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Striscioni e cori antifascisti davanti al Comune di Salerno per la presentazione del libro su Carlo Falvella

Dopo le polemiche, le contestazioni davanti al Comune di Salerno per la presentazione del libro edito da Altaforte su Carlo Falvella, ucciso il 7 luglio 1972.
Foto da Agro24.it
Foto da Agro24.it

Momenti di tensione davanti al Comune di Salerno, dove nella Sala dei Marmi si è tenuta oggi pomeriggio la presentazione del libro "E me ne vanto. Storia di Falvella", scritto da Tony Fabrizio e pubblicato da Altaforte Edizioni, casa editrice ritenuta vicina al movimento CasaPound Italia. Molte persone si sono radunate all'esterno, su via Roma, esponendo uno striscione con la scritta: "Le istituzioni crollano ma la Salerno antifascista non si piega", ed intonando cori come "Fascisti carogne, tornate nelle fogne". Carlo Favella venne ucciso il 7 luglio 1972 sul Lungomare di Salerno: studente di filosofia e vicepresidente del Fronte Universitario d'Azione Nazionale di Salerno (organizzazione universitaria del Movimento Sociale Italiano), morì per un fendente all'aorta per il quale fu condannato nel 1975 Giovanni Marini a dodici anni per omicidio preterintenzionale aggravato e concorso in rissa (pena ridotta a 9 anni in Appello, 7 dei quali poi scontati).

Le polemiche per la presentazione di questo libro nel Comune di Salerno erano iniziate già giorni fa, con diversi esponenti politici che avevano puntato il dito contro questa scelta. "È un fatto di una gravità inaudita che questa iniziativa trovi ospitalità proprio nel Salone dei Marmi, all'interno della sede municipale che ha ospitato storicamente il primo Governo dell’Italia liberata", ha commentato Rosario Andreozzi, consigliere regionale campano per l'Alleanza Verdi-Sinistra. "De Luca sa che l'autore del libro sostiene che i saluti romani siano solo un rito impersonale. La storia ce lo ha insegnato e ancora oggi continua ad essere chiaro: i fascisti negano, mentono, ribaltano gli accadimenti pur di farsi strada, e ospitarli in un palazzo comunale è una scelta politica di cui De Luca deve dare conto. Quando un'amministrazione considera la presenza organizzata di un movimento che si richiama apertamente al fascismo come una delle tante espressioni del conflitto democratico, non sta semplicemente gestendo una questione di ordine pubblico. Sta attivamente ridefinendo i confini di ciò che è considerato legittimo nello spazio pubblico della città, dicendo implicitamente alla cittadinanza quali linguaggi d'odio possono tornare a circolare. Ribadiamo a gran voce", ha aggiunto Andreozzi, "che il fascismo non è una delle tante opinioni del confronto democratico: è la negazione stessa della democrazia. La presenza di CasaPound rappresenta un progetto politico intrinsecamente incompatibile con una società aperta, plurale e antifascista e con un'amministrazione che nelle grandi occasioni sbandiera i valori della Resistenza e della Costituzione. Salerno ha forse cambiato idea? Se così vorremmo esserne informati, anche perché, mentre a Salerno si spalancano le porte ai neofascisti, dai vertici del Partito Democratico campano tutto tace. Piero De Luca è d'accordo? Possibile che il segretario regionale del Pd stia in silenzio dinanzi ad un episodio del genere? È un silenzio che fa rumore".

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