Non paga il pizzo, il clan gli chiude l’autolavaggio con una catena: due arresti negli Amato-Pagano
Quell'attività, senza il loro permesso, a loro dire non poteva continuare a funzionare. E, per rendere ancora più chiaro il concetto, in una occasione gli avevano anche impedito di lavorare, chiudendo la porta di ingresso con catena e lucchetto. Una storia che andava avanti da cinque anni, e che si è conclusa ora con tre arresti: a finire in manette due persone, che per le intimidazioni si erano qualificate come appartenenti al clan Amato-Pagano, gli Scissionisti di Secondigliano e Scampia.
La vittima è il titolare di un autolavaggio di Marano, in provincia di Napoli. La meccanica ricostruita, invece, è quella solita del pizzo: l'uomo sarebbe stato vessato dal 2021, lo avrebbero minacciato in più occasioni per costringerlo a versare denaro, sostenendo che, se non avesse pagato, il clan non gli avrebbe concesso di lavorare in quel territorio che ritenevano sotto il proprio controllo. Le indagini sono state avviate il 28 luglio 2026, a seguito della denuncia sporta dall'imprenditore, e i carabinieri, anche attraverso l'analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza, hanno ricostruito la sistematica attività estorsiva. Alla fine, è arrivata l'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia: i due indagati sono gravemente indiziati di estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Uno dei due era stato già arrestato per una vicenda analoga, ai danni del dipendente di una ditta impegnata nella manutenzione della rete fognaria di Marano di Napoli. In quel caso la vittima aveva subìto due tentate estorsioni, il 24 e il 26 agosto 2026, ed era stata minacciata di morte per indurre la società per cui lavorava a "regolarizzare" la propria posizione nei confronti del clan.