Nella kermesse in pieno stile di reunion di venditori di scope elettriche in cui il vice premier Di Maio ha festeggiato l'agognato reddito di cittadinanza (che tra l'altro continua a presentare qualche preoccupante incognita ma, si sa, l'annunciate non si riesce a trattenere) sbuca come un fulmine a ciel sereno la nomina di Lino Banfi (sì, quel Lino Banfi) come rappresentante per il governo nella Commissione Unesco.

«Ne approfittiamo per dare una notizia all'Italia che a me riempie di orgoglio: abbiamo individuato Lino Banfi perché rappresenti l'Italia nella commissione italiana per l'Unesco. Abbiamo fatto Lino Banfi patrimonio dell'Unesco», ha dichiarato sornione il vicepremier Di Maio. E tutti giù a ridere immaginando il modulo 5-5-5 esportato nelle austere stanze dove ci si occupa di quella fastidiosa abitudine di preservare le meraviglie del mondo alla famelica stupidità dell'uomo.

Come se non bastasse lui, il Lino nazionale, ci ha regalato poche parole particolarmente sintomatiche: «È una carica bellissima» ha dichiarato l'attore: «Voglio portare un sorriso; le commissioni sono fatte con persone plurilaureate.. ma io voglio portare un sorriso ovunque. Il mio sogno è di vedere sorridere anche mentre si fa politica».

Nel magico mondo gialloverde funziona esattamente così: non ci si mette a concorrere con i saperi cercando di perfezionarne di nuovi o di migliori, no, si preferisce ridurli a barzelletta disconoscendoli e riducendoli a una risata, roba da barbosi professoroni e cosa c'è di meglio di un Lino Bangi come elemento delatore di un'istituzione da buttare in caciara? Dentro quel "commissioni fatte con persone plurilaureate" lanciata come battuta da Bangi c'è tutto lo spregio per la conoscenza e addirittura la fierezza di essere diversi (e quindi "vicini al popolo", esattamente "come noi") proprio perché l'ignoranza dà la sicurezza di non dovere dimostrare nulla, anzi di esserne fieri.

In un colpo, tra l'altro, cade anche il vecchio totem dei 5 Stelle che per anni hanno utilizzato l'esca della meritocrazia come indice del cambiamento che avrebbero messo in atto in un'Italia da sempre familistica e con troppi cretini nei posti di potere: come se non bastasse Toninelli ministro dei trasporti, Calderoli vicepresidente del Senato, un ministro alla scuola con la licenzia media ora arriva Lino Banfi come ciliegina perfetta su una torta immangiabile già da un bel po'.

Un risultato però è raggiunto: sparisce di colpo dal dibattito pubblico la bufala del colonialismo francese tramite moneta, sparisce la grande ripresa che oggi è diventata possibile recessione, spariscono i dettagli di dei morti nel Mediterraneo. E sarà così, ogni giorno, tutti i giorni, a spararne una sempre più grossa per coprire il niente che in tutti questi mesi sono riusciti a produrre. E noi qui, a guardarli da fuori, costretti per lavoro commentare come se fosse qualcosa di serio, e chissà le risate che si starà facendo Lino Banfi.