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10 Ottobre 2021
11:08

Napoli, ucciso a 19 anni a Secondigliano con 10 colpi: la vittima è Luigi Giuseppe Fiorillo

Ucciso a colpi di pistola a 19 anni a Secondigliano nel cuore della notte. La vittima è Luigi Giuseppe Fiorillo caduto sotto una pioggia di proiettili. Almeno 10 i colpi sparati con una calibro 7,65. L’agguato in via dell’Arco. Il suo corpo è stato trovato a terra senza vita, all’esterno di un circolo ricreativo.
A cura di Pierluigi Frattasi
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Immagine d’archivio
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Ucciso a colpi di pistola a 19 anni a Secondigliano nel cuore della notte. La vittima è Luigi Giuseppe Fiorillo, detto "‘o bit", caduto sotto una pioggia di proiettili. Almeno 10 i colpi sparati con una calibro 7,65, ma secondo le prime ricostruzioni sarebbe stato raggiunto probabilmente solo da 6. L'agguato in via dell'Arco. Il suo corpo è stato trovato a terra senza vita, all'esterno di un circolo ricreativo. Immediatamente è scattata l'indagine della Polizia di Stato – indagini affidate alla Squadra Mobile – alla quale è arrivata la segnalazione, che ha avviato gli accertamenti per fare chiarezza sulla dinamica di quanto accaduto. La salma è stata portata all'istituto di Medicina legale del Secondo Policlinico di Napoli e posta sotto sequestro. Fiorillo, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe originario di via Duca degli Abruzzi e avrebbe anche dei precedenti, secondo la Polizia.

L'agguato mortale si è consumato poco prima della mezzanotte, a pochi passi da un circolo ricreativo di via Cupa Vicinale dell’Arco, nel quartiere nord di Napoli, roccaforte dei Di Lauro. Ancora da chiarire la dinamica di quanto accaduto. Dalle prime ricostruzioni, sembra che Fiorillo fosse in compagnia anche di altre persone, quando è stato sorpreso dai killer. Quando sul posto sono arrivate le forze dell'ordine, però, non hanno trovato nessuno. Non è escluso che i sicari – una o più persone – possano aver sparato da uno scooter per poi dileguarsi velocemente. I colpi sarebbero stati sparati da una pistola semiautomatica calibro 7,65. Sui motivi dell'agguato non si esclude alcuna pista.

Solo pochi giorni fa a Napoli un altro raid omicida ai danni di un giovanissimo. A perdere la vita, in quel caso, Carmine D’Onofrio, ucciso a 23 anni in un agguato nella notte a Ponticelli, nella zona orientale, davanti agli occhi della compagna incinta. Il ragazzo non risultava avere collegamenti con la malavita organizzata. Tra le ipotesi, quella di una vendetta traversale: il giovane è figlio illegittimo del fratello di Antonio De Luca Bossa, alias Tonino ‘o sicco, considerato a capo del clan in guerra coi De Micco.

L'agguato vicino al centro giovanile Larsec

L'agguato è avvenuto a pochi passi dal centro giovanile Larsec di Secondigliano, come racconta uno degli animatori del centro, Vincenzo Strino: "Stanotte a Secondigliano è stato ammazzato un ragazzo di 19 anni fuori ad un circoletto, a 50 metri di distanza dal Larsec. Per questo e perché ho vissuto per 35 anni in quella zona, mi permetto di condividere un ragionamento che da tempo mi perseguita.A Miano si spara ininterrottamente da anni. A San Pietro a Patierno c'è un agguato ogni due mesi. A Secondigliano questo. Insomma, nella Settima municipalità è vero che non si respira il clima della faida degli anni 2000, ma questi morti a cadenza ciclica sono un dato che sembra non fregare a nessuno".

"E non parlo dei giornalisti – aggiunge Strino – non parlo delle istituzioni (ormai è chiaro che reprimere e basta non porta ai risultati sperati nel medio e lungo periodo), mi rivolgo proprio a quelli che fino ad una settimana fa si dichiaravano pronti a lavorare per il territorio, che dicevano di amare il quartiere a prescindere dal risultato elettorale: prendiamoci il quartiere, facciamo rete come avviene in altre municipalità. Abbiamo un tasso d'evasione scolastica tre volte superiore alla media europea, livelli di disoccupazione giovanile da spavento: servono educatori, servono idee, servono persone che occupino fisicamente questi spazi e offrano modelli diversi a chi vede nella criminalità l'unica via possibile. Se quell'esercito di candidati si trasformasse in una schiera di cittadini attivi, un argine contro tutto questo ci sarebbe o, quantomeno, a diciannove anni non si morirebbe con sei colpi nell'indifferenza generale".

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