Il rischio è quello di un caos, almeno iniziale, per quanto riguarda la quota 100. E per evitarlo la soluzione che il governo metterà in campo sarà quella di creare una task force all’interno dell’Inps per gestire l’entrata in vigore della nuova formula pensionistica che permetterà di avviare il superamento della legge Fornero e di far ritirare in anticipo dal lavoro chiunque abbia maturato i requisiti richiesti: almeno 62 anni di età e almeno 38 anni di contributi versati. In un’intervista rilasciata all’Agi, il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, spiega qual è la situazione in merito alla quota 100, in attesa del decreto legge che verrà varato nei prossimi giorni in Consiglio dei ministri.

Il decreto sulla quota 100 è in fase di ultimazione e dovrebbe essere approvato, stando agli annunci degli scorsi giorni, tra il 10 e il 12 gennaio. Dopo la sua approvazione, però, c’è il rischio che inizi una “prima fase caotica”, come afferma Durigon. Che comunque assicura: “L’Inps sarà pronta a dare le necessarie risposte”. Nello specifico, l’idea è quella di intervenire all’interno dell’istituto di previdenza: “Stiamo mettendo in piedi una task force per far fronte alle richieste”, garantisce Durigon.

Le regole per quota 100, reddito di cittadinanza e pensioni di cittadinanza verranno contenute nello stesso decreto che sarà varato la prossima settimana. Con il provvedimento si prevede l’entrata in vigore anche dell’Ape social e di Opzione donna “con data retroattiva”, cioè a partire dal primo gennaio. Altra novità è che verrà “tolto l'adeguamento dell'età all'aspettativa di vita: blocchiamo l'aspettativa di vita a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne”, secondo quanto riferisce Durigon.

Per i dipendenti pubblici verrà anche stabilita la data in cui sarà possibile andare in pensione con quota 100 che, secondo il sottosegretario, potrebbe essere fissata per il mese di luglio. Durigon risponde anche alle critiche avanzate dalla Cgil: “Con il decreto diamo la possibilità a 350mila persone di andare in pensione quest'anno e a 800mila nel triennio: dai sindacati mi aspetto una posizione ben diversa. Diamo una prima picconata alla legge Fornero ma la Cgil sa per certo che cancellarla totalmente avrebbe avuto un costo troppo elevato. Con i governi precedenti i sindacati hanno fatto l'accordo per l'Ape social che costa 1,8 miliardi; noi mettiamo sul piatto 21 miliardi”.