Napolitano Store, verso il processo a Nola. L’accusa ad Angelo Napolitano: 5,7 milioni di Iva evasa con le “magliette dell’Avellino”

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Angelo Napolitano
Il gip di Nola fissa l’udienza preliminare: contestata un’evasione da 5,7 milioni di euro tra il 2023 e il 2024, pagamenti in nero e ricevute fasulle.

Cento euro, in codice, diventavano una «maglietta dell'Avellino». Con questa espressione, secondo gli inquirenti, i clienti di Napolitano Store si accordavano al telefono per i pagamenti in contanti, in cambio di sconti sulla merce venduta fuori da ogni scontrino fiscale. Ora quel linguaggio in codice è agli atti dell'inchiesta che porta dritta al processo per Angelo Napolitano, l'imprenditore napoletano diventato volto notissimo di Tiktok con il suo store di elettronica e telefonia e i suoi forti sconti su iPhone e altri elettrodomestici. Il gip del tribunale di Nola, Gemma Sicoli, ha firmato il decreto che fissa l'udienza preliminare a carico dell'imprenditore, che già da un po' sfoggia i suoi nuovi affari in Egitto, a Sharm el-Sheikh, accogliendo la richiesta di rinvio a giudizio dei pm Francesco Riccio e Anna Musso. Le accuse riguardano due distinte ipotesi di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, contestate all'imprenditore nella sua qualità di legale rappresentante della Am Distribution srl, la società con sede a Casalnuovo di Napoli che opera nel commercio all'ingrosso di telefonia ed elettrodomestici.

Dell'ascesa di Napolitano da commerciante a imprenditore star dei social si è occupata con una lunga ricostruzione giornalistica, nel luglio scorso "Confidential", la trasmissione d'inchiesta di Fanpage trasmessa ogni settimana su Yotutube.

Secondo la ricostruzione della Procura, l'azienda avrebbe mascherato ingenti vendite in nero simulando l'emissione di fatture in regime di inversione contabile, il cosiddetto reverse charge. Parallelamente la merce sarebbe stata offerta al dettaglio a prezzi fortemente scontati. Vi era tuttavia una condizione: quella che il pagamento avvenisse in contanti. Ai clienti veniva consegnata una ricevuta priva di valore fiscale, generata da un software gestionale interno, sufficiente – sempre secondo l'accusa – a giustificare l'uscita dei prodotti dai magazzini senza lasciare traccia negli incassi ufficiali.

Il meccanismo, contestano gli inquirenti, avrebbe permesso di sottrarre al fisco un imposta sul valore aggiunto (l'Iva) a debito di 1,7 milioni di euro per l'anno d'imposta 2023 e di 3,9 mln euro per il 2024. Un totale di 5,7 milioni di euro evasi in due anni, che ha già portato a due sequestri notificati a Napolitano: il primo nel settembre 2025, il secondo lo scorso gennaio, entrambi riconducibili allo stesso filone investigativo. Ad assistere l'imprenditore sono gli avvocati Rocco Maria Spina e Teodoro Reppucci, che hanno già anticipato – lo scrive oggi il quotidiano Il Roma – la linea difensiva: nessuna richiesta di riti alternativi. L'obiettivo è di arrivare al dibattimento e una volta lì contestare punto per punto la ricostruzione della pubblica accusa.

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