Dramma nella giornata di mercoledì in Perù dove l'ex presidente del Paese sudamericano, Alan Garcia, è deceduto dopo essersi sparato un colpo di pistola mentre la polizia bussava a casa sua per arrestarlo. Lo riporta l'emittente peruviana Rpp Radio, che cita due dirigenti del partito Alleanza Popolare Rivoluzionaria Americana, di cui Garcia era leader. L'ex capo dello stato era indagato nell'ambito di una inchiesta giudiziaria che ipotizzava un giro di tangenti in suo favore tra cui contributi illeciti alla sua campagna elettorale del 2006 da parte dell'impresa di costruzione brasiliana Odebrecht. Gli agenti erano arrivati a casa sua per eseguire un ordine di arresto preventivo emesso dal pm Josè Domingo Perez, ma alla vista dei poliziotti Garcia si è chiuso dentro, ha estratto una pistola e si è sparato. Il proiettile lo ha ferito gravemente, così il 69enne è stato subito soccorso e trasportato nell'ospedale Casimiro Ulloa del quartiere di Miraflores di Lima. Nonostante le cure e i tentativi di salvarlo da parte dei medici, però, Alan Garcia è morto poco dopo.

Secondo quanto comunicato in una breve conferenza stampa dal ministro della Sanità peruviano, Zulema Tomas, Garcia è entrato in ospedale alle 6.40 locali e meno di mezz'ora dopo era stato trasferito in sala operatoria per essere sottoposto a intervento chirurgico al quale però non è sopravvissuto. Prima dell'intervento chirurgico Garcia aveva sofferto anche di tre arresti cardio-respiratori. La notizia della sua tagica morte ha sconvolto il Paese. "Sono costernato. Invio le mie condoglianze alla famiglia e ai suoi cari" ha scritto su twitter l'attuale presidente del Perù, Martin Vizcarra, dopo aver appreso la notizia.  Secondo la ricostruzione del ministro degli Interni Carlos Morán, quando la polizia è arrivata,  Garcia ha chiesto di fare una telefonata e si è recato in una stanza e ha chiuso la porta. Qualche minuto dopo si è sentito un colpo, la polizia ha forzato la porta e ha trovato l'es presidente seduto su una sedia con una ferita da pallottola alla testa.

Per due volte presidente, nel periodo 1985-1990 e nel 2006-2011, Garcia era già finito nel mirino dei giudici al termine del suo primo mandato quando fu accusato di aver ricevuto mazzette dal consorzio italiano Tralima per la costruzione della metropolitana di superficie di Lima. In quella occasione, nel 1995, il Parlamento peruviano gli revocò la sua immunità, e così lui preferì fuggire e vivere in esilio in Colombia fin al ritorno e alla nuova elezione. Nell'attuale inchiesta, invece, i giudici lo accusavano di aver intascato una mazzetta da ben 4 milioni di dollari attraverso due suoi stretti collaboratori tra cui il figlio, per i lavori di realizzazione della Linea 1 della metropolitana della capitale. Garcia dal suo canto aveva sempre negato ogni addebito sostenendo che non c'era nessuna prova concreta contro di lui e che era solo un accanimento politico.