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L’autopsia su Jlenia Musella, uccisa dal fratello a Ponticelli: coltello impugnato, non lanciato

Nella relazione dell’esame autoptico viene escluso che il coltello che ha ucciso Jlenia Musella sia stato lanciato, come raccontato dal fratello: Il colpo “deve ritenersi inferto a distanza ravvicinata”.
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A cura di Nico Falco
Giuseppe e Ylenia Musella
Giuseppe e Ylenia Musella

Il coltello che si è conficcato nella schiena di Jlenia Musella, causandole una ferita che in brevissimo tempo l'ha portata alla morte, non sarebbe stato lanciato, ma il fendente sarebbe stato sferrato tenendo l'arma in pugno: è quello che suggeriscono gli accertamenti autoptici effettuati sul corpo della 22enne, uccisa il 3 febbraio a Ponticelli, Napoli Est. Ed è una versione che smentisce il racconto del fratello, il 28enne Giuseppe Musella, che ha sempre raccontato di avere lanciato quel coltello verso la sorella durante un litigio ma senza avere intenzione di colpirla. Il colpo, si legge infine nelle conclusioni della relazione, "deve ritenersi inferto a distanza ravvicinata, ovvero in condizioni di contatto diretto tra vittima e aggressore, che brandiva l'arma nella propria mano".

La ragazza era stata ferita nel rione Conocal, nei pressi della sua abitazione. Secondo il racconto del fratello ci sarebbe stato un furioso litigio tra i due, in varie fasi: prima un battibecco dentro l'appartamento, poi la lite vera e propria e i due si sarebbero azzuffati. In quest'ultima fase il 28enne, mentre la sorella si allontanava, le avrebbe lanciato contro il coltello, centrandola alla schiena. La giovane era stata poi portata al Pronto Soccorso di Villa Betania dalla madre, dal fratello e da un'altra persona che era nell'abitazione con loro; dopo averla affidata ai sanitari, i tre si sarebbero allontanati. Giuseppe Musella si è presentato in Questura poco prima della mezzanotte, insieme al suo legale, Andrea Fabbozzo, e ha confessato. La dinamica fornita dal ragazzo, però, non aveva mai convinto gli inquirenti, secondo i quali il coltello non poteva essere stato lanciato e colpire la 22enne con quella forza, ma Jlenia era stata "colpita con forza e determinazione". L'ipotesi era stata anche alla base dell'ordinanza del gip (poi convalidata) con cui era stato disposto il carcere per Giuseppe Musella.

Ora i risultati dell'autopsia, che sembrano andare nella stessa direzione. Nella relazione si legge che la lama è entrata abbastanza in profondità da raggiungere le strutture vascolari maggiori e, questa la conclusione riportata, "non trova fondamento la versione dei fatti secondo cui l'arma da punta e taglio sia stata lanciata piuttosto che impugnata". In sostanza, a parere del medico, se le cose fossero andate come descritto da Giuseppe Musella, la lama non avrebbe avuto "sufficiente forza inerziale da ledere una serie di strati costituiti da indumenti, cute, sottocute, fasce e muscoli".

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