La vicenda "affitti d'oro" ha assunto davvero i caratteri del "pasticciaccio brutto", con il Governo chiamato a mettere una pezza dopo aver fatto tutto ed il contrario di tutto nel giro di pochissime ore. Tutto nasce da un emendamento presentato dal Movimento 5 Stelle e approvato dal Parlamento che avrebbe consentito alla Camera di recedere dagli affitti stipulati anche senza che nei contratti fosse presente la clausola rescissoria. In pratica la Camera (ma l'estensione al Senato era in qualche modo prevedibile) avrebbe potuto avviare una sorta di spending review degli affitti, recedendo dai contratti multimilionari che ancora gravano sul bilancio e procedendo a trovare altre locazioni, con un risparmio sensibile per le casse dello Stato.

Fin qui nulla di strano, anzi. Il problema sorge quando, dopo un'analisi del cosiddetto decreto Salva – Roma (sul quale per altri versi si sono concentrati gli strali della Lega Nord) i parlamentari del Movimento 5 Stelle si accorgono che la norma sugli affitti d'oro è stata cassata da un passaggio del nuovo decreto, di fatto annullando il provvedimento precedente (già approvato nella manovrina). Dopo le proteste dei grillini, la Camera elimina la norma dal decreto e riporta tutto alla condizione precedente, restituendo cioè la possibilità di disdire i contratti d'oro. Peccato però che, quasi contemporaneamente, nella legge di stabilità, che è stata blindata dalla fiducia posta dal Governo, sia presente un comma che blocchi nuovamente la proposta del Movimento 5 Stelle. Insomma, un vero e proprio caos dal quale viene fuori lo stop alla norma salva affitti.

Ovviamente il Movimento 5 Stelle non ci sta e il gruppo alla Camera denuncia: "Abbiamo chiesto l'immediato recesso dai contratti, ma la Boldrini ci ha risposto che non era possibile in alcun modo. Non ci siamo arresi e siamo riusciti a far approvare una norma, nella cosiddetta "manovrina", che ci avrebbe consentito di recedere da quei contratti milionari e da tanti altri della Pubblica amministrazione. Dopo 15 anni siamo riusciti dove tutti avevano fallito o avevano finto di provarci. Lo Stato con questa nostra proposta potrebbe risparmiare 12 miliardi. Ma il Pd ha provato a farla saltare due volte. Come sempre queste porcate la casta le fa sotto le feste di Natale o a Ferragosto. Quando li abbiamo scoperti sono tornati sui loro passi, pieni di vergogna. Se vogliono continuare a ingrassare i palazzinari con i soldi dei cittadini, li teniamo qui fino a Capodanno."

Il problema è però che sia il Salva Roma che la legge di stabilità sono blindati dalla questione di fiducia e dunque non ci sono possibilità che la norma contro gli affitti d'oro sia nuovamente inserita. La cosa paradossale è che intorno alla proposta del Movimento 5 Stelle sembra esserci un'ampia convergenza, con lo stesso Matteo Renzi che ha mostrato di sostenere la norma: "Non vedo perché alla Camera non si debba fare qualche sacrificio ed accettare di avere uffici un pò più piccoli. I 5 Stelle su questo hanno ragione". A questo punto, Lega e M5S hanno minacciato l'ostruzionismo sui due provvedimenti (che devono essere convertiti in legge entro il 30 dicembre9, mentre il Governo sembra possa intervenire nel decreto Milleproroghe, un altro contenitore in cui dovrebbero trovar posto tutte quelle misure "dimenticate" nei provvedimenti approvati fino ad oggi. Resta ora da capire se il Movimento 5 Stelle deciderà di fidarsi delle intenzioni dell'esecutivo di sistemare la questione in maniera definitiva e recederà da un ostruzionismo che davvero rischia di complicare non poco i lavori in Aula (il voto finale sul Salva Roma è previsto nella serata del 27). Ma soprattutto resta un enorme interrogativo sul modo in cui si arrivi a tali paradossali situazioni, in cui si fa fatica finanche ad individuare precise responsabilità di provvedimenti inseriti "quasi di nascosto" in dl blindati da questioni di fiducia.