Ieri la commissione Bilancio del Senato ha approvato un emendamento alla manovra che equipara le atlete ai colleghi maschi: grazie a questa modifica infatti vengono estese alle donne le tutele previste dalla legge sulle prestazioni di lavoro sportivo e in più le società sportive femminili che stipulano con le atlete contratti di lavoro sportivo avranno diritto a un esonero dei contributi previdenziali e assistenziali al 100% per tre anni, fino al 2022. Con quest'emendamento, di fatto, le atlete italiane diventano professioniste a tutti gli effetti. Un traguardo questo raggiunto non a caso nell'anno del boom del calcio femminile, con una nazionale che ai mondiali in Francia ha tenuto milioni di appassionati davanti agli schermi.

L'ex presidente della Camera e deputata dem Laura Boldrini, contattata da Fanpage.it, lo definisce un importante "passo avanti", nella battaglia per la parità tra i sessi.

"Questo emendamento rappresenta un cambio di passo, che cancella quella che fino ad ora era una discriminazione insopportabile nel mondo dello sport, e non solo", ha detto Boldrini. "Si tratta di un'ulteriore tappa di un percorso che era già stato avviato durante il governo Conte I. Io avevo proposto degli emendamenti al disegno di legge del governo in materia di ordinamento sportivo. Uno richiamava la necessità di garantire pari opportunità nell'accesso al professionismo sportivo, l'altro riguardava le molestie e le violenze nel mondo dello sport. La Commissione aveva dato parere negativo in un primo momento. Poi l'allora sottosegretario Giancarlo Giorgetti ha dato parere favorevole. L'approvazione in commissione di Bilancio dell'emendamento sul professionismo, presentato dal senatore del Partito Democratico Tommaso Nannicini, è stato il passaggio successivo, che corregge un'insopportabile disparità".

L'introduzione del professionismo femminile è stata per Boldrini un'occasione per rilanciare più in generale la questione del ‘gender pay gap‘, ovvero della differenza salariale tra uomo e donna. Nel nostro Paese questa può arrivare anche al 20% di differenza nella retribuzione fra uomo e donna, a parità di mansione e di ore lavorate: nella classifica del World Economic Forum siamo all'82esimo posto. "Il ‘gender pay gap' è ancora troppo alto in Italia", ha ricordato Boldrini. "Per questo motivo a ottobre la deputata del Pd Chiara Gribaudo ha presentato una proposta di legge per la parità salariale fra uomini e donne. E c'è anche una proposta, a mia firma, sull'occupazione e l'imprenditoria femminile. L'ho scritta dopo aver incontrato centinaia di donne in tutta la Penisola, da Trieste a Palermo, e aver ascoltato i loro suggerimenti. Quel testo contiene fra le altre cose il congedo di paternità obbligatorio per 15 giorni e sgravi per le imprese che assumono donne. L'obiettivo è quello di eliminare questa vergogna tutta italiana".

Oggi da un sondaggio condotto Emg Acqua per il programma tv ‘Agorà', sui Raitre è emerso che il 74% dei cittadini sarebbe contento di avere come futuro premier o presidente della Repubblica una donna; solo il 7% si è detto contrario. "Mi fa piacere quello che emerge da questa rilevazione – ha commentato Boldrini – dimostra che spesso i cittadini sono più avanti della politica. Per gran parte dell'Europa è normale che al vertice delle istituzioni ci sia una donna, in Italia siamo terribilmente indietro. Spero che tutta la classe politica voglia correggere quest'anomalia, e non soltanto a parole".

Questa mattina la Commissione Affari costituzionali della Camera ha ripreso formalmente i lavori sul ddl sulla riforma della cittadinanza: sono partite le audizioni, nell'ambito delle esame delle proposte di legge a firma di Boldrini, Polverini e Orfini.  Abbiamo chiesto all'ex presidente della Camera che possibilità ci sono che l'iter della legge arrivi a conclusione questa volta, dopo che il ddl si è arenato in Senato nel 2017. "Il tempo per approvare lo ius culturae è scaduto. È un tema divisivo solo per chi vuole strumentalizzarlo – ha affermato Boldrini – abbiamo ancora una legge del 1992 che non è in grado di dare risposte adeguate. Dobbiamo essere in linea con gli altri Stati europei. Includere oltre 800mila ragazzi, nati e cresciuti in Italia, e che hanno completato qui il ciclo di studi, dando loro la cittadinanza, è la ricetta migliore verso per una società più sana e giusta. Solo chi si sente parte di una comunità ha interesse a dare il meglio per i concittadini. Dare diritti a questi ragazzi del resto non toglie nulla ad altri, ma va a vantaggio della sicurezza di tutti. Io spero che questa volta il Pd lo consideri una priorità, lo dobbiamo a tutti quei ragazzi a cui lo avevamo promesso nelle precedenti legislature".