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14 Marzo 2022
18:01

Abolire il reato d’immigrazione clandestina è una questione di giustizia e dignità

Milioni di profughi sono in fuga dall’Ucraina, dopo l’invasione da parte della Russia. Molti di loro sono diretti in Italia, dove però rischiano d’incappare nel reato d’immigrazione clandestina. Anche per questo, è ora di abolirlo. L’opinione del senatore Gregorio De Falco.
A cura di Marco Billeci
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di Gregorio De Falco – senatore gruppo Misto

L'invasione russa dell'Ucraina sta avendo, tra le altre conseguenze, anche quella di causare la fuga di milioni di persone da quel Paese. Molti profughi stanno arrivando anche in Italia, laddove, però, esiste un reato, quello d'immigrazione clandestina, che rischia di condurre alla situazione assurda di un involontario reato di massa commesso da ogni ucraino giunto in Italia, ovviamente al di fuori della sua volontà.

È questo che fa notare il procuratore della Repubblica di Trieste De Nicolò, il quale osserva anche che gli ucraini che fuggono dalla guerra non appartengono alla Ue e quindi: "sono tutti potenzialmente autori del reato dell’articolo 10 bis", del decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286, in materia di immigrazione, il cosiddetto reato d’immigrazione clandestina (reato «d’ingresso illegale»).

Il procuratore afferma, inoltre, di aver chiesto l'abrogazione della norma in oggetto, considerandola inutile per quel che riguarda la sicurezza dei cittadini, mentre mette in crisi la già affaticata macchina giudiziaria. chiamata ad esaminare, per poi archiviare, tutti i singoli casi. Quanto afferma il procuratore è uno dei motivi per i quali, già molti mesi fa, nel settembre 2021, ho presentato come primo firmatario un disegno di legge in Senato, volto ad abolire il reato d'immigrazione clandestina (AS 2398). Purtroppo, nonostante sia stato assegnato alle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia dal 15 novembre, il ddl non è stato ancora esaminato, nonostante il fatto che il tema fosse urgente già prima della nuova, ennesima, crisi umanitaria di questi giorni.

Si tratta di un reato che la destra volle introdurre per fini meramente demagogici, ma che è di fatto completamente inutile per quel che riguarda la sicurezza dei cittadini, oltre che totalmente improcedibile dato l'altissimo numero di persone che, involontariamente, si trovano a commetterlo. Inoltre, ed è ancora più grave, il reato di immigrazione clandestina spersonalizza lo straniero che per motivi gravissimi è costretto ad entrare in Italia. Con il termine "clandestino", usato con disprezzo, si cancella la persona, e si trasforma l'individuo in un criminale.

Tutti ricordiamo bene la giusta indignazione che l'intero Paese provò nel settembre del 2020 quando il giovane Willy Monteiro Duarte venne brutalmente ucciso da due criminali. Tutti ricordiamo lo sguardo di Willy e pensiamo a quel ragazzo come fosse nostro figlio. Negli stessi giorni, però, Abdu, un ragazzo di 15 anni che era stato salvato da un naufragio, ma era stato poi abbandonato per quindici giorni su una «nave quarantena», nonostante i gravi segni di torture e denutrizione moriva nel silenzio e nell'indifferenza, "clandestino" "non persona", senza volto e senza identità.

Ecco, il termine "clandestino" e quel reato di "immigrazione clandestina" vanno cancellati anche e soprattutto per ritrovare l'umanità da molti perduta. La tragedia ucraina può servire almeno per questo, per riconoscere a tutti coloro che fuggono da guerra, fame, violenze, il diritto a cercare un presente migliore, ad essere considerati umani, a vedersi riconoscere quei diritti che riteniamo troppo spesso scontati. Tutti, senza le squallide differenze che certi personaggi politici, non contenti di umiliare il nome dell'Italia, continuano a portare avanti. È davvero ora che il reato d'immigrazione clandestina venga abrogato. Le Camere sono ancora in tempo per fare un atto di giustizia e di umanità, sempre che i Parlamentari abbiano consapevolezza della dignità del proprio ruolo.

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