Almeno 5 milioni di italiani si trovano in povertà assoluta e altri 9 milioni in povertà relativa. L'incidenza degli individui in povertà assoluta sul totale dei cittadini è dell'8,4%, mentre per quanto riguarda le famiglie in questa condizione, che sono oltre 1,8 milioni, è del 7%. È quanto emerge dal report dell'Istat per il 2018, secondo cui i livelli sarebbero pressoché invariati rispetto agli anni precedenti. "Pur rimanendo ai livelli massimi dal 2005", si legge nel documento, "si arresta dopo tre anni la crescita del numero e della quota di famiglie in povertà assoluta".

L'incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma superiore nel Mezzogiorno, con il Sud che registra un 9,6% e le isole un 10,8%. Nel Nord Ovest questa scende al 6,1%, mentre nel Nord Est e nel Centro al 5,3%. Lo stesso vale in termini di individui, per cui al Sud risiede un numero maggiore di poveri: oltre 2.350.000 persone contro 1.900.000 del Settentrione. Oltre alle differenze geografiche, il rapporto evidenzia anche come l'indice di povertà sia più elevato o meno a seconda di che si stia analizzando un area metropolitana o provinciale. "Al Nord i comuni delle aree metropolitane presentano incidenze di povertà maggiori rispetto ai comuni periferici e ai piccolo comuni", viene indicato, mentre nel Centro accade il contrario: la concentrazione di povertà è più alta mano a mano che ci si allontana dal centro metropolitano.

Inoltre, l'indagine conferma quanto già evidenziato negli anni precedenti, ossia che l'incidenza di povertà assoluta sia più elevata quanti più sono i componenti della famiglia. Se è al 8,9% nelle famiglie a 4 componenti, raggiunge il 19,6% in quelle con 5 o più persone, mentre scende intorno al 7% nelle famiglie di tre. Anche nei casi di famiglie con monogenitore la povertà è più diffusa rispetto alla media. Nei nuclei familiari in cui è presente almeno un anziano, l'incidenza invece scende. In generale si può dire che più una famiglia presenta componenti giovani, più alta è la probabilità che si verifichi una situazione di povertà assoluta.

Questa diminuisce però al crescere del titolo di studio. "Se la persona di riferimento ha conseguito un titolo almeno di scuola secondaria superiore l'incidenza è pari al 3,8%, ma si attesta su valori attorno al 10% se ha massimo la licenza di scuola media. Associata al titolo di studio è la condizione professionale: se dirigente o impiegato, la famiglia è meno a rischio di povertà assoluta, con l’incidenza che si attesta intorno all’1,5%. Se la persona di riferimento è operaio o assimilato, la povertà riguarda il 12,3% delle famiglie. Tra le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione questa quota sale al 27,6%".

Per quanto riguarda i minori, la povertà assoluta in Italia colpisce circa 1.260.000 soggetti, con incidenza più elevata fra quelli tra i 7 e i 13 anni. Anche in questo caso, la condizione è più radicata nel Mezzogiorno. Ci sono inoltre maggiori segnali di disagio nelle aree metropolitane, sia nei comuni centrali che periferici, mentre l'incidenza di povertà per i minori scende notevolmente nei piccoli comuni. Si conferma inoltre una situazione di maggiore difficoltà per gli stranieri: gli individui stranieri in povertà assoluta sono oltre 1.500.000, con un'incidenza pari al 30,3%, più radicata nelle regioni meridionali.