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Truffa Rdc nel negozio di Napoli: finti acquisti per incassare, poi soldi prestati a tassi dell’800%

Simulato l’acquisto di prodotti alimentari, ai percettori soldi in contanti, trattenendo una quota. I truffatori facevano anche prestiti a usura con tassi fino all’800%
A cura di Pierluigi Frattasi
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Una maxi-truffa sul Reddito di Cittadinanza da oltre 2 milioni e mezzo di euro è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Napoli. La base dell'operazione truffaldina era un negozio cittadino, dove veniva simulato l'acquisto di prodotti alimentari. Ai percettori del reddito venivano dati i soldi in contanti, trattenendo una quota per i truffatori. Questi ultimi con i soldi guadagnati illegalmente facevano anche prestiti a usura con tassi fino all'800% a persone bisognose. E con i proventi delle attività illecite sono state comprate case alle mogli. Nell'indagine sono stati scoperti anche 285 percettori di Rdc, cittadini immigrati extracomunitari, ai quali il sussidio non sarebbe spettato, a causa delle false dichiarazioni rese.

Nei guai 6 persone, indagate a vario titolo, per i reati di associazione per delinquere, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, usura, estorsione, abusiva attività finanziaria e autoriciclaggio. Nei loro confronti, i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli hanno notificato un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale e reale, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli – Seconda Sezione – Reati contro la Pubblica amministrazione.

Simulati acquisti di prodotti alimentari per incassare il Reddito

Le indagini sono partite dalle ispezioni nei confronti di numerosi cittadini stranieri, privi di rapporti lavorativi o assistenziali con l’INPS, che richiedevano il codice fiscale poco prima della presentazione della domanda per accedere al Reddito di Cittadinanza. Una volta ottenuto il beneficio, poi, questi percettori utilizzavano le carte Postepay RdC per effettuare acquisti sempre nello stesso esercizio commerciale. Ad insospettire gli investigatori il fatto che gli importi fossero significativi e che avvenissero a volte nello stesso giorno e in orari ravvicinati.

Da qui, l'idea di approfondire la vicenda. Dalle indagini è emerso che l'esercizio commerciale napoletano sarebbe stata la sede operativa di una consorteria criminale che avrebbe consentito ad un’ampia platea di soggetti di eludere le prescrizioni sul corretto utilizzo del reddito di cittadinanza mediante acquisti simulati di prodotti alimentari.

I proventi della truffa utilizzati per comprare case alle mogli

In pratica, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i percettori andavano nel negozio, fingevano di acquistare beni di prima necessità con la card gialla del Reddito, e gli veniva restituiva in contanti la somma pagata, trattenendo una percentuale variabile tra il 10% e il 20%. I membri del gruppo avrebbero utilizzato false fatture emesse da una società collegata, priva di reale operatività, per giustificare il volume anomalo delle vendite effettuate. Inoltre, avrebbero reinvestito i proventi dell’illecita attività versando caparre per acquistare immobili da intestare alle rispettive consorti.

Buco da 2,3 milioni, coinvolti 285 immigrati

L’indagine avrebbe consentito di accertare, altresì, l’indebita percezione del Rdc per un importo complessivo di oltre 2,3 milioni di euro da parte di 285 cittadini extracomunitari che avrebbero dichiarato falsamente di risiedere da almeno dieci anni sul territorio nazionale.

Prestiti ad usura con tassi dell'800%

Il sodalizio avrebbe posto in essere anche altre attività illecite, come l’esercizio abusivo di attività finanziaria e la concessione di prestiti ad un tasso usurario variabile dal 30% ad oltre l’800% a 15 soggetti in difficoltà finanziaria, talvolta con minacce e violenze nei confronti delle vittime quando non rispettavano le scadenze dei pagamenti. A riscontro di ciò, in sede di perquisizione, sono stati sottoposti a sequestro appunti manoscritti, denaro contante per circa 92.000 euro, nonché assegni bancari e titoli cambiari per un totale di circa 158.000 euro.

Su queste basi, quattro indagati sono stati oggi sottoposti alla custodia cautelare in carcere e due agli arresti domiciliari. Contestualmente, è stato eseguito il sequestro preventivo di disponibilità finanziarie nonché di beni mobili e immobili per un ammontare complessivo di circa 90 mila euro. Nel corso delle indagini, erano già stati sequestrati l’intero capitale sociale e il complesso aziendale delle società degli indagati. Il provvedimento eseguito in data odierna è una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

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