Serrata degli artigiani a San Gregorio Armeno contro i negozi di calamite: il Comune annuncia controlli sulle licenze

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Uno dei cartelli affissi sulle saracinesche abbassate a San Gregorio Armeno / Fanpage.it
Serrata delle botteghe dei pastori a San Gregorio Armeno: “No all’apertura di negozi di souvenir”. Turisti delusi. Il Comune annuncia controlli sulle licenze.

"San Gregorio Armeno non si tocca. Botteghe chiuse fino alle 14". L'avviso affisso oggi sulle serrande abbassate delle storiche attività artigiane . La protesta è scoppiata contro il rischio di apertura di negozi di calamite e altri souvenir a basso costo e di scarsa qualità nella strada dei presepi di Napoli famosa nel mondo. Centinaia di turisti delusi questa mattina, lunedì 14 settembre, con gli sguardi fissi sulle saracinesche chiuse. Niente presepi e pastori per loro. Molti si sono soffermati a leggere gli avvisi affissi alle bacheche dei negozi. "Non vogliamo bloccare il cambiamento – si legge in uno dei cartelli messo oggi nel vicolo dei Decumani – Vogliamo difendere la nostra storia. Pastori, presepi, artigiani. Questa è San Gregorio Armeno. Salviamo l'identità di Napoli". La manifestazione è stata organizzata dall'associazione Le Botteghe di San Gregorio Armeno, presieduta da Vincenzo Capuano, affiancato dal portavoce, l'architetto Gabriele Casillo. Il comitato da anni raccoglie i bottegai della strada, che si tramandano da generazioni i segreti del presepe Seicentesco napoletano.

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La serrata delle botteghe dei presepi a San Gregorio Armeno / Fanpage.it

Il Comune annuncia i controlli sulle licenze

Il Comune di Napoli, intanto, dopo la protesta di stamattina, ha annunciato controlli sulle licenze. Sulla "paventata apertura di attività commerciali non pertinenti alla tradizione artigianale in via di San Gregorio Armeno – scrive in una nota l'assessorato al Commercio e Turismo – l’Amministrazione Comunale di Napoli intende rassicurare la cittadinanza, gli artigiani e i commercianti sulla fermezza degli strumenti di tutela messi in campo". "La strada di San Gregorio Armeno – spiega l'assessora Teresa Armato – rappresenta un patrimonio unico al mondo, simbolo identitario e culturale della nostra città. Proprio per difenderne l'essenza da fenomeni di omologazione e speculazione commerciale, il Comune di Napoli ha approvato prima nel luglio del 2023 una delibera che vietava l'apertura di attività food & beverage nel centro storico di Napoli e a San Gregorio Armeno qualsiasi nuova apertura che non fosse legata all'artigianato tipico e alla lavorazione dei pastori; e poi una nuova Delibera di Consiglio Comunale del 29 giugno 2026 con il nuovo “Piano per la programmazione delle aperture degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, di produzione di alimenti e di vicinato con consumo immediato sul posto nel centro storico di Napoli, sito Unesco, e nelle aree della cosiddetta "Buffer zone".

"Il provvedimento – prosegue Armato – sancisce una tutela rafforzata e vincolante per l'area. In particolare, l’articolo 13, comma 3, stabilisce una regola chiara e restrittiva: “Nella strada di San Gregorio Armeno è ammessa la sola attività di produzione e vendita di prodotti dell’arte presepiale e dei pastori”. A San Gregorio Armeno non è consentita alcuna eccezione: qualsiasi nuova attività che prescinda dalla produzione e dalla vendita dell'arte presepiale e dei tradizionali pastori è formalmente vietata".

Da qui, l'annuncio delle verifiche: "L’iter di controllo sulle Segnalazioni Certificate di Inizio Attività (SCIA) prevede un’istruttoria rigorosa ed approfondita da parte degli uffici competenti. Il vaglio amministrativo accerta la conformità del soggetto richiedente attraverso la visura camerale: l’attività commerciale potrà essere autorizzata ed avviata esclusivamente da chi possiede un oggetto sociale perfettamente in linea con le prescrizioni del regolamento comunale. Si ribadisce che oggetto della verifica istituzionale è unicamente la legittimità dell'oggetto sociale dichiarato presso la Camera di Commercio e il rispetto delle normative vigenti, mentre non ha né può avere alcuna rilevanza la nazionalità del richiedente. Il Comune di Napoli segue con massima attenzione l'evoluzione della vicenda ed è al fianco delle botteghe storiche, confermando l'impegno quotidiano per proteggere il valore culturale, la storia e la tradizione presepiale che rendono San Gregorio Armeno il cuore pulsante e autentico della città".

Nello stesso locale tre anni fa fu bloccato Scaturchio

La protesta è partita dopo la diffusione della notizia della possibile apertura di un nuovo negozio, con affitto di ramo di azienda, nella stradina. Nello stesso locale, negli scorsi, Scaturchio avrebbe voluto aprire una pasticceria. Ma l'iniziativa fu bloccata dal Comune di Napoli con la delibera che vietava l'apertura di nuovi locali del food nel centro storico per tre anni, poi scaduta lo scorso luglio. Adesso nello stesso locale potrebbe aprire un negozio di souvenir, gestito da una titolare con licenza artigianale. I bottegai, però, temono che possa non vendere tutti i prodotti artigianali del presepe napoletano, ma anche altri gadget. Da qui, la manifestazione per non snaturare la vocazione storica della strada. Si tratta di ipotesi di parte, è bene precisare. Il negozio, infatti, è ancora chiuso. A quanto apprende Fanpage.it, nel locale sarebbero ancora presenti dei presepi del vecchio titolare, che resterebbero in esposizione, mentre tra la merce in vendita ci dovrebbero essere i tradizionali "scogli" di sughero, che servono per ricreare le scenografie del presepe. Non è chiaro se saranno vendute anche Natività, Angeli e altri pastori tipici del presepio.

Il Comune negli scorsi mesi ha provato a tutelare la strada, con l'articolo 13 della delibera 288/2026 dove si legge, al comma 5, "nella strada di San Gregorio Armeno è ammessa la sola attività di produzione e vendita di prodotti dell’arte presepiale e dei pastori". L'esposizione degli "scogli" e dei presepi dovrebbe essere sufficiente ad assolvere ai requisiti richiesti. Ma i pastorai temono che possa fungere da apripista per la vendita anche di altri prodotti, affini, ma non tipici dell'artigianato locale.

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