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News su migranti e sbarchi in Italia

Albania-Italia, il nodo dei diritti umani è un ostacolo per Meloni: perché il progetto è irrealizzabile

Sul protocollo firmato da Italia e Albania sono circolate le prime bozze. Ma i dubbi sull’attuabilità del piano restano: “Così com’è è anche difficile immaginare che si possa realizzare”, ha detto Amarilda Lici (Asgi).
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A cura di Annalisa Cangemi
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Sul protocollo Roma-Tirana, sebbene siano circolate delle bozze nei giorni scorsi, rimangono diversi dubbi, che riguardano in particolare le possibili violazioni del diritto d'asilo. In base all'accordo, della durata di 5 anni, l'Italia costruirà a sue spese due centri d'accoglienza per migranti in Albania, che inizialmente potranno ospitare fino a 3mila persone contemporaneamente.

Le persone che saranno portate in territorio albanese saranno quelle salavate in mare da unità della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera, a esclusione dei migranti recuperati dalle Ong: potranno essere trasferiti nel Paese extra Ue solo i soggetti non considerati vulnerabili, come donne incinte e bambini.

Le località prescelte per i due centri sono la città costiera di Shengjin, dove saranno effettuate le procedure di sbarco, identificazione e prima accoglienza, e Gjader, dove sarà allestita una struttura, sul modello dei Cpr, in cui saranno gestiti i rimpatri. L'accordo prevede che il soggiorno massimo di ciascun migrante non possa essere superiore al tempo necessario per il completamento della procedura di asilo. Al termine della procedura, l'Italia provvederà a proprie spese alla partenza dei migranti dall'Albania. Le strutture saranno sotto giurisdizione italiana, mentre le forze di polizia albanesi si occuperanno della sicurezza esterna.

Cosa non torna nell'accordo tra Italia e Albania

Come si diceva, gli interrogativi sono ancora molti, e per questo la Commissione europea si è presa del tempo per esaminare gli aspetti potenzialmente problematici del protocollo che Meloni ha firmato con Edi Rama. "Abbiamo appena ricevuto il protocollo d'intesa tra Italia e Albania sulla gestione del flusso dei migranti e lo stiamo studiando: non abbiamo ancora un giudizio finale, stiamo analizzando i dettagli", ha detto questa mattina una portavoce della Commissione Europea nel corso del briefing quotidiano rispondendo a una domanda sull'intervento del commissario Olivér Várhelyi, che ieri ha definito l'intesa "interessante".

Le incognite toccano diversi punti, a cominciare dal fatto che il porto di Shengjin dista tre giorni di navigazione da Lampedusa, e non è chiaro come nei fatti sarà possibile dividere per esempio i nuclei familiari, separando gli uomini da donne e bambini.

Non si sa ancora quale questura dovrà farsi carico del centro extra territoriale: in base a questa indicazione si saprà anche quale commissione prefettizia esaminerà le domande di asilo. Lo stesso ministero della Giustizia non sa ancora quale tribunale avrà la competenza sulle strutture albanesi.

Ma la criticità principale riguarda l'eventuale rispetto delle norme comunitarie sul diritto d'asilo: visto che l'Albania è un Paese extra Ue, il nuovo Cpr sarà considerato davvero suolo europeo? Su questo aspetto ha risposto oggi il ministro degli Esteri Tajani, che ha ribadito come l'accordo con l'Albania sia in linea con tutte le regole comunitarie e del diritto internazionale. "Non è Guantanamo come ha detto qualcuno", ma una soluzione "umanitaria", ha detto il ministro da Parigi.

Tutti i dubbi sui centri albanesi: perché il progetto è di difficile attuazione

L'Italia con quest'accordo vuole esternalizzare la procedura d'asilo, attuandola in un Paese terzo, che nel caso dell'Albania è anche un Paese extra Ue. Questo può rappresentare un problema, visto che l'Italia è tenuta a rispettare le convenzioni internazionali e le direttive europee, che sono leggi di rango superiore rispetto alla legislazione italiana. Tra l'altro l'Italia è stata già condannata nel 2012 dalla Corte Ue dei diritti dell'uomo, per un respingimento fatto nel 2009 verso la Libia. Si trattava del caso Hirsi, e nella sentenza i giudici scrissero che era stato violato il principio di non respingimento: 11 cittadini somali e 11 eritrei che si trovavano in acque internazionali, furono trasferiti su navi militari italiane e ricondotti in Libia.

