È morto Riina, Riina è morto ed è subito un florilegio di esultanze e balli intorno al cadavere. Riina non c'è più e qualcuno superficialmente crede davvero che con lui se ne vadano anche le colpe e i dolori come se la tomba ricoprisse anche questi decenni bui di uno Stato che non è ma riuscito a fare chiarezza su stesso e come se la morte dell'assassino sia la giusta ricompensa per i famigliari delle vittime. Così, mentre si festeggia con l'etica da Colosseo, sfugge il punto più importante: la morte di Riina è un favore a Cosa nostra.

È un piacere a cosa Nostra innanzitutto perché aiuterà ancora di più e ancora meglio la strategia dell'immersione: già da Bernardo Provenzano Cosa Nostra aveva capito che un buon decreto legge potesse ottenere più risultati del tritolo e si è concentrata nella tessitura di rapporti "diplomatici" e illegali con pezzi delle istituzioni piuttosto lasciando perdere la violenza e il sangue. Per scomparire e operare nel silenzio (che è ciò che Cosa Nostra e le altre organizzazioni criminali hanno imparato benissimo in questi ultimi anni) c'è bisogno innanzitutto di un rilassamento "sociale" prima ancora che politico: meno si parla di mafia e più la mafia può mafiare sotto le mentite poglie della corruzione. Da questo punto di vista la figura di Riina era ingombrantissima, stagliata con tutto il suo odore di violenza e terrore. Liberarsene, per i colletti bianchi di Cosa Nostra, è un'ottima notizia.

Poi c'è la questione organizzativa: Totò Riina (anche malatissimo com'era) è un nome troppo ingombrante per permettere un sereno riassetto dell'organizzazione. Un'organizzazione come Cosa Nostra ha bisogno (come qualsiasi altra organizzazione umana) di "liberarsi" dei vecchi dirigenti per ottenere un sereno riassetto delle proprie gerarchie. La morte di Riina libera l'avanzata della nuova classe dirigente e velocizzerà la messa in pensione di chi, forte soprattutto di un legame di vicinanza con il vecchio boss, ha frenato il ricambio. Riina è morto ma Cosa Nostra è viva e ora anche più "libera".

A questo vanno aggiunti i tanti che, sotto le mentite spoglie di "servitori dello Stato", oggi esultano per una bocca che si chiude. Al di là delle diverse interpretazioni giudiziarie è un fatto assodato che Riina ha avuto il via libera alla sua strepitosa ascesa criminale da parte di pezzi dello Stato a cui ha fatto molto comodo. Non è un caso che in questi suoi anni di detenzione sia sempre rimasto in equilibrio tra la figura del boss senza pentimento (utile per mantenere il controllo e "l'onore" in Cosa Nostra) e quella del custode di inconfessabili segreti. Riina era troppo furbo per non essere consapevole che i suoi "avvertimenti" (ricordate tutte le volte che disse che furono altre le mani dentro gli attentati a Falcone e Borsellino?) sarebbero arrivati a destinazione. La morte di Riina (ancora una volta) si porta con sé gli inconfessabili segreti di cui era portatore. E di sicuro qualcuno in queste ore sta festeggiando.

Infine c'è il mito: se è vero che Riina da vivo risultava ingombrante è altre vero che da morto rimane un cimelio da custodire. La sollevazione popolare (e soprattutto l'atteggiamento di vendetta che scorre sui social e sui giornali) è per Cosa Nostra una medaglia da appuntarsi sul petto. Significa (nella visione distorta della mafia) che la battaglia contro lo Stato è ancora viva e stimolante e, soprattutto, che la mafia fa paura. E lo racconteranno, da deviati come sono, ai propri figli come un trionfo.