“Milano è senza identità, ma con un progetto. Napoli è il contrario”, dice l’architetto Uberto Siola

Scendere sulla banchina della metropolitana Linea 6, nella stazione di Chiaia Monte di Dio, significa compiere una vera e propria "discesa all’Ade". Lo ha voluto l’architetto Uberto Siola, che ha firmato il progetto, coadiuvato dall'artista Peter Greenaway, con l'intento di omaggiare le origini mitologiche e la storia millenaria di Napoli. La stazione, che richiama divinità come Giove, Nettuno, Cerere e Plutone, rappresenta, secondo Siola, un richiamo al mito e all’atto fondativo della città, un percorso che esplora l’identità partenopea segnata dal razionalismo illuminista ma anche da straordinarie esperienze esoteriche, come quelle legate alla figura del principe Raffaele Di Sangro.
Il progetto affonda le radici in una storia lunga e laboriosa, iniziata con la firma del contratto nel 1999 e il sub-contratto per Chiaia nel 2004. L’architetto Siola ammette di aver trascorso oltre vent'anni sul cantiere, un lasso di tempo che lo ha portato a riflettere sul noto primato napoletano: non tanto la lunghezza dei cantieri, quanto "la quantità di cantieri che partono e non si chiudono".
L'idea di trasformare le fermate in "edifici d'arte, pezzi artistici" nasce da un’intuizione dell’allora sindaco Antonio Bassolino e del critico d’arte Achille Bonito Oliva, con l'obiettivo di offrire ai cittadini una forma di "acculturamento". La scelta di affiancare Greenaway al progetto è emblematica di questa visione: Siola, che aveva già lavorato con l’artista a Shanghai in occasione dell’Expo 2010, riconobbe in lui la sensibilità necessaria per interpretare Napoli come la "città del mito".
Siola rievoca la sua esperienza all’Expo 2010 di Shanghai, dove propose di esportare al mondo "la bellezza, la cultura, l'architettura, sono i beni culturali, sono i monumenti" come vera merce italiana, superando la crisi del Paese industriale. Per Napoli, questo rilancio è avvenuto ricostruendo la propria immagine "guardando se stessa, guardando l'ambiente, la cucina, la gente, i monumenti". La rinascita è stata resa possibile anche da un improvviso placarsi del "discorso del malaffare”, dove “anche quelli che magari prima si identificavano con il malaffare, oggi si identificano in questo mercato".
Tuttavia, Siola è critico nei confronti di un modello di sviluppo incontrollato che ha portato Napoli a diventare friggitoria all'aria aperta e luogo di bed and breakfast al chiuso. Il direttore di Fanpage Francesco Cancellato ha incalzato l’architetto su una sua celebre dichiarazione, definendo la sua stazione come uno “schiaffo alla città friggitoria".
Siola ha interpretato lo “schiaffo” come la contrapposizione del "terziario degradato" con la città d’arte, dove la bellezza "costringe la gente ad essere migliore". A riprova di ciò, Siola ha citato la piazza in pietra bianca all’uscita della stazione, che dopo dieci mesi dall’inaugurazione non presenta "un segno, non c'è un Cristo che ha messo una firma o disegnato un cuoricino, non c'è nulla". La bellezza, in definitiva, "incute rispetto".
La riflessione si è ampliata a un confronto tra Napoli e l’Italia nel suo complesso. Siola ritiene che la bellezza e la vitalità di Napoli – che vive di un "filo rosso" che unisce le stazioni dell’arte a fenomeni pop e culturali come Elena Ferrante, Liberato, Geolier e Paolo Sorrentino – non siano del tutto rispecchiate da un Paese percepito come "stanco, un po’ vecchio, un po’ come dire che ha qualche difficoltà". L'architetto ha criticato duramente Milano, definendola una città che "si è suicidata, perché è uscita dalla sua identità", cercando di essere altro – "È Las Vegas? È Francoforte?".
“Milano è una città senza identità, con un progetto. Napoli è una città con un'identità, senza progetto”. Ne è convinto, Siola. E questa carenza di progetto è, per Siola, il vero problema non solo di Napoli, ma di tutta l'Italia. Che in questo si assomigliano e si rispecchiano. L'Italia, per l'architetto, è un Paese che fatica a spendere i fondi del Pnrr per l'assenza di piani reali, affidandosi a progetti preesistenti come quelli delle Ferrovie dello Stato, come ad esempio. la tratta Napoli-Bari. La critica non riguarda l'oggetto fisico, ma il "progettare le città" e, soprattutto, la capacità di governo.
Secondo Siola, l'Europa si sta dirigendo verso un futuro in cui l'identità italiana sarà il suo valore culturale e turistico, un "posto molto bello, molto ricco, pieno di monumenti". Ma questa trasformazione, per evitare di diventare il "Paese dei messicani col sombrero calato sugli occhi appoggiati al muro", deve essere governata. "Il progresso si ottiene con il governo dei processi. Se non c'è la capacità del governo dei processi, e quindi se non c'è una politica che regge, tutto va in malora, non possiamo affidarci allo spontaneismo".
In conclusione, Francesco Cancellato ha domandato se la stazione, con la sua bellezza in grado di contrapporsi al degrado e allo spontaneismo, sia anche un "atto politico". "Certo", ha risposto Siola. "È un atto politico nella misura in cui io per farla, per fare questo progetto, sono partito da Napoli. In questo progetto io riconosco Napoli, la luce di Napoli, le rampe di Napoli, le scale di Napoli, le cappelle votive di Napoli, le cupole di Napoli. È tutto lì. […] È anche un omaggio che faccio alla città". L'intervista si è chiusa con un’affermazione che è anche una dedica: la stazione di Chiaia Monte di Dio è "Una lettera d'amore a Napoli", anche se, conclude Siola, "magari non ricambiato".