San Gennaro, le lacrime di don Mimmo Battaglia nell’omelia per i bimbi morti nelle guerre
Il vescovo di Napoli, cardinale Domenico Battaglia, da tutti chiamato «don Mimmo» nei suoi dieci anni di episcopato ha abituato i fedeli ai suoi discorsi molto belli, sofferti, anche duri ma ricchi di speranza. Anche stavolta, dopo l'annuncio dell'avvenuto prodigio di San Gennaro, nel giorno sua celebrazione del patrono, il 19 settembre, non è da meno. La sua omelia dall'altare del Duomo è una invocazione diretta al Santo martire vescovo di Benevento, una richiesta di grazia per il prossimo anno. Una omelia più volte interrotta dalle lacrime del vescovo che sono le lacrime, l'emozione e la commozione di tanti in Duomo: «Vorrei chiedere a San Gennaro – dice Battaglia – una grazia per il prossimo anno. Forse perfino troppo grande, ma i Santi servono anche a questo. A ricordarci che ci sono preghiere che sarebbe vigliacco non pronunciare. Gennaro, se il tuo sangue deve sciogliersi, si sciolga ancora. Quando torneremo qui il prossimo anno, fa che l'unico sangue di cui dovremmo parlare sia il tuo. Non voglio più venire qui davanti alla tua ampolla e dover dire che il tuo sangue assomiglia a quello dei bambini uccisi e delle vittime innocenti. Non voglio più nominare la Palestina e l'Ucraina». L'omelia viene applaudita diciotto volte, forse è la più applaudita dell'episcopato di Battaglia, dunque di dieci anni.
E ancora: «Sono stanco delle nostre commemorazioni perfette e delle nostre paci impossibili, sono stanco di vedere l'uomo diventare bravissimo a contare i morti e terribilmente incapace di smettere di farli: il male più grande è abituarsi alla guerra. Oggi, davanti al sangue di Gennaro, vorrei che da Napoli partisse un grido: fermatevi».
C'è anche un passaggio forte sulla camorra: «È guerra senza divise, ma è una guerra». «Napoli, tu conosci il sangue, lo conoscono i tuoi vicoli, lo conoscono certe madri che hanno imparato a riconoscere il rumore di uno sparo, lo conoscono i ragazzi a cui qualcuno ha insegnato troppo presto che una pistola può dare più rispetto di un libro, lo conoscono le famiglie che abbassano gli occhi, i commercianti che hanno paura, gli uomini e le donne a cui viene chiesto di scegliere tra il coraggio e la sopravvivenza. La camorra è guerra».
E rivolgendosi ai camorristi, Battaglia ha affermato: «Permettetemi di dirlo con chiarezza: non c'è nulla di religioso nella camorra, non basta inchinarsi davanti a una statua, puoi accendere cento candele a San Gennaro, ma se spegni la vita di tuo fratello, quelle candele non fanno luce». «L'anno prossimo – dice rivolgendosi al Santo – vorrei ringraziarti perché avremo avuto il coraggio di mettere davvero i più piccoli al centro, non dei discorsi, ma delle scelte della politica, della comunità tutta, della nostra città».