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Decreto Sicurezza e Governo Meloni: la repressione del dissenso tra carcere e multe

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La linea dura: ordine, disciplina e portafogli vuoti

Polizia, esercito in strada, lotta al dissenso e punizioni esemplari che colpiscono sia la libertà personale che il conto in banca. Il messaggio è cristallino: guai a chi prova a manifestare fuori dal recinto, anche in casi eccezionali. Come è accaduto quando Israele ha bloccato la Flotilla, con migliaia di persone in strada. Quelle stesse manifestazioni che oggi la destra chiede di organizzare alla sinistra a sostegno del popolo iraniano, pensando però al tempo stesso di reprimerle. È questa la "linea dura" che il Governo Meloni sta servendo in queste ore agli avversari politici, un piatto freddo preparato con cura metodica attraverso una serie di misure repressive.

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Dal Decreto Rave all'emergenza sociale ignorata

Non è un fulmine a ciel sereno, intendiamoci. La ricetta viene da lontano. Si è iniziato con l'antipasto del decreto Rave. Ve lo ricordate? Il primo atto assoluto, studiato per inasprire le pene e colpire un’intera categoria come se quattro ragazzi che ballano in un capannone fossero la vera emergenza nazionale italiana. Risolto quello, il Paese era salvo, no?

Poi è arrivato il decreto Caivano. A Roma potremmo tranquillamente ribattezzarlo "decreto Quarticciolo", perché la sostanza non cambia: prendiamo un quartiere periferico, dove la dispersione scolastica è ai massimi livelli e la marginalità sociale ti mangia vivo, e come rispondiamo? Con l'inclusione? No. Con la repressione. Certo, il Quarticciolo è una piazza di spaccio, nessuno lo nega. Ma chi quello spaccio la subisce ogni giorno non ha bisogno dell'esercito sotto il balcone. Ha bisogno di un lavoro, di una scuola che funzioni, di spazi sociali per creare una collettività e affrancarsi da quel degrado. Invece, abbiamo mandato le divise.

Giustizia climatica e arbitrarietà delle pene

Il menù si è poi arricchito con i decreti sicurezza contro chi osa parlare di giustizia climatica. Blocchi il traffico per cinque minuti? Rischi il carcere. Una proporzione ammirevole. Ma è adesso che arriva il vero salto di qualità, il colpo da maestro. Non bastava il resto: ora si parla di sanzioni pecuniarie fino a 20.000 euro e fino a 5 anni di carcere. Ma la vera perla è la possibilità di essere perquisiti e fermati fino a 12 ore se le forze dell'ordine decidono, a loro insindacabile giudizio, che potresti essere un sospettato. L'arbitrarietà della repressione elevata a sistema.

Il modello Orban, il caso Salis e la riforma della Giustizia

È un modello che odora di Trump e strizza l'occhio a Viktor Orbán. Lo abbiamo visto bene con il caso di Ilaria Salis cosa succede quando un governo piega la magistratura ai suoi desideri: cittadini in catene prima ancora di una sentenza di primo grado, detenuti in condizioni igieniche che definire "da brivido" è un complimento. Ed è esattamente la direzione che questo governo vuole prendere con la riforma della giustizia.

L’errore dei progressisti e l’erosione dello Stato di Diritto

E qui, diciamocelo, c'è una colpa grave anche del campo progressista. Per troppo tempo si è minimizzato l'erosione dello Stato di diritto, liquidando il rischio di un ritorno al fascismo come un'ipotesi da libro di storia. "Il fascismo è unico e irripetibile, è roba di cent'anni fa", ci siamo detti. Vero. Ma il fatto che non tornino le camicie nere del 1922 non significa che non possa ripresentarsi sotto altre forme, magari seguendo un impeccabile percorso costituzionale. A forza di dire che il fascismo storico è morto, abbiamo lasciato un'autostrada a chi oggi sta smantellando lo Stato di diritto, dalla giustizia alla libertà di espressione del dissenso.

Il risultato? Oggi l'Italia è un Paese meno libero. E non è retorica, è cronaca.

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Il podcast daily di Valerio Nicolosi per Fanpage.it: ogni mattina alle 7, una finestra sul mondo per capire cosa davvero sta accadendo. Politica estera, conflitti internazionali, migrazioni, politica interna e tematiche sociali raccontate dal giornalista con chiarezza e approfondimento. Con la voce di esperti e reportage direttamente dal campo - Palestina, Ucraina, Mediterraneo, Africa, Stati Uniti, America Latina e molto altro - SCANNER porta le storie dove accadono, per offrirti ogni giorno un’informazione completa, immediata e dal vivo.

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