La pandemia del Coronavirus ha avuto effetti devastanti sull'economia italiana e del Sud in particolare, secondo l'ultimo rapporto della Svimez (l'Associazione per lo Sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno), guidata da Adriano Giannola. Un impatto tanto forte da far ripiombare addirittura il Mezzogiorno ai livelli della crisi economica globale del 2009. "Lo shock da Covid-19 – scrive la Svimez nel rapporto 2020 – ha colpito un Mezzogiorno già in recessione, prima ancora di aver recuperato i livelli pre-crisi 2008 di prodotto e occupazione. Il crollo del Pil nel 2020 è più intenso nel Centro-Nord (-9,6%), attestandosi comunque su livelli inediti anche nel Mezzogiorno (-8,2%). A preoccupare sono le ricadute sociali di un impatto occupazionale, più forte nel Mezzogiorno, che perde nel solo 2020 380mila posti di lavoro (-6%). La perdita di occupati è paragonabile a quella subita nel quinquennio 2009-2013 (-369.000)". In pratica, nel solo 2020 si sono persi tanti posti di lavoro quanto nei 5 anni della crisi economica globale. Sulla crisi Covid hanno influito soprattutto due cause: da un lato il crollo dei commerci, dall'altro quello del turismo. Si prevede che nel Mezzogiorno la ripresa sarà dimezzata nel 2021 (Pil +2,3%, contro il +5,4% del Centro-Nord).

Decreti Covid, ad ogni cittadino del Sud 1.015 euro

Secondo la Svimez, al Sud sono crollati gli investimenti nelle costruzioni (-14,4%), mentre al Nord è stato più forte il calo degli investimenti in macchinari (-18,1%). Nel complesso gli investimenti delle imprese italiane sono tornati ai livelli del 1980. I consumi delle famiglie sono scesi del 9,1% al Sud e del 10,5% al Centro-Nord. Tuttavia, "ad attenuare la gravità del quadro previsivo interviene il consistente sostegno delle politiche pubbliche. Grazie agli interventi di contrasto agli effetti del Covid-19, per un importo pari a circa 75 miliardi di euro, la caduta del Pil è stata contenuta di circa 2,1 punti al Centro-Nord e di quasi 2,8 punti percentuali nel Mezzogiorno, anche se in termini pro-capite il beneficio è maggiore al Centro-Nord (1344 euro) rispetto al Mezzogiorno (1015 euro). Le previsioni SVIMEZ per il 2021 vedono un Mezzogiorno frenato da una ripresa “dimezzata”: +2,3% il Pil contro il 5,4% del Centro-Nord". "La politica nazionale – conclude la Svimez – ha sostenuto l’economia nel pieno della più grande crisi dal dopoguerra dagli impatti senza precedenti sui redditi e sui consumi delle famiglie e sugli investimenti delle imprese. Per il rilancio si rende ora urgente una strategia nazionale di sostegno alla crescita compatibile con l’obiettivo del riequilibrio territoriale per cogliere le opportunità inedite che si aprono con i nuovi strumenti di finanziamento europei".

"Il sostegno all’economia – scrive la Svimez – è stato maggiore nel Mezzogiorno, dove sono stati destinati circa il 30% degli interventi, con un contributo alla crescita (o, messa in altri termini, con una minor caduta) del Pil di 2,8 punti percentuali, mentre al Centro-Nord, beneficiario di circa il 70% delle misure di sostegno, il contributo alla crescita (il minor crollo) del Pil determinato dall’intervento pubblico è stato del 2,1%. Per quanto molte misure abbiano previsto un’erogazione uniforme su base pro-capite, la presenza di diversi interventi legati alla dimensione delle perdite subite sposta l’intensità del beneficio in pro-capite a favore delle popolazioni del Centro-Nord. Mediamente, la somma degli interventi varati per fronteggiare il Covid-19 ha generato un beneficio pro-capite di 1344 euro al Centro-Nord, contro un valore pro-capite che nel Mezzogiorno si ferma a 1015 euro per abitante".