsi ulteriormente.

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