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Il decreto Armi all’Ucraina passa alla Camera, vannacciani contrari: “Prima gli italiani degli ucraini”

Passa alla Camera decreto per l’invio di armi in Ucraina. Sono stati 229 i favorevoli e 40 i contrari: tra di loro anche i tre deputati che si sono uniti a Futuro nazionale, il partito di Roberto Vannacci, che poche ore prima avevano approvato la fiducia al governo. Polemiche dell’opposizione – dove il Pd ha votato a favore e M5s e Avs contro.
A cura di Luca Pons
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I vannacciani non rompono con il centrodestra. Votano sì alla fiducia, per poi schierarsi contro quando si vota il decreto sugli aiuti Ucraina. Dopo aver attaccato duramente la Lega e il suo leader per la posizione sulle armi, i tre deputati aderenti a Futuro nazionale hanno dato la fiducia al governo Meloni sul decreto per le armi a Kiev. Poche ore dopo, come annunciato, si sono invece opposti all'approvazione del decreto in sé.

Una mossa politica che consente di non tagliare del tutto i ponti con l'attuale maggioranza. Secondo Vannacci, "serve per delimitare un perimetro politico", perché "un partito di Destra come Futuro Nazionale sa bene dove stare". La fiducia era passata con 207 voti a favore e 119 contrari. Il decreto, invece, è stato approvato con  229 voti a favore e 40 contrari. Da registrare anche che, come in passato, il Partito democratico ha votato a favore, mentre il Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi-Sinistra si sono schierati contro.

Vannacci: "Sì alla fiducia e no alle armi". Sasso: "Prima gli italiani degli altri popoli"

"Voteremo a favore della fiducia perché questo voto non è nel merito del provvedimento sul quale rimaniamo contrari, ma serve per delimitare un perimetro politico funzionale a permettere ai partiti di scegliere dove collocarsi e un partito di Destra come Futuro Nazionale sa bene dove stare", aveva dichiarato Vannacci prima del voto di questa mattina. "Ho sempre detto che non siamo uno strumento della sinistra che vuole destabilizzare la Nazione, a differenza di quanto viene sostenuto da alcuni e lo dimostriamo nei fatti. Manterremo i nostri ordini del giorno che contengono l'impegno ad interrompere le forniture di armi, a favore dell'esercito di Zelensky e voteremo, altresì, contro nel voto finale".

In Aula a portare questa posizione era stato Edoardo Ziello, deputato di Futuro nazionale ed ex leghista. Prima del suo intervento, l'attuale capogruppo del Carroccio Riccardo Molinari era uscito dall'Aula. Durante le dichiarazioni di voto sul decreto in sé, invece, ha preso la parola un altro ex leghista, Rossano Sasso. "È arrivata la destra, quella vera, che mantiene la parola", ha detto, chiedendo "rispetto" per la sua formazione politica al centrodestra. "Negli ultimi dodici mesi a cosa è servito a inviare ulteriori armi a Zelensky? Purtroppo ad intensificare il conflitto, e temo che Zelensky non abbia alcuna intenzione di fare la pace, perché finirebbero anche gli aiuti economici". E ha concluso: "Non vi sembrano troppi questi soldi? Usiamoli per assumere più poliziotti e carabinieri. Per noi vengono prima gli italiani e dopo, con il massimo rispetto, tutti gli altri popoli".

La Lega vota sì al decreto: "Abbiamo a cuore la pace"

La Lega ha invece votato a favore del decreto sull'invio di aiuti (anche militari) a Kiev. È "un impegno importante che non assumiamo a cuor leggero, perché purtroppo il conflitto continua", ha detto in dichiarazione di voto il deputato del Carroccio Eugenio Zoffili. "La Lega ha sempre avuto a cuore la causa della pace, promuovendo la diplomazia come strumento primario, Salvini lo ha sempre detto. Voteremo a favore del decreto sperando che gli aiuti possano contribuire alla fine della guerra, per questo diamo assoluta priorità ad aspetti assistenziali alla popolazione. Aiutiamo ancora una volta un popolo stremato sperando che presto grazie a Trump il conflitto possa finire".

