La campagna elettorale per il referendum sulla riforma della Costituzione approvata dal Parlamento che si terrà il 4 dicembre prossimo è ormai entrata nel vivo. Le posizioni dei partiti sono note, a esclusione della complessa situazione interna al Partito Democratico, ancora alla ricerca di una mediazione possibile sulle modifiche alla legge elettorale in modo da “disinnescare” gli effetti negativi del combinato disposto fra Italicum e riforma Renzi – Boschi.

Schierato in maniera compatta per il No al referendum è invece il MoVimento 5 Stelle. Nelle ultime settimane i grillini hanno accelerato la campagna elettorale, con una serie di mobilitazioni e interventi pubblici, ma soprattutto con una attività di produzione e condivisione delle informazioni in Rete. Le ragioni del No al referendum sono state sintetizzate in alcuni punti, approfonditi sulla sezione “Io dico no” del sito del M5S. Vediamo nel dettaglio perché il MoVimento invita a votare No al referendum del 4 dicembre.

Perché votare No al referendum costituzionale

È possibile isolare 7 motivi cardine del No del M5S, che abbiamo provato a mettere in ordine aggiungendo qualche considerazione espressa da alcuni eletti in Parlamento nel corso degli interventi pubblici di queste ultime settimane.

Salvare i principi fondamentali della Carta voluti dai Padri costituenti

Nella lettura del M5S, anche se la riforma non tocca la prima parte della Costituzione, è lo stesso articolo 1, quello che stabilisce che la sovranità appartiene al popolo, a essere svuotato di significato. Sia Crimi che Toninelli, nel corso di una conferenza stampa con i giornalisti esteri, hanno ripetuto che con le nuove norme “si toglie il diritto di voto agli elettori” e sono le “segreterie di partito a nominare chi va nelle stanze del potere”.

Mantenere il principio costituzionale dell’uguaglianza e libertà del voto

Sotto accusa è il combinato disposto con l’Italicum, la nuova legge elettorale approvata dal Parlamento e valevole per la sola Camera dei deputati. Per il M5S, in particolare con le liste bloccate e il premio di maggioranza “i partiti si sono assicurati la possibilità di nominare direttamente almeno due terzi dei parlamentari, impedendo di fatto agli elettori di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento” e aggirando l’articolo 48 della Costituzione. Inoltre, i nuovi senatori non verranno più eletti dai cittadini e nel nuovo Senato si verificherà un fatto anomalo per le democrazie: il Capo dello Stato, con i 5 senatori a vita, si troverà a nominare il 5 percento dei membri di una camera di rappresentanti dei cittadini.

All'indice c’è anche il premio di maggioranza, che sbilancerebbe il “peso” di un singolo voto e potrebbe garantire a un partito che non ha la maggioranza relativa la conquista della maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Insomma, scrivono i 5 Stelle, bisogna “evitare che circa i due terzi dei parlamentari siano nominati dai capipartito e che il Parlamento sia alle dipendenze del capopartito del partito che con un solo voto in più vince tutto”.

Perché dal bicameralismo perfetto si passerà a quello confuso

Per i 5 Stelle la riforma è confusionaria e pasticciata, proprio perché complica il procedimento legislativo. Il riferimento è all’articolo 70, ora composto da nove parole, che lievitano a oltre 400 nella Renzi – Boschi. Si passerà da uno a dieci procedimenti legislativi differenti e non si supererà nemmeno il bicameralismo perfetto. Infatti, come ha spiegato Toninelli, "resteranno 20 le materie in regime di bicameralismo paritario", tra cui materie decisive come la legge elettorale e le normative Ue. In più, ha chiosato Crimi, in caso di attuazione della riforma avremo un “caos istituzionale, poiché ci sarà bisogno di una miriade di provvedimenti legislativi, che ci terranno bloccati per anni”.

Perché non si riducono davvero i costi della politica

Qui la polemica è sui risparmi della riforma, che secondo il Governo ammontano a 500 milioni di euro l’anno. Una cifra smentita da alcuni dati e dalla stessa Ragioneria Generale dello Stato. Per i grillini con una legge ordinaria si potrebbero tagliare della metà gli stipendi di deputati e senatori, oppure si potrebbe decidere di dimezzare il numero di deputati e senatori, risparmiando le stesse risorse

– Con riforma diminuiscono gli spazi di democrazia per i cittadini

A essere messa in discussione è la norma che prevede che per le leggi di iniziativa popolare le firme da raccogliere passeranno da 50 a 150mila e quella che modifica il quorum per i referendum abrogativi, che sarà ridotto al 50% degli elettori delle ultime elezioni politiche nel caso in cui fossero raccolte 800mila firme (ora servono 500mila firme e il quorum è fissato al 50% degli aventi diritto al voto). Per Endrizzi si tratta di un “disincentivo al contributo dei cittadini all’attività pubblica”, considerando che diminuirà la possibilità di proporre consultazioni pubbliche.

Per Crimi, invece, la norma sulle leggi di iniziativa popolare è ingannevole, poiché la riforma non dice nulla di chiaro sulle tempistiche di discussione ma rimanda a regolamenti successivi.

– La Costituzione non può essere riscritta a maggioranza, soprattutto da un Parlamento eletto in maniera illegittima

Il fulcro della contestazione "di concetto" alla riforma proposta dalla maggioranza è nel "metodo" con cui è stata discussa e approvata dal Parlamento. Scrivono i parlamentari del M5S in una nota:

La riforma della Costituzione, legge fondamentale della nostra Repubblica, alla stesura del cui testo, nell’immediato dopoguerra, hanno contribuito concordemente tutte le forze politiche che avevano liberato l’Italia dal nazifascimo, avrebbe dovuto avere il massimo consenso da parte dell’arco parlamentare. Invece questa riforma scritta con i piedi non solo è stata approvata senza tener conto delle proposte di modifica delle opposizioni, usando espedienti irrituali e antidemocratici, come quello dell’emendamento chiamato “canguro” che ha eliminato tutti gli emendamenti non in linea con i sostenitori della riforma, ma è stata portata avanti da una maggioranza composta da partiti che nemmeno si sono mai presentati alle elezioni, come l’NCD di Alfano o ALA di Verdini, e che vedeva tra le sue fila politici coinvolti in gravi inchieste giudiziarie come Verdini, Azzolini, Formigoni, Bilardi, Aiello, Cardidi, Barani, Conti, Scavone, Di Biagio e Gentile

E, in aggiunta, per il M5S la bocciatura del Porcellum da parte della Corte Costituzionale getta un'ombra di legittimità sull'elezione dei parlamentari di questa legislatura. Che, dunque, non sarebbero nelle condizioni di riscrivere il testo fondamentale della nostra Repubblica.

– Con Renzi – Boschi pericolo autoritario è più concreto

Per il M5s la riforma è accentratrice e autoritaria, perché rafforza non solo le prerogative dello Stato rispetto a quelle degli enti territoriali, ma anche quelle del Governo rispetto alle opposizioni parlamentari. Combinato disposto con Italicum, fine del bicameralismo e corsie preferenziali per disegni di legge di iniziativa governativa, rendono più labili gli strumenti dell'opposizione e dunque facilitano una deriva autocratica.

Il worst scenario è sintetizzato sul sito del M5S:

Questo significa che nessuno si potrà opporre all’introduzione di leggi che producano la compressione ulteriore dei diritti fondamentali o ad interventi di macelleria sociale: diritti come quello all’istruzione, alla salute, alla pensione e all’ambiente, che gli ultimi Governi hanno già gravemente compromesso potranno essere più facilmente compressi e così ulteriormente calpestati anche i diritti dei lavoratori