Presidenza Fico in Regione Campania

Regione Campania, bilancio di previsione 2027: le incognite sui conti della prima vera manovra di Roberto Fico

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Capo cronaca Napoli
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Roberto Fico, 51 anni, dal 2025 presidente della Regione Campania
La Regione Campania deve fare i conti con un contesto nazionale incerto e con una spesa sanitaria e per i trasporti che cresce più dei fondi statali.

Non sarà «lacrime e sangue», la terribile locuzione che in gergo politico denota una manovra di bilancio povera di risorse e ricca di sacrifici, tuttavia intorno al bilancio di previsione 2027-2029 della Regione Campania si addensano nubi, rischi finanziari che riguardano l'Italia e l'Europa intera e che, focalizzati sulla regione meridionale significano una sola cosa: la coperta è corta, la si può tirare da una parte e dall'altra ma lascerà inevitabilmente qualcosa di scoperto.

Premessa politica: il bilancio previsionale 2027 è il primo, vero, bilancio della maggioranza guidata da Roberto Fico. Divenuto operativo a fine novembre 2025,  Fico ha potuto solo prendere atto del lavoro svolto dalla precedente amministrazione guidata da Vincenzo De Luca; ha impresso alcuni importanti cambiamenti di indirizzo sul disastro delle aziende controllate (Eav su tutte) e varato alcuni provvedimenti che sentiva come importanti (il pacchetto di delibere sull'autismo, ad esempio). Dopodiché, Fico e i suoi si sono dovuti accontentare del lavoro già fatto «dai salernitani». Questo bilancio invece recherà la sua firma dal primo all'ultimo foglio e dovrà imprimere, questo almeno è il suo intendimento, una svolta radicale su temi cruciali: sanità, trasporti, ambiente sono i primi.

Non sempre le cose vanno lisce come si spererebbe. Nella nota della Direzione Generale per le Risorse Finanziarie, che invita direttori generali e responsabili delle strutture regionali a predisporre i dati necessari a costruire il bilancio, viene illustrato anche il contesto economico in cui si muove questa costruzione. La lettera elenca una serie di incognite che potrebbero mettere sotto pressione i conti regionali nei mesi a venire.

Il primo rischio non riguarda la Campania, ma l'Italia intera. Basta andare nelle pagine iniziali del Documento di Finanza Pubblica del Governo: scenario internazionale reso incerto dal conflitto in Medio Oriente, rincari delle materie prime energetiche, aumento degli interessi sul debito pubblico e inflazione rivista al rialzo sia per quest'anno sia per il prossimo, con stime di crescita del Pil italiano abbassate rispetto alle previsioni di ottobre. Che significa? Minori risorse in circolo per tutto il sistema pubblico, Regioni comprese.

Sanità e trasporti: le due grandi incertezze dei conti di bilancio

E veniamo alle questioni che riguardano la Campania più nel concreto. Primo bubbone: sanità. La nota segnala che l'aumento della spesa sanitaria nazionale previsto per il 2027 rispetto al 2026 è dell'1,8%, ma il finanziamento statale del fabbisogno sanitario nazionale cresce a un ritmo diverso e comunque insufficiente a coprire l'inflazione e il rinnovo dei contratti del personale sanitario. Cosa significa in soldoni; se il fondo sanitario nazionale non cresce quanto i costi reali che le Regioni devono sostenere, sono i bilanci regionali a doverci mettere risorse proprie per coprire la differenza, un rischio esplicitamente citato nel testo come una delle preoccupazioni maggiori degli enti locali. Qui la delega è dello stesso Roberto Fico che proprio in questi giorni sta mettendo mano al rapporto tra strutture sanitarie convenzionate e Palazzo Santa Lucia con un piano di riordino.

Il trasporto pubblico locale, cruciale in un territorio che da anni ha il triste primato della Circumvesuviana, «la linea ferroviaria peggiore d'Italia», secondo Legambiente. Il vicepresidente della Regione che ha la delega ai trasporti, Mario Casillo (Pd), nei giorni scorsi ha già lanciato l'allarme sui tagli causati dall'autonomia differenziata. La riforma della fiscalizzazione del Tpl, cioè il meccanismo con cui lo Stato trasferisce risorse alle Regioni per i trasporti, genera incertezza su quante risorse arriveranno effettivamente sui territori, con il rischio concreto di tagli al servizio o di dover attingere a fondi regionali propri, soprattutto con i costi energetici e dei carburanti in aumento.

Poi c'è un altro rischio, quello fiscale: riguarda l'Irpef regionale. Per il triennio 2026-2028 è stato prorogato l'attuale sistema di aliquote e scaglioni, in attesa dell'attuazione della riforma del federalismo fiscale (decreto legislativo 68/2011). Questa situazione blocca la capacità della Regione di modificare la propria addizionale Irpef, con incertezza su quanto durerà questa situazione e su cosa succederà quando la riforma sarà attuata.

Il quinto elmento di preoccupazione tracciato nella comunicazione interna riguarda i Lep, i Livelli Essenziali delle Prestazioni. Che sono? Si tratta dei servizi essenziali connessi a diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. La Corte Costituzionale, con una sentenza del 2024, ha chiarito che è lo Stato a dover garantire il finanziamento dei Lep una volta definiti, ma la legge di bilancio 2026 stanzia risorse per innalzarli, obbligando comunque le Regioni a garantire con risorse proprie il raggiungimento di quei livelli di spesa, senza tener conto della capacità fiscale di ciascun territorio. Altri soldi, dunque.

Autonomia differenziata: una scelta contro cui tutte le regioni governate dal centrosinistra, in particolare quelle meridionali, si sono scagliate, accusando il governo Meloni di voler tagliare in due il Paese. L'Autonomia differenziata è  il processo con cui alcune Regioni (Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria, tra le prime) chiedono più competenze. La Campania, tramite il Presidente, ha già presentato osservazioni critiche su questi schemi di intesa, segnalando la mancanza di un'analisi seria sugli effetti che l'autonomia differenziata avrebbe sui bilanci delle Regioni che non la richiedono, come appunto la Campania.

La nota ricorda che, per legge, una Regione può vincolare entrate straordinarie non ricorrenti a spese specifiche solo se ha riconosciuto tutti i debiti fuori bilancio dell'anno. Il documento afferma esplicitamente che questo «non è il caso della Regione Campania», che quindi non ha ancora riconosciuto tutti i propri debiti fuori bilancio. È un'ammissione interna piuttosto significativa, perché indica una criticità contabile non ancora risolta. Le direzioni generali hanno tempo fino al 20 settembre 2026 per inviare le proprie previsioni di spesa e la relativa documentazione giustificativa, mentre la Giunta Fico dovrà trasmettere lo schema di bilancio al Consiglio Regionale entro il 31 ottobre.

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