Truffe agli anziani, è allarme in estate: dal finto incidente alla rapina inventata, lo schema dei criminali

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A cura di Nico Falco
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A Fanpage.it, il maresciallo capo Francesco Capuano illustra i contorni del fenomeno delle truffe agli anziani e l’impatto psicologico sulle vittime, che può essere devastante.

Lo schema è sempre lo stesso: una telefonata per agganciare la vittima, un racconto inverosimile ma che diventa credibile perché fa leva sullo spavento e sulla confusione, poi il galoppino che passa a farsi consegnare soldi e gioielli. Copione fisso, al netto di qualche variazione sul tema, quello delle truffe agli anziani, piaga sociale che colpisce non solo sul lato economico: le vittime possono avere pesanti ripercussioni psicologiche, anche al punto da cadere in depressione.

A Fanpage.it, il maresciallo capo Francesco Capuano, della stazione dei carabinieri di Chiaia, nel centro di Napoli, illustra i contorni del fenomeno, che in estate si acuisce: le circostanze diventano favorevoli ai truffatori perché le città si svuotano ed è più semplice trovare anziani da soli in casa. Solo nelle ultime settimane i carabinieri, in diverse operazioni, hanno tratto in arresto venti persone, ritenute coinvolte a vario titolo in questo tipo di raggiri.

Nell'intervista a Fanpage.it, il maresciallo capo sottolinea un elemento importante: i carabinieri (così come le altre forze di polizia) non si presenteranno mai a casa a chiedere soldi o gioielli. E, se qualcuno arriva alla porta con una storia che ricorda quella delle truffe, anche se mostra un tesserino, il consiglio è di chiamare il 112 dal proprio telefono cellulare: anche se si dovesse trattare di un carabiniere vero, la richiesta di intervento non verrà interpretata come una mancanza di rispetto, ma come una legittima precauzione.

Le storie che i truffatori raccontano sono sempre simili: un finto incidente in cui è coinvolto un familiare, oppure controlli e ispezioni in corso per una rapina avvenuta. In entrambi i casi la richiesta che arriva subito dopo è di consegnare soldi e gioielli: per far scarcerare il proprio caro o risarcire la persona investita, oppure per controllare che non si tratti della refurtiva. È ovviamente tutto inventato: i criminali contano sul fatto che la vittima andrà in confusione e non avrà la lucidità di contattare il familiare per chiedere conferma. Per rendersi più convincenti, possono porgere anche un telefono dicendo che dall'altro capo c'è il parente: in realtà si tratta di un altro complice.

E poi ci sono le credenze che le indagini hanno dimostrato essere false: l'obiettivo non viene "studiato" dai truffatori prima di colpire, ma si agisce come in una pesca a strascico, con decine di telefonate alle abitazioni della stessa zona, finché non si trova una persona che sembra più indifesa. E non è vero che i truffatori conoscono abitudini e nomi dei familiari della potenziale vittima: sono tutte informazioni che carpiscono mentre sono al telefono, è lo stesso anziano che, non riconoscendo la voce, nomina figli e parenti nel tentativo di capire con chi sta parlando.

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