Il Carroccio ha anche fatto quadrato davanti a una delle ‘trappole' piazzate dai vannacciani. Ovvero, tre ordini del giorno con cui si chiedeva – tra le altre cose – di sospendere l'invio di armi a Kiev. Alla fine i voti favorevoli sono stati solo quelli dei tre deputati di Futuro nazionale, mentre nessuno nella Lega ha votato a favore o si è astenuto. L'unica astensione è arrivata da Francesco Gallo, deputato di Sud chiama nord.

Tajani non chiude all'alleanza, la Lega: "Quello attuale è unico governo di centrodestra possibile"

Antonio Tajani aveva chiarito, dopo il voto di fiducia, che non è contrario a prescindere a una prossima alleanza con Futuro nazionale. Ma con un paletto: "La Lega avrà sempre l'ultima parola su questa questione, ne parleremo quando sarà il momento opportuno ma la Lega ha giustamente diritto ad avere l'ultima parola".

Da parte sua, il Carroccio aveva fatto parlare il deputato Paolo Formentini, che aveva sottolineato: "Rappresentiamo un partito che è orgogliosamente parte del centrodestra, lo ha creato. Non vogliamo distruggere l'unità della coalizione". E aveva concluso con un segnale chiaro: "Annunciamo ovviamente il pieno sostegno e la fiducia al governo, l'unico governo di centrodestra possibile".

M5s: "Non parlino più di coerenza", Magi: "Governo tiene aperta porta ai putiniani"

Non sono mancate le critiche dell'opposizione per la posizione altalenante dei parlamentari di Vannacci e la confusione interna al centrodestra. "Sono anni che il Movimento 5 Stelle chiede di smettere di inviare armi a Kiev e di attivare subito un negoziato che consenta di arrivare finalmente a una pace. Chi come i vannacciani si è svegliato solo recentemente, ha abbaiato e poi si è piegato a votare l'ennesima fiducia al governo Meloni, dovrebbe avere la decenza di non parlare mai più né di coraggio; né di coerenza", ha dichiarato Francesco Silvestri del M5s.

Per il Pd ha parlato Piero Fassino: "Consideriamo del tutto strumentale l'apposizione della fiducia su questo decreto. Voteremo sì all'invio di aiuti militari e umanitari all'Ucraina. Gli emendamenti presentati dai deputati del neo costituito partito del generale Vannacci metterebbero in ginocchio Kiev". Più tardi Stefano Graziano ha aggiunto: "La fiducia oggi non serve a blindare il provvedimento, che passerebbe comunque con il contributo del Pd, ma a nascondere che il re è nudo: Meloni non può stare a Kiev con il ministro Crosetto e contemporaneamente tollerare chi strizza l'occhio al Cremlino nei corridoi del potere".

Il segretario di +Europa Riccardo Magi ha commentato: "Il giochetto parlamentare di porre la fiducia sul decreto Ucraina ha consentito ai vannacciani di votare no al provvedimento ma di votare a favore della fiducia al governo Meloni. In pratica, hanno lasciato una porta aperta all'ingresso dei putiniani in maggioranza. Un colpo alla credibilità internazionale dell'Italia e una crepa nella tenuta del governo Meloni, visto che ora Salvini farà la gara a essere più vannacciano di Vannacci".

Anche Luigi Marattin, deputato e leader del Partito liberaldemocratico, ha parlato della vicenda sui social: "Il giochino di votare Sì alla fiducia e No al provvedimento (per non essere buttati fuori dalla maggioranza, visto che formalmente confermano la fiducia al governo) Vannacci e i suoi lo possono fare solo alla Camera", mentre al Senato "la votazione è unica". Il problema potrebbe anche non porsi perché, al momento, nessun senatore si è unito al gruppo di Vannacci.

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