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Le notizie sugli stupri al parco verde di Caivano

Stupro delle cuginette di Caivano nel Parco Verde: l’inchiesta e chi è coinvolto

Ricostruire la vicenda degli stupri ma anche dei collegamenti fra giovani vittime e abusatori al Parco Verde di Caivano è ora la priorità degli inquirenti. È una delle indagini più complesse e delicate degli ultimi periodi.
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Quanto accaduto nell'inferno dei caseggiati di edilizia popolare residenziale di Caivano, hinterland di Napoli si sa perché trapela: silenzio dalla Procura, silenzio dai carabinieri, una piccola parte degli elementi è fornita da uno degli avvocati dei genitori delle cuginette vittime di violenza sessuale di gruppo, Angelo Pisani. Visto l'orrore che minaccia di scoperchiare, questa è una delle indagini più complesse e delicate degli ultimi periodi.

E così, una storia orribile si muove come una scura massa gelatinosa, un blob striscia fra gli stradoni dei brutali palazzoni verdognoli e giallini pensati per i terremotati dell'Ottanta e diventati supermarket della droga al dettaglio e dell'indignazione un tanto al chilo.

Si dice Parco Verde ma in realtà l'incubo ingloba anche le case Iacp che sono proprio lì di fronte, definite sbrigativamente "bronx" dai dirimpettai (ed è tutto dire). La storia di questa bambina e di questa pre-adolescente vìolate nasce sotto quell'ombra. Anzitutto le età: le due cugine hanno 10 e 12 anni, non 13. Agli occhi di chi legge minore è l'età maggiore è l'orrore.

Partiamo da ciò che si sa,  facciamolo diventare perno del ragionamento. È la relazione che gli assistenti sociali hanno messo nero su bianco e inviato al pubblico ministero dei Minorenni per motivare la richiesta di collocazione in comunità di una delle vittime degli abusi sessuali. Il Tribunale ha detto sì 9 agosto, confermando la sua decisione qualche giorno fa:

Stile di vita che ha ‘favorito' la perpetrazione del reato ai suoi danni, che è senz'altro frutto della grave incuria dei genitori che, con ogni evidenza, hanno omesso di esercitare sulla figlia il necessario controllo, così esponendola a pericolo per la propria incolumità.

La minore era ed è esposta, nell'ambiente familiare, a grave pregiudizio e pericolo per l'incolumità psicofisica. […]

sono intervenuti [gli assistenti sociali ndr.] in una situazione di chiara emergenza allo scopo di mettere in sicurezza la minore delle condotte dei genitori.

Se partiamo da queste considerazioni, si capisce bene che la storia è peggio d'ogni più cupa ipotesi. L'unico elemento chiaro è che ad un certo punto il fratello di una delle cuginette minorenni stuprate dal branco, avendo appreso via social network degli abusi da un altro soggetto, ha informato la famiglia che si è rivolta ad una istituzione a loro già nota: i carabinieri di Caivano.

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Riprendiamo in mano la relazione degli assistenti sociali: c'è un ambiente familiare rischioso, è lì che è nato uno «stile di vita» che ha favorito la mostruosità. Dieci anni e dodici anni. E com'è possibile? Cosa accadeva nelle mura di casa? È quello l'elemento da cui partire.

Così come è fondamentale il "grafo sociale" delle due ragazzine: chi conoscevano? Come lo conoscevano? Che relazioni intrattenevano con coetanei, con giovani più grandi e con adulti?  Ad aiutare la ricostruzione ci sono gli smartphone, le scatole nere delle nostre esistenze sociali e al loro interno, i social network. TikTok è quello che usano i giovanissimi, spesso anche mentendo sull'età minima per potervi accedere.

Veniamo alla violenza, anzi alle violenze sessuali. È chiaro che a quell'età dev'essere qualcuno a "tirarti dentro". Sarebbe stato uno dei minori. E quel "dentro" è una delle tante macchie nere del degrado nel degrado di un luogo dimenticato dall'Italia per quarant'anni, un ex complesso sportivo oggi diventato "stanza del buco" che ricorda tanto le pagine del romanzo di Christiane F. sulla droga nel quartiere Zoo di Berlino.

È lì che le ragazze sono state condotte e assaltate sessualmente. Quanti? «Una folla» verrebbe da dire citando la Marturano di Eduardo. Ieri erano 6, oggi si parla di 15 persone. E torniamo alla relazione degli assistenti sociali: «grave incuria dei genitori che, con ogni evidenza, hanno omesso di esercitare sulla figlia il necessario controllo, così esponendola a pericolo per la propria incolumità». Non c'è molto altro da capire.

Ora le ragazzine sono entrambe seguite da uno psicologo. Famiglie e avvocati vorrebbero farle rientrare presto in casa, ma le circostanze attuali lo rendono molto difficile nel breve periodo.

Chi si è calato i pantaloni, chi ha abusato giorno dopo giorno? Molti coinvolti sono minorenni, fra loro c'è un diciannovenne con precedenti. Il sesso preteso e reiterato, poi le minacce.

La predatorietà nell'impossessarsi dei corpi, del creare le condizioni per farlo, nel pretendere ancora e ancora. L'arrogante certezza che di quelle violenza nulla sarebbe uscito da quei luoghi dimenticati dagli uomini e dalla legge.

I carabinieri di Caivano guidati dal capitano Antonio Maria Cavallo hanno in mano un mucchio di smartphone da cui prelevare informazioni. Fra i coinvolti ci sarebbero rampolli dei boss delle piazze di spaccio. Lo si sussurra a Caivano, lo scrivono alcuni giornali.

Non ci voleva la zingara per intuirlo: tra Parco Verde ed ex Iacp una buona fetta dei residenti ha reati precedenti o è in attività con la droga.

don Patriciello
don Patriciello

Ci sono state tante reazioni alla storia. Alcuni politici chiedono sostanzialmente di fare tabula rasa dell'area, altri propongono la castrazione chimica di non si sa bene chi.

«Ho il cuore a lutto» afferma don Maurizio Patriciello. Egli fa parte dei soli tre elementi riconoscibili dello Stato fra il Parco Verde e  il Bronx Iacp: la chiesa. Gli altri due sono la stazione dei carabinieri e la scuola elementare e media. In trincea col deserto intorno.

Fra le richieste del sacerdote quella a Giorgia Meloni: «Venga a Caivano». Un appello che è arrivato a Palazzo Chigi e che la Presidente del Consiglio starebbe valutando molto seriamente, anche se non ora, non nel mezzo di una indagine giudiziaria.

La storia delle cuginette di Caivano per ora è questa qui.  Irraccontabile nella sua completezza poiché riguarda quasi tutti minorenni, in particolare le vittime; in fieri poiché le indagini sono in corso e le persone indiziate sono da considerare innocenti. E perché dopo Fortuna Loffredo e Antonio Giglio quella zona di Caivano è bollata per sempre. Almeno per questa generazione di donne e uomini.

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