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Trapianto col cuore danneggiato, parla il cardiochirurgo: “I medici non avevano altra scelta, il bimbo sarebbe morto”

Mauro Rinaldi, direttore della Cardiochirurgia all’Università di Torino-Ospedale Le Molinette, sulla vicenda del cuore danneggiato trapiantato a un bambino a Napoli: “Medici del Monaldi non avevano scelta”. La ricerca del potenziale donatore anche all’estero.
A cura di Nico Falco
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In quel momento, in quelle circostanze, l'unica scelta possibile era utilizzare quel cuore: in caso contrario il bambino non sarebbe uscito vivo dalla sala operatoria. A spiegarlo è Mauro Rinaldi, direttore della Cardiochirurgia all'Università di Torino-Ospedale Le Molinette, parlando del caso del bimbo di due anni e 4 mesi a cui è stato trapiantato un cuore "bruciato" nell'ospedale Monaldi di Napoli. Il piccolo, infatti, era stato già preparato per il trapianto in attesa che arrivasse l'organo e, in quella fase, non era più possibile tornare indietro.

Il cardiochirurgo: "Il bimbo non sarebbe uscito vivo dalla sala operatoria"

La vicenda, al momento, resta da chiarire: sono state aperte tre inchieste e risultano indagati sei tra medici e paramedici del Monaldi, ovvero le equipe che si sono occupate del trasporto dell'organo da Bolzano e della successiva operazione nell'ospedale napoletano. Raggiunto dall'agenzia Ansa, Rinaldi si sofferma sui vari passaggi della procedura, alla luce di quello che fino ad ora è emerso.

"Non c'era altra scelta – dice – trapiantare il cuore resosi disponibile, ma gravemente danneggiato, era l'unica l'unica strada possibile perché altrimenti il bimbo non sarebbe uscito vivo dalla sala operatoria". Da quello che è stato reso noto, prosegue il medico, il bambino "era già in una condizione di circolazione extracorporea Cec", che si instaura quando viene effettuato un trapianto di cuore e, a differenza dalla cosiddetta Ecmo, può essere mantenuta solo per alcune ore e non per giorni o settimane. Probabilmente, quindi, al piccolo era stato già espiantato il cuore.

"Anche se l'organo era danneggiato – prosegue Rinaldi – ed attualmente non sappiamo se i chirurghi di Napoli fossero consapevoli di questo, hanno dovuto comunque trapiantarlo per poter gestire le fasi successive. Se non avessero trapiantato il nuovo cuore, il bambino sarebbe stato esposto a emorragie e dissanguamento letali". Parlando dal punto di vista tecnico, in sostanza, secondo il direttore della Cardiochirurgia all'Università di Torino-Ospedale Le Molinette, i medici napoletani "hanno fatto bene a impiantare il nuovo cuore", perché non potevano fare altrimenti.

Il ghiaccio secco al posto di quello normale

Dopo il periodo prolungato di Ecmo, prosegue il medico, "le complicanze aumentano ed è quindi più difficile che un nuovo trapianto possa avere un esito positivo". Il grande errore,  però, sottolinea, è quello commesso durante la conservazione: "è avvero incomprensibile come sia stato possibile l'utilizzo di ghiaccio secco, non previsto assolutamente dalle procedure e che ha danneggiato il cuore da trapiantare".

Sullo stesso aspetto si sofferma Bruno Gridelli, già direttore dell'Istituto Mediterraneo per i Trapianti Ismett Irccs di Palermo: il ghiaccio secco, spiega, si usa per la conservazione dei campioni di tessuto, mentre per gli organi si usa sempre ghiaccio normale e sterile. Quando si trapianta un organo, conclude all'Ansa, "i medici non possono mai sapere con assoluta certezza se l'organo riprenderà a funzionare. Ma questo mi pare un caso davvero unico e anomalo".

Ricerca del cuore in Italia e all'estero

Il Ministero della Salute, contattato dalla trasmissione La vita in diretta, ha fatto sapere in un messaggio che, sulla base delle informazioni ricevute dal Centro Nazionale Trapianti, "la Rete nazionale trapianti è impegnata nella ricerca di un potenziale donatore per il bambino in attesa a Napoli che risulta il primo nella lista d'attesa per il suo gruppo sanguigno. Qualsiasi segnalazione compatibile anche proveniente dall'estero sarà immediatamente valutata e proposta al centro trapianti. Tutti i centri di donazione nazionale sono sensibilizzati e sorveglieranno eventuali donatori potenziali. Seguiamo costantemente l'evoluzione".

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