Il rischio di respingimento c'è, ed è alto, secondo l'avvocata Amarilda Lici (Asgi), "perché una volta che le persone vengono salvate nel Mediterraneo e salgono su una nave italiana si trovano in territorio italiano. Il fatto che i migranti vengano portati in un altro Paese, come l'Albania, si potrebbe configurare come un respingimento. Una volta effettuato un salvataggio l'operazione si dovrebbe chiudere con lo sbarco in un porto sicuro, e con l'attivazione di tutte le procedure previste dal Paese che ha soccorso i naufraghi". È la Convenzione di Amburgo del 1979 a specificare che i migranti salvati devono essere condotti al più presto nel primo "porto sicuro" disponibile. È chiaro che se un salvataggio viene effettuato a Sud di Lampedusa, trasportare i migranti in Albania, a tre giorni di navigazione, comporta una violazione della Convenzione.

L'obiettivo del governo è quello di non fare entrare fisicamente queste persone in Italia, di spedirle lontano, dove sarà più difficile controllare il rispetto delle norme, per portare a termine le procedure di frontiera in un altro Paese. "In quest'accordo, a differenza di quello siglato tra Gran Bretagna e Rwanda, emerge a chiare lettere che l'Italia mantiene la sua giurisdizione, anche se bisogna ancora capire come lo potrà fare nella pratica – ha detto l'avvocata di Asgi a Fanpage.it – Anche se lo stesso Edi Rama ha sottolineato che l'accordo consiste nel fatto che l'Albania darà la possibilità all'Italia di utilizzare alcune aree in territorio albanese, dove verranno costruiti i due centri. Mentre tutte le procedure, l'assistenza, la sicurezza interna, sono affidate all'Italia. Soltanto il controllo esterno alle aree sarà affidato alle autorità albanesi, così come i trasferimenti interni via terra da e per le aree, almeno secondo quanto previsto dall'articolo 6 comma 2 del protocollo circolato in questi giorni. Tutto il resto verrà gestito dall'Italia".

"Ma visto che la finalità è quella di svolgere le procedure al di fuori dell'Italia, ci si chiede cosa accadrà poi a quelle persone la cui valutazione della domanda avrà esito negativo, visto che il governo ha già adesso difficoltà con i rimpatri. Questo è un altro punto critico", ha aggiunto Amarilda Lici. "E poi non è chiaro come avverrà la selezione delle persone che verranno mandate in Albania, e come potranno emergere eventuali situazioni di vulnerabilità, in una situazione come quella che si sta ipotizzando. Perché molte vulnerabilità, meno evidenti della minore età o di una donna in gravidanza, emergono con molta difficoltà in una procedura di frontiera come quella che viene attuata oggi in Italia".

L'articolo 9 comma 2 del protocollo dice poi che "per assicurare il diritto di difesa, le Parti consentono l'accesso alle strutture previste dal presente Protocollo agli avvocati, ai loro ausiliari, nonché alle organizzazioni internazionali e alle agenzie dell'Unione europea che prestano consulenza e assistenza ai richiedenti protezione internazionale, nei limiti previsti dalla legislazione italiana, europea, e albanese applicabile". Ma anche su questo punto, ha fatto notare Amarilda Lici, mancano i dettagli: "Ci sarà una struttura con delle persone rinchiuse, ma tutte le altre figure che dovrebbero sostenere i migranti che saranno lì come dovrebbero svolgere quest'attività? A distanza? Oppure dovranno recarsi in Albania?".

"Ad oggi, secondo le notizie che stanno circolando, l'accordo con l’Albania potrebbe violare i diritti fondamentali, anche per le difficoltà applicative del diritto in questo contesto. È anche difficile immaginare che si possa realizzare", ha detto Amarilda Lici. Il governo però ha annunciato che dalla primavera 2024 i migranti messi in salvo nel Mediterraneo dalle navi italiane saranno trasferiti in Albania e ospitati in queste strutture. "C'è un iter burocratico da seguire, e non sarà breve. Pensare che in Albania due strutture di questo tipo in un paio di mesi siano già in piedi, pronte per entrare in funzione, è abbastanza inverosimile", ha concluso Lici.

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