Trent’anni fa la scomparsa di Angela Celentano sul Monte Faito
Un'amaca, un panino da farcire, una bambina di tre anni che si allontana di pochi metri per raggiungere due ragazzini più grandi. Bastano quegli istanti, la mattina del 10 agosto 1996 sul Monte Faito, perché Angela Celentano scompaia per sempre dalla vista dei genitori e, da allora, anche da quella degli inquirenti.
Oggi ricorrono trent'anni esatti da quella giornata, il 10 agosto 1996. Angela aveva tre anni quando si perdono le sue tracce durante la gita estiva organizzata, come ogni anno, dalla comunità evangelica di Vico Equense sul massiccio alle spalle di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli. Con lei c'erano i genitori, Maria Staiano e Catello Celentano, e le sorelle Rossana, di sei anni, e Naomi, di uno. Alla gita, secondo la ricostruzione della famiglia, prendono parte una quarantina di persone della comunità.
Quattro giorni di ricerche nel bosco
Il tempo tra l'ultimo avvistamento e l'allarme si misura in minuti. Le squadre di soccorso, i carabinieri e la protezione civile passano al setaccio i sentieri del Faito per quattro giorni e quattro notti consecutivi, arrivando a coinvolgere tra le 300 e le 400 persone nelle ricerche. Non emerge nulla: nessun indumento, nessuna traccia, nessun indizio che riconduca al percorso della bambina. Il caso arriva in poche ore sulle prime pagine nazionali e resta aperto da allora.
I due ragazzini e la pista abbandonata del "codino"
I primi a essere ascoltati sono Luca e Renato, i due ragazzini che erano con Angela negli ultimi minuti prima della scomparsa. Le loro versioni, raccolte a caldo, non coincidono, e cambiano nel tempo. Luca riferisce agli inquirenti una scena di rapimento a opera di due sconosciuti, con dettagli su un'auto e su un uomo con il codino alla guida. Pochi giorni dopo ritratta tutto, spiegando che quel racconto era, dice, «frutto della mia fantasia». La figura dell'uomo con il codino torna comunque in una testimonianza successiva, quella di un automobilista che dice di essersi imbattuto, proprio quel 10 agosto, in una Lancia Prisma color oro diretta a forte velocità verso Castellammare di Stabia, alla cui guida ci sarebbe stato un uomo con la stessa caratteristica. Anche questo filone, però, non porta a nulla di concreto.
Lo zio indagato, il fascicolo archiviato
Nel 1999 le indagini si concentrano per un periodo sulla cerchia familiare: lo zio di Angela, Gennaro Celentano, finisce indagato per favoreggiamento insieme ad altre sette persone, tra amici di famiglia e giovani vicini alla comunità. A insospettire gli inquirenti è anche una frase riferita da Maria Staiano ai carabinieri: la sera prima della gita, la tredicenne figlia di uno dei familiari avrebbe detto «E se domani si pigliano Angela nel bosco?». La ragazza, sentita, non sa spiegare il senso di quelle parole. Gli approfondimenti, però, non portano a elementi concreti e la Procura chiede e ottiene l'archiviazione.
Dal Messico al Venezuela, le piste finite nel nulla
Negli anni successivi il caso attraversa due continenti. Nel 2010 una giovane che si firma Celeste Ruiz contatta la famiglia tramite il sito creato dai Celentano, sostenendo di riconoscersi nella bambina scomparsa. Le indagini risalgono a un indirizzo di Acapulco, in Messico, riconducibile a un funzionario della giustizia locale. La vicenda si chiude solo nel 2017, quando la ragazza si rivela essere una psicologa messicana di nome Brissia, ignara che una sua fotografia fosse stata usata per costruire l'intera messinscena: il test del Dna esclude ogni corrispondenza. Nel 2023 si riaccende una nuova speranza, questa volta dal Venezuela, dove viene individuata una giovane con tratti somatici molto simili a quelli della ricostruzione digitale di Angela. Anche in questo caso, il confronto genetico dà esito negativo.
La pista turca e il nodo di Buyukada
L'unico filone ancora formalmente aperto è quello turco. Nasce nel 2009, quando la blogger Vincenza Trentinella riferisce agli inquirenti la confidenza raccolta da un sacerdote, poi morto, secondo cui Angela vivrebbe sull'isola di Buyukada, vicino Istanbul, insieme a un uomo con una cicatrice sul collo che lei considererebbe suo padre. Il filone viene archiviato una prima volta nel 2021, riaperto nel 2022, e la Procura di Napoli ne chiede nuovamente l'archiviazione nel 2025.
Ma il 19 giugno 2025 il gip del Tribunale di Napoli, Federica Colucci, respinge la richiesta del sostituto della Direzione distrettuale antimafia Giuseppe Cimmarotta e dispone nuovi accertamenti: il test del Dna sulla donna ritratta in una fotografia estrapolata da un video, l'audizione di un avvocato iscritto all'ordine di Istanbul-Büyükada e di un farmacista residenti sull'isola, l'acquisizione della foto dell'uomo con la cicatrice. Per completare gli atti servirà una nuova rogatoria internazionale: in passato le autorità turche hanno impiegato circa due anni per rispondere alle richieste della magistratura italiana.
Il regalo nell'armadio
L'11 giugno scorso Angela avrebbe compiuto 33 anni, trenta dei quali lontana dalla sua famiglia. Per l'occasione l'associazione Manisco World, che assiste i familiari di persone scomparse, ha diffuso una nuova age progression, la ricostruzione digitale del volto che Angela potrebbe avere oggi, realizzata dall'artista forense Abraham Valenzuela. È un appuntamento che si ripete ogni anno insieme a un rito privato: Maria e Catello continuano a comprare un regalo per il compleanno della figlia, conservato in un armadio di casa insieme a tutti quelli accumulati in tre decenni.
In un video diffuso sui social, la famiglia ha scritto: «Speriamo che questo video possa raggiungerla direttamente. Chiediamo a tutti di aiutarci a diffonderlo. Noi non smetteremo mai di cercarla e di aspettarla». Fino a quando la rogatoria con la Turchia non produrrà una risposta, quell'armadio a Vico Equense continuerà a riempirsi di pacchi mai consegnati.