Morte del 17enne Matteo Carfora, la famiglia: “Non fu suicidio, forse una messa in scena”

La morte di Matteo Carfora, il 17enne di Maddaloni morto il 9 aprile 2025 dopo essere precipitato dal terzo piano della sua abitazione di via Gramsci, torna sotto i riflettori. La famiglia infatti chiede che la vicenda non sia archiviata come suicidio: "una ipotesi che appare priva di un solido supporto probatorio", spiega Sergio Pisani, legale del fratello del 17enne, che sottolinea invece come siano da considerare "piste alternative, compatibili con un possibile intervento di terzi e con una eventuale simulazione della scena del fatto".
Secondo la famiglia, tra le anomalie riscontrate ci sarebbe quella che il corpo di Matteo fosse ad una distanza definita "significativa" rispetto alla verticale della finestra dalla quale sarebbe precipitato, e dunque "non coerente" con la versione del suicidio, ma piuttosto "con l'ipotesi che il corpo sia stato successivamente spostato o trascinato oppure che la caduta sia avvenuta da un diverso punto da quello indicato, ovvero che la scena sia stata artificiosamente predisposta per simulare un suicidio per defenestramento", spiega l'avvocato Sergio Pisani. Anche le braccia sarebbero state rinvenute in posizione "innaturale", e soprattutto, spiega il legale, "non è mai stata disposta l'autopsia ne è intervenuto un medico legale sul posto per rilievi accurati". Inoltre, la cugina del 17enne, ha consegnato all'avvocato stesso delle immagini scattate il giorno della morte di Matteo nel palazzo, mostrando macchie di sangue che potrebbero suggerire che Matteo stesse fuggendo da qualcuno. Immagini che verranno inserite nel fascicolo delle indagini difensive.