Torna dalle vacanze in Spagna e boccia Napoli: “Lì spiagge gratis, autostrade senza pedaggio, garage a prezzi corretti”
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A San Sebastian, perla del Golfo di Biscaglia, nei Paesi Baschi, sulla spiaggia, Giovanni P. vede gente «con facce da ricchi» che portano sediolina e ombrellone su un litorale gratuito. È l'immagine che il lettore napoletano di Fanpage.it sceglie per raccontare le due settimane appena trascorse nel nord della Spagna, in un viaggio che diventa un confronto continuo con l'Italia e con la sua città, Napoli.
Il primo dato riguarda le strade: «La lunga autostrada che unisce il confine portoghese a quello francese, tranne in alcuni brevi tratti in prossimità delle città, è gratuita», scrive Giovanni, «ben tenuta con segnalazioni costanti».
Poi i parcheggi. «Tutte le città del nord sono fornite di tanti garage sotterranei, a prezzi corretti», racconta, «in pratica i parcheggi su strada sono molto ridotti, si ha la sensazione che nelle città non ci siano auto, tranne quelle che circolano». Per il lettore di Fanpage è il segno di una scelta precisa: «I finanziamenti della comunità europea per parcheggi sotterranei e metro, negli anni scorsi, sono stati ben spesi».
Sul trasporto pubblico cita Bilbao, meno di 350mila abitanti e una metropolitana efficiente, mentre «tutte le altre città hanno un efficiente sistema di trasporto leggero su rotaia». Il paragone più netto riguarda i costi e stavolta la bacchettata non è alla città partenopea: «Il costo di un chilometro di metro a Barcellona è di circa un terzo rispetto alla metro di Milano».
Il capitolo spiagge chiude il quadro: distese ampie e gratuite, con servizi igienici pubblici a 50 centesimi. «Non mi piace fare l'italiano che apprezza tutto ciò che è straniero», precisa. «Le nostre città sono incommensurabilmente più belle, più ricche di storia, il nostro mare è incantevole, ma la gestione del turismo, in Italia, è deprecabile. Si ha la sensazione di essere turisti "da spennare"».
Giovanni conclude raccontando di aver visitato la Spagna per la prima volta mezzo secolo fa, nel 1976, appena dopo la morte del dittatore di destra Francisco Franco, quando il Paese iberico «sembrava quasi povero» e l'Italia era «potenza economica del mondo». Oggi, scrive, «parliamo noi con ammirazione della Spagna. Tanti ragazzi italiani si sono trasferiti là. In cinquant'anni si sono capovolte le posizioni».