Stadio Maradona, dissequestrato il punto ristoro del Napoli: i sigilli scattati per un’ispezione dopo la partita col Milan

Dissequestrato il punto ristoro del Calcio Napoli in costruzione allo Stadio Diego Armando Maradona di Fuorigrotta. La società calcistica ha presentato istanza per il ripristino, in vista dell'ottenimento di tutti i permessi per i lavori di riqualificazione dell'area Hospitality già approvati dalla giunta del sindaco Gaetano Manfredi l'anno scorso, come anticipato da Fanpage.it. I sigilli erano scattati il 18 maggio scorso, dopo un sopralluogo della Polizia Locale. Nelle scorse ore, la conferma del dissequestro da parte del giudice. Tutto è partito dopo una ispezione dell'8 aprile scorso – successiva alla partita Napoli-Milan di due giorni prima – condotta dal consigliere comunale e avvocato Gennaro Esposito, presidente della Commissione Sport, e dal consigliere Massimo Cilenti, presidente della Commissione Politiche Sociali, accompagnati dalla dirigente degli impianti sportivi. Durante il blitz, erano emersi i lavori al punto ristoro, successivamente segnalati dalla commissione Sport alla Soprintendenza, all'antiabusivismo e alla polizia locale.
Il sopralluogo dei consiglieri comunali dell'8 aprile
L'8 aprile scorso, il consigliere Esposito, assieme al presidente della Commissione Politiche Sociali, Massimo Cilenti, e alla dirigente comunale Gerarda Vaccaro, responsabile di Grandi eventi e Stadio Maradona, conducono una ispezione allo Stadio Diego Armando Maradona. Il sopralluogo arriva a due giorni di distanza dal match Napoli-Milan del 6 aprile. "Al termine della partita – si legge nella nota inviata alla Soprintendenza il 10 aprile successivo, che Fanpage.it ha potuto visionare – si è registrata una situazione di rilevante affollamento in fase di deflusso dalla Tribuna Autorità, determinata dalla presenza di un catenaccio apposto su una delle porte di uscita. Nel corso del sopralluogo si accertava che la suddetta porta risultava interdetta in quanto l’area retrostante era stata destinata a cantiere per la realizzazione di uno spazio chiuso, presumibilmente adibito a punto ristoro. L’intervento risulta in fase di esecuzione mediante installazione di pedane, pannellature e strutture portanti in acciaio (putrelle), come da documentazione progettuale e fotografica allegata. Si rilevava, altresì, la realizzazione di un’opera analoga, di carattere speculare, in altra area dell’impianto, destinata – secondo quanto riferito – ad accogliere le compagne dei calciatori".
Il tecnico presente sul cantiere per conto della SSC Napoli, interpellato sul posto dai commissari, aveva risposto che "le opere in corso avrebbero natura provvisoria e sarebbero facilmente removibili, ritenendo pertanto non necessario alcun titolo edilizio (né CILA né SCIA), aggiungendo che le stesse si collegherebbero ad una non meglio precisata CILA risalente al 2014". Da qui, la sorpresa dei commissari, visto che l'ex San Paolo, progettato dall’architetto Carlo Cocchia e inaugurato il 6 dicembre 1959, costituisce bene di proprietà pubblica del Comune di Napoli ed è sottoposto al Codice dei Beni Culturali. Il termine 70ennale dovrebbe terminare nel 2029. La Commissione Sport successivamente ha chiesto alla Soprintendenza di chiarire se le opere fossero "temporanee o precarie" e se ci fossero tutte le autorirzzazioni, tra cui idoneo titolo edilizio e il parere della Soprintendenza. Analoghe segnalazioni sono state inoltrate agli uffici dell'Edilizia Privata e dell'Antiabusivismo, nonché alla Polizia Locale UO Tutela Edilizia e Patrimonio.
I lavori per i nuovi box hospitality del Napoli
Da tempo, il Calcio Napoli, in collaborazione con il Comune, sta lavorando per migliorare l'accoglienza dell'impianto sportivo di Fuorigrotta. Il club ha infatti presentato un progetto per realizzare la nuova Sala Hospitality in Tribuna d’Onore. Si tratta di uno spazio di 70 metri quadrati con accoglienza per 50 spettatori, al posto dell'attuale Ufficio Gare. A questa si aggiunge la nuova Sala Hospitality esterna alla sala Champions, da realizzare con prefabbricati in alluminio del tipo pergotende, e da usare in occasione degli incontri internazionali collegata alla prima al fine di ottenere la richiesta Uefa di almeno 400 metri quadrati disponibili nelle prime fasi – estendibili fino a 500 metri quadrati nella fase finale. L'attuale disponibilità è 300 metri quadrati. Nel 2020 per la gara di Champions Napoli-Barcellona del 25 febbraio si realizzò una struttura simile per 100 metri quadrati vicino alla Tribuna Nisida. Quindi, una terza Sala Hospitality, anche questa nuova, posta a quota 36 metri per l'accoglienza dei parenti dei giocatori del Napoli. Si tratta di un'area da 120 metri quadrati con servizi da ricavare sotto la Tribuna Posillipo, con pavimento in legno e struttura d'acciaio provvisoria. Infine, la riqualificazione della Sala Family, di solito usata dalle mogli e dai familiari dei giocatori. Si tratta di lavori autorizzati dal Comune con delibera.
I sigilli e il dissequestro
Dopo le segnalazioni, gli uffici hanno eseguito i controlli. Il 18 maggio è arrivata la convalida del sequestro. Il Napoli ha fatto istanza di dissequestro che è stata accolta dal giudice. Adesso, la pratica edilizia, già autorizzata dal Comune con la delibera, sarà perfezionata e i lavori potranno ripartire. Ieri, il sindaco Gaetano Manfredi, appresa la notizia pubblicata da La Repubblica, aveva parlato di "interpretazione contrastante della delibera di concessione degli spazi che era stata fatta dal Comune e che la società ha interpretato anche come autorizzazione edilizia, mentre in realtà era necessario anche acquisire l'autorizzazione per i lavori, una volta concessi gli spazi. Da questa differente interpretazione, è nato poi il problema che mi auguro si possa risolvere". Sullo sfondo il braccio di ferro tra iAurelio De Laurentiis e il Comune, sul nuovo stadio. Il patròn del Napoli vorrebbe realizzarlo nella zona orientale nell'ex area Q8, che dovrebbe terminare la bonifica nel 2028. La giunta Manfredi, invece, vuole ristrutturare il Maradona con un progetto da 203 milioni di euro e ieri ha ricevuto l'ok anche dal Governatore Roberto Fico, al quale invece De Laurentiis aveva chiesto di non procedere al finanziamento, proprio per poter costruire il nuovo stadio.