"Con lo #Spazzacorrotti del Mov5Stelle inaspriamo le sanzioni contro chi devasta l’Italia, accettando denaro in cambio di favori"

Che gran ridere: quella virgola lì non ci va! O meglio, ha-ha, messa così la frase non dice che le sanzioni sono rivolte a chi devasta il Paese attraverso la pratica oscena dell'accettare denaro in cambio di favori, ma ha-ha, scusate, non mi tengo, che inaspriranno le sanzioni accettando denaro in cambio di favori! Ha-ha-ha!

Ovviamente un'osservazione del genere di solito è volta a screditare la vicepresidente del Senato, Paola Taverna, con la solita argomentazione che è un'ignorante che non sa scrivere né parlare. Bene. Lasciando perdere la questione politica (per quanto sia centrale: ci sono forse questioni un po' più pregnanti, nell'azione politica di Taverna, che meriterebbero di essere criticate col medesimo entusiasmo?), guardiamo la punteggiatura.

Qui abbiamo un modo indefinito, un gerundio, che non specificando la persona presta la frase a una doppia interpretazione, una naturale e una forzata oltre i limiti del calembour. Vero che spesso, in frasi simili, il gerundio si riferisce al soggetto della principale, e quindi a noi (che qui inaspriamo); ma l'agilità di questa costruzione imperniata sul gerundio sta proprio nello sforzo che richiede al lettore o all'ascoltatore di reperire al di fuori del verbo il tempo e le persone a cui si riferisce. E in questo caso non ci sono dubbi che si riferisca, circostanziando un modo, a chi devasta l'Italia.

E la virgola? Forse sarà per la suggestione di meme severi sulla Virgola di Oxford che spiegano in maniera ironica l'errore che si fa a non usarla in inglese: una regola così chiara e dura è meravigliosa per chi riduce l'intero albero grammaticale a una decina di comandamenti. Ma non è una questione pacifica e comunque non si riporta all'italiano. Forse sarà la suggestione popolare, spostata sulla virgola, del punto per cui Martin perse la cappa. Forse qualcuno saprà anche che ci sono regole specifiche per cui, ad esempio, non si mette la virgola fra soggetto e predicato.

A parte che anche senza virgola "Inaspriamo le sanzioni contro chi devasta l’Italia accettando denaro in cambio di favori" l'accettazione di denaro si potrebbe ipotizzare riferita a noi, anzi sarebbe forse un'interpretazione sintatticamente consueta, per quanto pure inipotizzabile dal punto di vista del significato, ma virgola o non virgola cambia anche la sfumatura di senso (in modo lieve lieve, eh). Senza la virgola il gruppo interessato dalle sanzioni costituito da "chi devasta l'Italia" viene ristretto a chi lo fa "accettando denaro in cambio di favori"; con la virgola invece, al gruppo viene apposta una qualifica, o dato un modo. La prima frase, senza virgola, ci comunica anche che non tutti quelli che devastano l'Italia lo fanno accettando denaro in modo illecito; la seconda frase, con la virgola mette in una posizione di protagonismo più rilevante questo modo di devastazione.

La lingua di rado offre le rassicurazioni grammaticali che tanta gente vorrebbe. E le regole che riguardano la punteggiatura sono fra le più sottili, impalpabili: è molto difficile catalogarle in maniera sistematica, si possono solo raffinare con letture metodiche di livello. Figuriamoci, perfino quella del "niente virgola fra soggetto e predicato" è derogabilissima. Accanirsi su un personaggio pubblico, che è controverso per motivi sostanziali, irridendo il modo (ha-ha, imbarazzante!) con cui usa una virgola che forse Calvino non avrebbe messo ma che, insomma, è del tutto accettabile e in ultima analisi irrilevante, è ottuso. Perché è un modo per rendere odiose la lingua e la dottrina: possiamo cercare di remare tutti nella stessa direzione? Oppure le battute su "Andiamo a mangiare, nonna" contro "Andiamo a mangiare nonna" (ha-ha!, si mangia sua nonna!) valgono bene tutto l'acre sparso?