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“Vattene o ti spariamo”: ex collaboratore di giustizia costretto a lasciare casa a Maddaloni, 4 arresti

I carabinieri hanno arrestato quattro persone a Maddaloni: avrebbero minacciato un ex collaboratore di giustizia, obbligandolo a lasciare la casa popolare in cui abitava per prenderne possesso.
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A cura di Nico Falco
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"Te ne devi andare da qui, altrimenti ti spariamo": una serie di minacce, rivolte sia a lui, sia alla compagna, che avrebbero costretto un ex collaboratore di giustizia a lasciare la sua casa popolare per appropriarsene. Storia che arriva da Maddaloni, in provincia di Caserta, e che ha portato all'arresto di quattro persone, ritenute collegate ai clan Farina e Belforte; l'ordinanza, emessa dal gip di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, è stata eseguita dai carabinieri di Maddaloni; gli indagati sono accusati dei reati di violenza privata aggravata e continuata in concorso e detenzione e porto di arma da fuoco aggravati dal metodo mafioso.

Obiettivo delle minacce, e dell'aggressione, un ex collaboratore di giustizia, in passato legato al clan Sacco-Bocchetti di San Pietro a Patierno, Napoli Nord. Destinatari del provvedimento sono Salvatore Farina, 29 anni, Francesco Pio Iorio, detto "Mazzetta", 23 anni, Vincenzo Folgieri, detto "‘o Muccuso", 63 anni, e Michele Giannetti, detto "Francesco ‘o Russo", 23 anni.

La vicenda, viene ricostruito nella relativa ordinanza sulla scorta delle indagini del Nucleo Operativo di Marcianise, parte agli inizi di maggio 2026, quando a finire nel mirino del gruppetto è la compagna dell'uomo. La donna viene minacciata in strada il primo maggio mentre è in compagnia del figlio piccolo: le dicono che anche lei deve lasciare Maddaloni in quanto la "compagna di un pentito".

Il giorno successivo, alle sette del mattino del 2 maggio, il raid nella casa: in quella circostanza all'uomo e alla compagna è stato intimato di uscire, lui è stato colpito al volto col calcio della pistola e hanno atteso che lasciasse l'abitazione, di proprietà dell'A.C.E.R., per poi prenderne possesso. Successivamente ci sarebbero state ulteriori minacce, finalizzate a far accettare ai due una somma di denaro simbolica per l'occupazione abusiva dell'appartamento.

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