Regione Campania, il Consiglio cambia le regole per gli staff: più consulenti esterni, arrivano gli esperti del presidente

Non era passato un anno da quando il Consiglio regionale della Campania aveva approvato il regolamento che disciplina gli uffici di staff dei suoi organi politici, che quello stesso regolamento torna in Aula, con una nuova maggioranza, per essere riscritto in toto e con novità importanti. Il testo originario «Organizzazione degli Uffici di diretta collaborazione a supporto degli organi politici» era stato approvato il 30 luglio 2025 e pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione l'11 agosto successivo.
Il 3 luglio 2026 è arrivata una proposta di modifica importante, firmata dall'intero ufficio di presidenza dell'Aula ovvero centrodestra e centrosinistra, il presidente Massimiliano Manfredi e insieme a lui Luca Trapanese, Giuseppe Fabbricatore, Giovanni Porcelli, Livio Petitto, Lucia Fortini e Michela Rostan. Il testo è stato assegnato alla Prima commissione permanente per l'esame di merito, con il parere della Seconda commissione e della Giunta per il regolamento.
Gli uffici di diretta collaborazione, o Udc, sono le strutture che affiancano il presidente del Consiglio, i componenti dell'Ufficio di presidenza, i presidenti delle commissioni e i gruppi consiliari: segreterie, consulenti, portavoce. Sono per definizione uffici «di fiducia», cioè legati alla permanenza in carica del politico che li nomina, e per questo seguono regole di selezione diverse da quelle della pubblica amministrazione ordinaria. È proprio su questo perimetro – chi può essere nominato, con quali requisiti, con quali soldi – che intervengono le modifiche proposte.
Un nuovo potere per il presidente del Consiglio
Il cambiamento più rilevante sul piano politico è un articolo nuovo, il 6-bis, che introduce la figura dei «consulenti e consiglieri» del presidente. La norma consentirebbe al presidente del Consiglio regionale e ai componenti dell'Ufficio di presidenza di avvalersi di un massimo di quattro consulenti esperti in materie giuridiche ed economiche, retribuiti mensilmente con un compenso pari alla metà dell'indennità spettante ai consiglieri regionali, e di consiglieri onorifici, con incarico gratuito e solo il rimborso delle spese documentate. Gli incarichi durerebbero quanto il mandato del presidente e non genererebbero alcun rapporto di impiego.
Nella relazione che accompagna la proposta, i firmatari descrivono questa novità come un semplice adeguamento: una facoltà già riconosciuta al presidente della Giunta regionale, che verrebbe ora estesa anche al vertice dell'assemblea legislativa. In realtà, però, si tratta dell'introduzione di un potere di nomina fiduciaria che finora il presidente del Consiglio non aveva.
Il portavoce diventa facoltativo, il budget resta al presidente
Cambia anche la gestione della comunicazione istituzionale. Le attività di comunicazione, compresa quella sul web e i rapporti con la stampa, passerebbero esplicitamente alla segreteria del presidente. Di conseguenza, la nomina del portavoce del presidente del Consiglio, oggi obbligatoria, diventerebbe facoltativa. Ed è qui che si trova il passaggio più interessante sul piano contabile: se il portavoce non viene nominato, questi soldi dove vanno?
Le risorse già stanziate in bilancio per quel ruolo resterebbero comunque a disposizione del presidente per finanziare altre attività di comunicazione della presidenza. Un budget già stanziato, insomma, non tornerebbe nelle casse generali, ma verrebbe semplicemente riconvertito ad altro uso dentro lo stesso perimetro di spesa.
Personale a termine "di natura fiduciaria" e nuovi criteri di selezione
La proposta introduce anche la possibilità di assumere negli uffici di diretta collaborazione, personale a tempo determinato definito «di natura fiduciaria», nel limite del 30 percento della dotazione massima prevista dal regolamento e sempre dentro il budget assegnato dall'Ufficio di presidenza.
Il punto più delicato riguarda però i criteri per individuare i responsabili degli Udc. La proposta introduce cinque requisiti alternativi per l'accesso al ruolo, tra cui almeno cinque anni come responsabile di strutture di supporto agli organi politici, l'iscrizione ad albi professionali con esame di Stato, esperienza pluriennale in attività di supporto organizzativo-amministrativo, oppure precedenti esperienze istituzionali e politiche (da parlamentare, consigliere regionale, amministratore locale) di almeno cinque anni.
Due di questi cinque requisiti cioè quelli legati all'esperienza organizzativo-amministrativa generica e alle pregresse esperienze politico-istituzionali, sono accompagnati da una clausola che ne limita l'applicazione fino alla scadenza dell'attuale legislatura.
Consulenti esterni anche per le commissioni
La proposta estende inoltre ai presidenti delle commissioni permanenti, non solo alla presidenza del Consiglio, la possibilità di nominare fino a due consulenti esterni per attività di supporto, studio e ricerca, con un compenso mensile che non potrebbe superare la metà dell'indennità consiliare, sempre nell'ambito del budget assegnato dall'Ufficio di presidenza.
Su ogni singolo articolo, la relazione che accompagna la proposta ripete la stessa formula: nessuna disposizione comporterebbe nuovi o maggiori oneri per il bilancio regionale. Il tetto di riferimento resta quello fissato dalla legge regionale sul bilancio 2021: 5,9 milioni di euro annui, invariato dal 2021, a cui si aggiunge il vincolo statale sulla spesa per personale a termine e collaborazioni. Il meccanismo per garantire questa "invarianza" è sempre lo stesso: ogni nuova facoltà di nomina viene vincolata ai budget già assegnati a ciascuna struttura, senza stanziamenti aggiuntivi.
C'è però un passaggio della relazione che altro: data l'eterogeneità dei profili professionali che potrebbero essere coinvolti e delle diverse forme contrattuali disponibili, nessun tetto numerico o retributivo può garantire da solo il rispetto dei limiti di spesa complessivi. Il rispetto effettivo del tetto, si legge nella relazione, dipenderà in ultima analisi dalle scelte discrezionali di ciascun Ufficio di presidenza nell'utilizzo del proprio budget.