Non è raro che una persona appena derubata si trovi a dover fare i conti con le proprie emozioni e i propri istinti e pensi in prima istanza a punire il ladro che l'ha appena privata di un bene magari caro. Ma è possibile picchiare un ladro che ci ha appena sottratto qualcosa? La risposta la fornisce la Corte di Cassazione, ma la questione non è così semplice come di primo acchito potrebbe apparire.

Come spiega un'analisi pubblicata dal portale specializzato "La legge per tutti", non è legale picchiare un ladro che ci ha appena derubato, o meglio non è possibile farlo in tutti i casi. La sentenza della Cassazione presa in esame riguarda quella di un padre che, nel correre in soccorso del proprio figli al quale un altro ragazzino stava rubando la bici, ha picchiato quest’ultimo, minorenne. Non è però l'età del ladro a spiegare per quale motivo per legge non è possibile picchiare un ladro, la ragione che sottende al ragionamento giuridico è diversa.

"Il nostro ordinamento non è fondato sul potere di autotutela dei cittadini: l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni costituisce un reato. Ci si può difendere da soli – senza cioè l’ausilio della forza pubblica – solo in casi eccezionali, quando cioè è in gioco la propria stessa sicurezza e, per ragioni di urgenza e necessità, non vi sono altre vie di fuga. La reazione è lecita solo se uguale e contraria all’offesa (o al rischio dell’offesa) rispetto alla quale deve essere di pari intensità. In altri termini se qualcuno sta cercando di ammazzarti lo puoi ammazzare a tua volta; se qualcuno vuol ferirti con un bastone non gli puoi sparare ma puoi tutt’al più ferirlo. E così via. La legittima difesa si basa dunque sul concetto di proporzione e sull’assenza di scappatoie", spiega la Legge per tutti.

In sostanza, occorre comparare i due diritti lesi, ovvero quello della vittima e quello dell’aggressore che, a sua volta, è vittima della legittima difesa. "In Italia, non esiste la violenza legittima, se non esercitata per difendersi. Non si può attaccare né in via preventiva (salvo che il pericolo incombente e probabile), né se non c’è nulla da difendere. Ad esempio, un ladro con la refurtiva che sta scappando non costituisce una minaccia e, pertanto, non consente la legittima difesa. Un diverbio verbale non consente di reagire con un gesto violento: esso infatti costituisce non una difesa ma una aggressione, per quanto indotta da uno stato di ira".

"Alla luce di ciò la Cassazione ricorda che non si può picchiare un ladro che sta già scappando o che non ha intenzione di aggredire il derubato. L’aver subìto la lesione di un diritto non consente di esercitare una sorta di «violenza reintegrativa», perciò lecita. La situazione di pericolo deve essere attuale e incombente. Non è neanche possibile parlare di legittima difesa quando il pericolo è ormai lontano; pertanto non si può sparare al ladro che ormai è scappato con la refurtiva. Chi viene aggredito può reagire ed esercitare la legittima difesa solo se non ha altra alternativa per salvare sé stesso o un proprio caro dall’aggressione che esercitare l’uso della forza. L’alternativa deve essere: o reagire o subire. Quindi è esclusa la legittima difesa se la vittima ha tutto il tempo di nascondersi, chiamare la polizia o se non sta subendo alcun rischio come nel caso di chi vede il ladro scappare con la propria roba", conclude La Legge per Tutti.