Il contrabbando di carburante gestito dal clan Mazzarella: 3 arresti, evasione per 8 milioni di euro

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A cura di Nico Falco
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In Campania era attiva una organizzazione che contrabbandava milioni di litri di carburante, collegata al clan Mazzarella; nel corso delle indagini scattati tre arresti.

Il carburante veniva acquistato di contrabbando da fornitori sia nazionali sia dell'Ue, poi finiva sul mercato nero. Un affare da parecchi milioni, che passava per le mani del clan Mazzarella: è quello che è emerso da una inchiesta della Guardia di Finanza di Caserta, che ha portato all'arresto di tre indagati; a due di loro viene contestata l'associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di prodotti energetici aggravata, al terzo l'associazione per delinquere di tipo camorristico.

I tre sono destinatari di un dispositivo emesso dal Tribunale del Riesame di Napoli che, in sede di appello, aveva disposto l'applicazione della misura cautelare della custodia cautelare in carcere. Il provvedimento è diventato definitivo il 15 luglio 2026, quando la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalle difese. Due di loro sono stati quindi raggiunti dalla misura cautelare, mentre nei confronti del terzo è stato emesso un mandato di arresto europeo perché si era trasferito in Grecia e si era reso irreperibile; dopo circa un mese, il 25 agosto, si è costituito nel carcere di Secondigliano, a Napoli.

Le indagini sono state coordinate dalla Dda (prima area, procuratore aggiunto Sergio Amato) e hanno consentito di scoprire che in Campania era attiva una organizzazione che, tramite contatti sul suolo nazionale ma anche all'estero, si riforniva da depositi di distributori compiacenti. Nel corso delle attività di accertamento della polizia giudiziaria sono finiti sotto sequestro oltre 133mila litri di carburante; sono stati inoltre accertati una evasione fiscale di poco inferiore agli otto milioni di euro (4.9 milioni di imposta di consumo e 2.9 milioni di IVA), relativa all'importazione di oltre 10 milioni di litri di prodotti energetici, e la successiva cessione di crediti fiscali, derivanti da dichiarazioni fraudolente, per 6 milioni di euro.

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