Angelo restaurato in basilica a Roma con presunti lineamenti di Meloni, Soprintendenza: “Subito sopralluogo”

Dopo un intervento nella basilica di San Lorenzo in Lucina di Roma spunta un angelo con tratti ritenuti simili alla premier Giorgia Meloni. Le opposizioni insorgono, il rettore: “una certa somiglianza c’è”.
A cura di Francesca Moriero
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Un restauro all'interno di una delle basiliche più antiche del centro di Roma ha innescato un acceso dibattito politico. La vicenda riguarda la basilica di San Lorenzo in Lucina di Roma, dove, a seguito dei lavori effettuati su una delle cappelle laterali, uno degli angeli scolpiti accanto al busto di Umberto II di Savoia sembra aver assunto lineamenti che alcuni osservatori hanno ritenuto somiglianti a quelli della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Secondo le ricostruzioni, prima dell'intervento l'angelo aveva infatti dei tratti generici e privi di particolari distintivi. Sempre secondo quanto riportato, il ritocco non sarebbe stato eseguito dai restauratori ufficialmente incaricati dalla basilica, ma da una persona che operava come volontario. La stessa Meloni ha commentato la vicenda sui social, pubblicando la foto del restauro sul proprio profilo Facebook e scrivendo: "No, decisamente non somiglio a un angelo."

Nel frattempo, la Soprintendenza di Roma ha dato il via libera al sopralluogo per verificare l'intervento e accertare eventuali irregolarità.

Il commento del rettore

Di fronte alla polemica, il rettore della basilica, monsignor Daniele Micheletti, invita alla cautela. Dopo un sopralluogo ha infatti commentato: "Ho letto stamattina il giornale con la notizia e sono andato a vedere il restauro: in effetti una certa somiglianza c'è, ma bisognerebbe chiedere al restauratore perché l'ha fatto così, io non lo so". Il rettore ha poi precisato quale fosse stata la richiesta iniziale: "Io avevo chiesto di restaurare la cappella esattamente com'era. Ora non so se le fattezze del volto siano proprio quelle, lì l'angelo c'era e c'era in quel modo".

La reazione del Pd

Sulla vicenda è intervenuto immediatamente il Partito Democratico, che ha chiamato in causa direttamente il ministero della Cultura: "Chiediamo che il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, attivi immediatamente la Soprintendenza di Roma per chiarire quanto riportato da la Repubblica riguardo al restauro della basilica di San Lorenzo in Lucina. Quanto emerso non è accettabile", ha dichiarato il partito. La capogruppo dem in commissione Cultura della Camera, Irene Manzi, ha poi sottolineato come, se confermata, la vicenda non riguarderebbe tanto la somiglianza con il volto di Meloni, quanto il metodo con cui sarebbe stato effettuato l'intervento: "L'ipotesi che un restauro su un bene tutelato possa aver prodotto un'immagine riconducibile a un volto contemporaneo rappresenta una potenziale e grave violazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio, che vieta alterazioni arbitrarie, personalizzazioni e interventi non strettamente fondati su criteri scientifici e storico-artistici". Da qui la richiesta di accertamenti formali e, se necessario, del ripristino dello stato originale dell'opera: "Indipendentemente dal fatto che si tratti o meno del volto di Giorgia Meloni, riteniamo indispensabile un intervento immediato della Soprintendenza, finalizzato a verificare la regolarità degli interventi effettuati e disporre eventuali correzioni. La tutela dei beni culturali è un dovere pubblico e una responsabilità istituzionale che non ammette ambiguità né ritardi".

"Abbiamo appreso questa mattina, da un articolo su un quotidiano, del restauro nella basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma in cui un angelo è stato raffigurato con il volto molto simile a quello della premier Meloni. Una notizia che ci ha lasciato allibiti e che se confermata richiederebbe l’intervento immediato del ministero della Cultura. Oltre a una verifica è necessario che vengano accertate le responsabilità e in che modo si siano svolti i lavori. Non si può permettere che l'arte e la cultura rischino di diventare strumento di propaganda o altro ancora, a prescindere dal fatto che il volto raffigurato sia quello della presidente del Consiglio" hanno poi scritto in una nota i parlamentari delle commissioni Cultura di Camera e Senato.

La versione del restauratore

"La somiglianza con il volto della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni? Ve la inventate voi. Io non noto nessuna somiglianza, ho fatto solamente quello che c'era prima e basta". A dirlo a poche ore dalla notizia, l'autore del restauro, Bruno Valentinetti, intercettato da LaPresse. "Sono io che ho fatto il restauro e il lavoro è stato concluso qualche mese fa. Quello che vedete però c'era anche 25 anni fa perché io ho restaurato un'opera di 25 anni fa. Sapete cosa vuol dire restaurare? Significa rifare quello che c'era prima quindi 25 anni fa c'era quello che vedete oggi", ha detto ancora assicurando che "c'è stato sempre l'assenso della Sovrintendenza perché il parroco" della Basilica "ha dato comunicazione e ha fatto vedere il mio curriculum"."Ognuno ci vede quello che vuole. Se siete contenti, fatelo. È il volto di un angelo. Se mi sono ispirato a persone viventi? No, sono tutti morti", ha aggiunto. "Ho ricavato il disegno dalla traccia che c'era prima. La somiglianza con Giorgia Meloni? Sono stati fatti altri nomi. C'è anche chi dice che l'altro angelo è Conte", ha detto ridendo.

Al centro della vicenda, dunque, non ci sarebbe tanto la somiglianza del volto in sé, quanto il modo in cui sarebbe stato effettuato il restauro: se venisse confermato che un bene vincolato è stato modificato senza seguire criteri strettamente conservativi e senza le autorizzazioni necessarie, la questione uscirebbe dal piano simbolico e politico per entrare in quello amministrativo e legale. Sarà ora quindi compito della Soprintendenza accertare se si tratta di una semplice impressione visiva o di un intervento non conforme alle regole della tutela dei beni culturali.

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