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Quello che la Commissione europea ha messo nero su bianco è uno scenario decisamente negativo. Ma è anche il più probabile, vista la gravità della crisi nel Golfo, che non accenna a risolversi. Bruxelles ha tagliato le stime di crescita in Europa e l’Italia risulta essere l’ultima, il Paese più in difficoltà quello che cresce meno di tutti. Dalle previsioni precedenti, quest’anno l’economia italiana avrebbe dovuto registrare un +0,8% del Pil, invece si fermerà a un +0,5%. Il prossimo anno le cose andranno leggermente meglio, con un +0,6%, ma saremmo comunque gli ultimi della classe.
Le cose sono difficili per tutti, ma alcuni Paesi – tra cui il nostro – risentono di più della crisi di Hormuz. Le previsioni sulla Germania sono state riviste in modo drastico: quest’anno Berlino non crescerà dell’1,2%, come si era ipotizzato, ma si fermerà allo 0,6%. Male anche la Francia, anche se il taglio nel suo caso è più contenuto: il +0,9% è diventato un 0,8%. Poi c’è la Spagna, che per quanto anche nel suo caso le ipotesi iniziali siano state ridimensionate, ha un’economia decisamente più in salute: invece che del 2,9%, crescerà del 2,8%. Sono comunque due punti percentuali in più rispetto all’Italia, che deve fare i conti con un altro fardello: il gigantesco debito pubblico.
Il nostro è uno dei Paesi più indebitati del mondo. Quest’anno il debito sarà il 138,5% del nostro Pil e il prossimo salirà ulteriormente, arrivando al 139,2%. Per capirci: la Grecia, Paese che ha rischiato il default durante la crisi del debito sovrano del 2011, registra un debito del 134,4%. Cinque punti in meno rispetto all’Italia.
Milioni di persone a rischio povertà
Insomma, la situazione è grave. Perché questi non sono solo numeri messi su qualche documento in agenda a Bruxelles o Francoforte, di cui discutere tra economisti e funzionari. Questi dati raccontano una realtà, che è sempre più critica e difficile. È la stessa storia che ci raccontano anche gli ultimi numeri dell’Istat, pubblicati con l’ultimo report annuale. Il numero più grave è quello degli 11 milioni: ci sono 11 milioni di persone, il 18,6% della popolazione, che sono a rischio povertà. C’è circa un quinto degli italiani che dice di fare fatica ad arrivare a fine mese, oltre un quarto che se capita una spesa improvvisa, non riesce ad affrontarla. C’è una vulnerabilità di fondo nel nostro Paese, che non viene curata da decenni, e che ci rende molto più vulnerabili quando arrivano i momenti bui, come quello che stiamo vivendo. La crisi in Medio Oriente è pesante e ci ha travolti, ma le difficoltà della nostra economia sono più strutturali, arrivano da lontano.
Guardiamo agli altri dati contenuti nel report dell’Istat, che fotografano gli ultimi vent’anni. Se il Pil reale italiano è cresciuto dell’1,9%, quello di Francia, Spagna e Germania (gli altri Paesi europei che sono più simili a noi) arrivano a quasi il 20%. Ci sono differenze abissali sui salari, con quelli italiani che non crescono – in termini reali – dagli anni Novanta. E questo rende il Paese più fragile. Certo, questa fragilità non pesa su tutta la popolazione allo stesso modo. Il documento dell’Istat ci racconta anche che giovani e donne sono le categorie più penalizzate dal contesto sfavorevole, con diseguaglianze di genere che si radicano e l’ascensore sociale che punta al basso invece che verso l’alto.
Il governo chiede più flessibilità
Insomma, l’estate che sta per arrivare rischia di essere caldissima in tutti i sensi e vanno trovate delle soluzioni. Quella a cui starebbe pensando il governo italiano ricalca quanto fatto con le spese sanitarie durante la pandemia di Covid, o con le spese in difesa nel contesto della guerra in Ucraina. Si chiede cioè di non conteggiare nei bilanci tutta quella spesa che serve per far fronte alla crisi energetica, in modo da contenere il deficit che per pochissimo non sfiora la quota del 3%, dove scattano i divieti (e le sanzioni) della Commissione europea. Non è ancora chiarissimo che cosa ne pensino a Bruxelles della richiesta italiana, che di base chiede più flessibilità, ma il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha chiesto a tutti “prudenza fiscale”.
Oggi a Cipro si è riunito l’Eurogruppo. I ministri delle Finanze dei Paesi Ue si sono seduti attorno al tavolo e hanno discusso della crisi. Dombrovskis ha sottolineato come l’Italia sia il Paese che con più insistenza chiede flessibilità (lo ha fatto anche tramite una lettera inviata da Giorgia Meloni in persona alla Commissione europea) e che ora si stanno valutando tutte le opzioni. Dal suo punto di vista, si dovranno prendere delle misure temporanee e mirate. In altre parole, la risposta alla crisi deve essere sostenibile.
Accordo di pace all'orizzonte?
Chiaramente la speranza è che la crisi possa essere risolta all’origine. In queste ultime ore, da Washington e da Teheran, sembrano essere arrivati segnali positivi, di progressi nei colloqui di pace. Tanto che alcuni media hanno anche scritto che presto verrà annunciato l’accordo tra Stati Uniti e Iran. Di annunci, in questi mesi, ce ne sono stati parecchi. Questa volta si riuscirà ad andare oltre?
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